"Botte dalla baby gang perché gay: la nostra vita è un calvario ovunque"

Stefanesta, 29 anni, si definisce un orgoglioso attivista Lgbt. È stato aggredito sabato sera a Palermo, dove si trova in vacanza con un gruppo di cinque amici da Torino e Bologna, perché era mano nella mano con un ragazzo. In quattro lo hanno accerchiato e lo hanno colpito con calci e pugni in faccia. «È successo a Palermo, una città dove non mi sono sentito accolto, ma episodi simili succedono ovunque, anche a Torino, la mia città». Un episodio condannato anche dalla sindaca Chiara Appendino: «Vigliacca e ignobile violenza».
Stefanesta, cosa è successo a Palermo?
«Eravamo per strada, io e i miei amici. Eravamo in quattro in via Maqueda, un gruppo di ragazzi ha iniziato a insultarci perché io e un altro ragazzo ci tenevamo per mano, forse ci siamo anche dati un bacio, una carezza. Ma non è quello il punto, ma il fatto che ci hanno presi di mira per quello che siamo. Era una via pedonale, piena di gente il sabato sera e ci siamo allontanati per evitare quei ragazzi ma loro ci hanno seguito, mi hanno spinto lontano dagli altri e minacciato con una bottiglia».
Se era una via piena di gente qualcuno è venuto a soccorrervi?
«Nessuno. Questo è molto doloroso. Sembrava di essere su un ring con gli spettatori in torno: tutti a guardare e nessuno a fare niente. Eravamo invisibili, così come diventano invisibili molte aggressioni nei confronti di persone lgbt»
Diceva che Palermo non è diversa da Torino?
«Purtroppo no. Intendiamoci a casa non mi hanno mai aggredito fisicamente, non sono mai finito in ospedale ma non più tardi di due mesi fa, ero a Porta Palazzo, nemmeno tanto distante dal centro e ho dato un bacio a un ragazzo e qualcuno alle nostre spalle ci ha urlato "che schifo", anche quella è violenza, verbale ma pur sempre violenza e intolleranza».
Che direbbe ai ragazzi che l'hanno aggredito se li avesse davanti ora?
«Non sono arrabbiato con loro, ma con una sistema che crea persone come loro. I pugni che ho ricevuto in faccia sono l'educazione di una società dove nelle scuole non si insegna che le persone lgbt esistono e hanno tutto il diritto di esistere, dove la politica che dovrebbe dare risposte tace e dove il ragionamento di chi dice "che schifo" è accettato».
Ha paura adesso?
«Non giro per strada tranquillo, no. Non dopo ieri sera. Subito dopo quello che è successo volevo andarmene e lasciare Palermo. Adesso ho deciso di finire la mia vacanza».
Carlotta Rocci
La Repubblica 31 maggio