Cominciamo a parlarne
Se questo è lo strumento preparatorio al sinodo la partita è già compromessa fin dall'inizio.
La parola sinodo è oggi un ritornello con cui la gerarchia gioca la sua sopravvivenza. Deve farne un utilizzo che non sconfessi il suo potere "sacro" e patriarcale.
Una crescente, per quanto minoritaria, parte del popolo di Dio ha acquisito la consapevolezza che tra sinodalità e gerarchia è impossibile una reale convivenza.
La sinodalità non è destrutturazione del corpo ecclesiale, ma una sua nuova strutturazione.
Essa non è l'ombra delle democrazie moderne, né una qualche generica modalità di partecipazione.
Essa esprime, esige e cerca le modalità concrete con cui realizzare la condivisione delle scelte. Non esiste un muro divisorio tra una chiesa che decide e una chiesa priva di potere deliberativo. Il popolo di Dio vuole superare la ecclesiologia e la prassi del potere consultivo per diventare veramente "ecclesia", cioè assemblea deliberativa.
Il documento preparatorio è pieno di retorica, ma questo parlare che glissa sui nodi reali evidenzia la paura che il popolo di Dio smetta di essere un disciplinato e obbediente consulente della gerarchia. Tutto il discorso sull'ascolto delle varie componenti del popolo di Dio non riesce nemmeno a nascondere la manovra che ribadisce e lascia intero il potere decisionale della gerarchia.
Questo è il nodo che bisogna sciogliere, questa è la conversione evangelica che occorre compiere.
Il resto è retorica. Tornerò più dettagliatamente sui vari "passaggi" di questo documento "irenico", retorico, evasivo.
Franco Barbero