giovedì 17 giugno 2021

LO STUPRO E LA VIOLENZA SULLE DONNE :ARMA DI GUERRA

NEL TIGRAI

TIRO AL BERSAGLIO SUI CRISTIANI

Negli stessi giorni degli scontri israelo-palestinese, migliaia di donne, ragazze e bambine venivano stuprate e uccise nella regione del Tigray, in Etiopia settentrionale al confine con l'Eritrea. Come attestano fonti e analisti di politica internazionale, le violenze sessuali sono diffuse e sistematiche, perpetrate come arma di guerra da uomini in uniforme: sono soldati dell'esercito di Addis Abeba e delle truppe eritree, unite contro il fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf). Il conflitto ha provocato la fuga di oltre 63.000 tigrini nelle regioni del Sudan orientale, mentre l'ONU ha confermato che i militari bloccano le vie di comunicazione impedendo la distribuzione di cibo e aiuti nella regione dove ormai l'ottanta per cento della popolazione rischia di morire di fame.

    Una guerra spietata, definita dal patriarca copto della chiesa etiope un vero genocidio. Abuna Mathias, 80 anni, capo della più antica tradizione cristiana dell'intero continente africano, è stato posto agli arresti domiciliari dal governo del premio Nobel per la pace 2018 Abiy Ahmed per aver trasmesso di nascosto un messaggio da Addis Abeba grazie al cellulare del direttore di una ong americana. Ora sta condividendo lo stesso destino del suo omologo eritreo, Abuna Antonios, detenuto dalle 2006 quando osò criticare la svolta autoritaria del regime del dittatore Isayas Afeworki. Nel suo messaggio Mathias ha spiegato che qualunque siano i conti Abiy e Afeworki stanno regolando con gli sventurati tigrini non si spiega perché vogliano spazzare via la gente del Tigray dalla faccia della terra. A rimetterci la vita e i beni sono soprattutto i cristiani. Due patriarchi e altri preti imprigionati, chiese distrutte, migliaia di cristiani torturati. A Roma nessuno si commuove.?


Filippo Di Giacomo, il venerdì, 28 maggio