mercoledì 16 marzo 2022

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fede e resistenza

 




SECONDA PARTE

 

Franco Barbero

LA NOSTRA VITA INTERROGA LA BIBBIA: LA PAROLA CHE FONDA LA RESISTENZA_12


C) DEUTEROISAIA: capp. 40-55

 

Si tratta dei capitoli 40-55 del libro del Profeta Isaia. Questo sconosciuto autore e profeta dell'esilio è un appassionato cantore della fede come speranza e resistenza. È questa speranza in Jahvè che opererà di nuovo le meraviglie dell'Esodo, che ricreerà il suo popolo, che rende possibile resistere nei giorni amari dell'esilio. È il libro della consolazione: già si vede una strada nel deserto e si sentono i canti di gioia dei liberati che tornano festanti a Gerusalemme. Il Profeta, anch'egli immerso nella condizione dell'esule, apre uno spiraglio, un anticipo dei domani che il Signore regalerà al suo popolo. La liberazione del popolo è la «cosa nuova» che Dio compie (43, 19) e «come fate a non accorgervi che essa già germoglia?». (43, 19). Il potere di Babilonia che ora tiene schiavo il popolo, non ha un futuro di fronte alla volontà e alla forza liberatrice del Dio di Israele.

Il profeta, ricordando le antiche azioni salvifiche di Dio, risuscita la speranza nel «suo braccio». Ecco perché il popolo deve e può sperare e resistere.

 

La figura di Mosè, in qualche modo, è quella che riassume tutte le possibilità espresse e tutti i messaggi contenuti nelle «parabole profetiche della resistenza».


(continua 20,  18 marzo: Franco Barbero "Mosè: il liberatore e il profeta idealizzato")