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CONTRIBUTI AL SINODO
DELLA CHIESA CATTOLICA
(continua "Contributo a cura della Comunità di base di via Città di Gap a Pinerolo")
Riflessione rispetto al questionario sul Sinodo
Vorrei una chiesa formata da donne e uomini di Buona Volontà dotati di purezza interiore talmente innamorati degli insegnamenti d'Amore, di Saggezza, di Verità praticati e lasciati da Gesù Cristo da accogliere e coinvolgere gioiosamente tutte e tutti coloro che si sentono intimamente chiamati.
Una chiesa semplice, innocua con un Cuore pulsante che mette al primo posto l'Amore, la Verità, la Saggezza, l'Innocuità, la Giustizia, La Bellezza, l'Armonia; che accoglie, accompagna, sostiene favorisce la fioritura delle coscienze, la consapevole scoperta e pratica della propria interiore Divinità.
Amey Massarenti - Pinerolo 10 marzo 2022
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1) La nostra Comunità di base è aperta. Ne fanno parte diverse decine di persone. Ma ogni celebrazione, ogni incontro di preghiera e di lettura e riflessione sui testi biblici accoglie sempre anche altre persone.
Non ci sono persone escluse. Tutti sono benvenuti e ognuno trova il suo spazio nelle diverse attività in comune.
I laici e le donne, indipendentemente dalla loro età, dalle loro esperienze e dalla loro formazione, condividono tutte le attività comunitarie e sono invitati a curare la scelta delle preghiere, delle meditazioni. Tutto avviene nella totale libertà di contribuire, nei modi e nei tempi che ciascun membro della comunità ritiene più adeguato alla propria sensibilità e preferenza.
2) Il confronto e l'ascolto avvengono costantemente in tutte le occasioni di incontro comunitario. Al di là delle assemblee comunitarie, ogni celebrazione, gruppo di lettura biblica o incontro di approfondimento sono accompagnati da uno o più spazi di discussione in cui tutte le opinioni sono ascoltate e discusse, senza preclusioni.
3) La preghiera, la celebrazione, la lettura, il commento dei testi biblici e la discussione aperta e partecipata orientano il cammino della comunità. Le decisioni comuni sono prese dopo avere ascoltato le opinioni di tutte le persone che intervengono nella discussione. Le occasioni di incontro comunitario di preghiera e le celebrazioni coinvolgono tutta la comunità. Spesso vi partecipano persone che non fanno direttamente parte della comunità, ma sono semplicemente interessate ad avere un contatto più diretto. La partecipazione attiva è la norma. Anche nella celebrazione, la preparazione del canone, la scelta delle preghiere, il lavoro di riflessione sui testi biblici coinvolgono la comunità nel suo insieme. Il commento alle letture nella celebrazione si arricchisce spesso del contributo di persone che partecipano anche per la prima volta.
4) La comunità di base nasce dal desiderio collettivo di percorrere insieme un cammino di fede. La diversità è una risorsa, perché permette di arricchire la visione individuale e di conoscersi meglio tra gli individui che costituiscono la comunità. La mia esperienza personale nella Comunità di base di Pinerolo è di appena due anni. In questo periodo non è capitato di incontrare difficoltà causate da divergenze di opinione. Le differenze che sono emerse sono sempre state discusse attraverso l'ascolto e il chiarimento. Le posizioni sono state espresse con l'intento di comprendersi reciprocamente.
Gli obiettivi e le attività sono discussi nelle assemblee comunitarie e alle volte in appendice ai gruppi biblici. Si individua la disponibilità individuale a contribuire ad un certo progetto e ci si organizza in gruppi che collaborano alla realizzazione del progetto. Le frequenti occasioni di incontro rappresentate dai gruppi di lettura biblica e le celebrazioni consentono di essere tutti a conoscenza dello sviluppo dei progetti e di discuterne anche i dettagli in corso di realizzazione.
La Comunità è incontro di percorsi individuali che si arricchiscono. Ogni sua attività è dovuta all'interesse di crescere insieme. La definizione di autorità è piuttosto lontana dal sentimento di fondo e dal naturale modo di operare per obiettivi che nascono in comune e si sviluppano in comune.
Nella Comunità i ministeri sono condivisi. Tutti sono invitati a contribuire alle attività alle quali si sentono di potere contribuire con le proprie idee e le proprie preferenze. L'assunzione di responsabilità è nell'incrociare i nostri cammini individuali e percorrere la strada insieme. La struttura della Comunità consente, attraverso le frequenti assemblee comunitarie, di gestire le attività sulla base delle risorse, disponibilità, abilità individuali messe a disposizione degli obiettivi.
