LA CARTA STAMPATA
di Rodolfo Allasia
Il 5 febbraio di quest'anno sul venerdì (inserto del quotidiano La Repubblica) Curzio Maltese scriveva un articolo che ha destato in me un grande interesse fin dal suo titolo: "Era la stampa bellezza".
Credo che questo giornalista abbia più o meno la mia età e forse è per questo che trovo spesso i miei pensieri coincidenti con i suoi scritti.
Quel giorno l'articolo coincideva con una serie di mie riflessioni che purtroppo recentemente stanno diventando quasi una ossessione con la quale temo di stressare i miei interlocutori; come capita spesso per gli articoli che mi piacciono, ho ritagliato il pezzo e l'ho messo da parte per rileggerlo e convincermi, anche, che le mie riflessioni, se uno come Maltese può pubblicarle sul Venerdì, non sono del tutto fuori luogo.
Ora sono costretto a citare le sue parole per esprimere bene i concetti che voglio scrivere.
Curzio Maltese parla dell'andata in pensione dei linotipisti avvenuta più di cinquant'anni fa e la definisce "la resa degli ultimi guerrieri". I linotipisti erano lavoratori che battevano i tasti di una macchina che trasformava in caratteri di piombo le parole scritte dal giornalista. Era un mondo magico quello per costruire una pagina da stampare e da qui la base di ciò che in momenti successivi avrebbe costituito la pagina del giornale e anche di un libro. La magia era la Linotype, inventata a fine del 1800 e che avrebbe sostituito la stampa con caratteri mobili dal procedimento molto più lento.
Questo procedimento e la stessa Linotype non esistono più ma io ho avuto il privilegio di vederla ancora in azione nella tipografia Clerici che allora aveva sede dove c'è ora il negozio di elettrodomestici di Unieurocity, all'inizio del viale.
Io non facevo quel lavoro, frequentavo le tipografie a causa del mio vizio di disegnare su giornali locali e seguirne poi la stampa su queste pubblicazioni; sarà per questo che sono uno di quelli che lavorano con passione alla pubblicazione di Insonnia scrivendo e disegnando sulle sue pagine e mi intristisco pensando che il nostro mensile sarà, un giorno, forse una delle ultime pubblicazioni periodiche su carta che escono in Racconigi (a meno che il giovane parroco non resista più di noi a stampare il suo bollettino).
Tornando all'articolo di Maltese leggo: "Ormai da almeno un decennio, quando ti invitano ai corsi di giornalismo e scorgi una copia di un giornale spuntare dalla tasca di un ragazzo, ti viene voglia di abbracciarlo. Hanno Internet. Faranno un altro giornalismo. Non so come sarà per gli altri, ma non è il mio."
È vero che i giornali si leggono ormai poco oggigiorno e queste lamentele si leggono su molti periodici e quotidiani che giudicano questo passaggio dalla carta stampata, grazie a procedimenti informatici, ad un genere diverso, come un processo di informazione pericoloso.
Ora si scrive anche sul telefono che è in grado di mandare il tuo articolo direttamente ad un altro aggeggio che trasforma in parole scritte le tue idee. Il telefono che fa queste operazioni lo hanno quasi tutti e quasi tutti possono diffondere le proprie idee. Tutto ciò appare come una conquista democratica ma io penso che non è sufficiente che tutti possano dire la loro opinione per fare di questo un concetto di democrazia; "dicono che sarà molto democratico, ma qualche dubbio è lecito."
Inoltre, come abbiamo saputo, dalla Cina fino a Cuba di questi ultimi tempi per impedire la comunicazione di idee contrarie al governo al potere, espresse attraverso mezzi informatici è stata sufficiente una azione tecnologica governata dall'alto e tutte le voci di opposizione sono state spente.
Come le informazioni si possono trasmettere velocemente, le idee di opposizione si possono far tacere altrettanto velocemente.
E ancora, ciò che viene scritto con i sistemi telematici per la abitudine all'uso veloce di questi mezzi di comunicazione, assume una caratteristica: la sintesi.
Dire in fretta e con poche parole le cose che si vogliono comunicare è diventata una abitudine, lo hanno imparato anche i politici nel rilasciare le loro dichiarazioni e sovente tutto ciò si riduce ad una comunicazione superficiale, come il linguaggio pubblicitario; e la pubblicità serve a vendere.
"L'opinione pubblica non esiste quasi più, sostituita da un pubblico di spettatori che non è in grado di distinguere tra finzione e realtà. Nell'universo della pubblicità, la buona notizia non è quella vera ma quella più suggestiva, quella che si vende meglio."
E il futuro?
Curzio Maltese non è senza speranze anche se sono sparite le Linotype e forse sparirà anche la carta stampata. Lui spera che le nuove generazioni leggano anche i maestri del giornalismo del passato e del presente e portino con sé questo stile nella trasformazione della nobile professione che di sicuro non morirà mai: il giornalismo, che comunque sarà più forte di qualunque spot pubblicitario.
Io spero che anche Curzio Maltese venga ancora a lungo letto dalle nuove generazioni e che il suo modo di scrivere sia di insegnamento a tutti coloro che hanno passione per questa comunicazione anche se scriveranno, col telefono.
Giovani, per favore, non sintetizzate troppo.
(da Insonnia mensile di Racconigi, luglio 2021, pag. 1 e 5)