5) La collaborazione è sistematica in tutte le occasioni in cui si presenta un'opportunità di svilupparla. Lo scambio è una ricchezza, ed è una parte importante della realtà della Comunità di base. Intrecciare un percorso di fede non può non portare all'incontro con esperienze confessionali diverse e anche esperienze al di fuori del mondo cristiano. Le collaborazioni sono di vario tipo. In questi due anni ho potuto, in alcuni incontri, venire direttamente a contatto con l'esperienza e la visione di rappresentanti di Chiese Evangeliche e dell'Ebraismo su tematiche di spiritualità e di fede. Le differenze sono state piuttosto fonte di riflessione arricchente che di difficoltà.
6) Una tematica che ho molto a cuore è quella della relazione tra la comunità di fede e la Chiesa. Credo che la Chiesa debba essere l'espressione della comunità. Le strutture delle parrocchie sembrano una dotazione a servizio della comunità. Questo sovverte totalmente la relazione. Se la Chiesa esiste prima della comunità, sembra possibile ipotizzare che la Chiesa possa esistere anche senza la comunità. Ho l'impressione che questo sia un segno di un problema fondamentale che può generare disinteresse nelle persona che interagiscono con la Chiesa senza bisogno di costruire la Chiesa.
Una seconda tematica che andrebbe discussa è quella della crescita insieme e come realizzarla nella Chiesa. Se la Chiesa è la concreta realizzazione di una vitale esperienza collettiva, essa deve radicarsi nell'interazione comunitaria, deve essere basata anche sulla lettura comune delle scritture e sulla discussione aperta di tematiche concrete, di fede, di spiritualità. La responsabilità di ciascuno deve essere quella di portare la propria esperienza e condividerla senza fare differenze tra i membri della comunità. Escludere i laici e le donne dalla preparazione delle celebrazioni e dalla guida di gruppi di lettura e interpretazione biblica ha il potenziale per creare delusione e disinteresse.
Più in generale, una tematica da affrontare senza paura e preclusioni è quella della crescita della Chiesa verso una maturità adulta. C'è una Chiesa escludente che non riesce ancora ad abbracciare la realtà naturale, complessa, della diversità che definisce completamente la persona umana; si ferma timorosa a due sole facce dell'identità sessuale. Questa Chiesa non può essere molto più di una realtà settaria e forse anche minoritaria. Una Chiesa espressione di una comunità (come secondo me deve essere per forza di cose) non può essere così, spaventata di se stessa. L'insegnamento di amore e fraternità che ci ha lasciato Gesù, calato nella realtà del nostro tempo, potrebbe coniugarsi con l'esclusione o addirittura la negazione della persona umana, di qualsiasi persona umana?
…lo scopo di questo Sinodo non è di produrre altri documenti. Piuttosto, intende ispirare le persone a sognare la Chiesa che siamo chiamati a essere, a far fiorire le speranze, a stimolare la fiducia, a fasciare le ferite, a tessere relazioni nuove e più profonde, a imparare gli uni dagli altri, a costruire ponti, a illuminare le menti, a riscaldare i cuori e a rinvigorire le nostre mani per la nostra missione comune.
[Dal Vademecum per il sinodo sulla sinodalità.]
La chiesa che ho sognato è l'espressione di una comunità. Mette a fuoco gli individui, ne sostiene ed alimenta lo sforzo verso la loro completa realizzazione secondo le proprie possibilità e aspirazioni. La chiesa mette a frutto tutte le risorse dei membri della comunità, tutte le capacità, le abilità, i doni che ciascuna persona ha in sé, e li alimenta (e sostiene) senza esclusioni. E come potrebbe essere altrimenti? La chiesa è l'espressione della comunità e quindi ne deve rispecchiare le speciali e uniche caratteristiche.
Gli animatori della vita di fede della comunità, della chiesa, devono esprimerne interamente la realtà, la diversità, l'unicità. La chiesa deve essere celebrazione, preghiera, ma anche costruzione, interazione, crescita individuale e collettiva.
La chiesa che sogno deve interrogarsi sulla fede, sulla religione, deve stimolare la lettura delle scritture e la discussione di come esse risuonino in ciascuna persona.
La chiesa deve interrogarsi collettivamente sullo sviluppo della tradizione, della dottrina, del magistero, conoscerne l'evoluzione nel tempo, il contesto, le ragioni. Così la fede può diventare adulta e la comunità e la sua chiesa può davvero camminare nella direzione della consapevolezza ed essere efficace nel comunicare il senso della fiducia, la fede, che costituisce la trama dell'interazione di persone diverse, libere e compagne di cammino.
Sergio Speziale
(continua)