- 13 -
CONTRIBUTI AL SINODO
DELLA CHIESA CATTOLICA
"L'imbroglio sinodale"
Nella chiesa diocesana di Aosta dal dicembre del 1988 al settembre del 1993, la RAI Radio Televisione Italiana- Sede Regionale della Valle d'Aosta immediatamente raccolse in un cahier molto oscurato "soprattutto dialoghi di approfondimento, che Tullio Omezzoli conduce con personalità di sicura rilevanza in campo cattolico protestante". (Gianni Bertone- Presentazione) Dopo le interviste a Luigi Sartori, Enzo Bianchi e Sergio Quinzio compare quella a Franco Barbero, sempre a cura di Tullio Omezzoli.
Il cahier fu intitolato "Se Il popolo di Dio prende la parola", e pubblicato a cura di Tullio Omezzoli (gennaio 1994).
Qui, Guido Piovano pubblicherà sul mio blog, valutando se in una o due volte, l'intera mia intervista. Sono trascorsi quasi 40 anni e purtroppo i problemi reali della nostra chiesa sono ancora tutti sul tappeto. Questa mia intervista non aveva nessuna intenzione denigratoria o di rottura, ma voleva essere una messa in guardia dal pericolo di fare di un sinodo un'occasione perduta, anzi un "imbroglio vero e proprio", lasciando immutato il quadro istituzionale e dogmatico.
Non è il rischio che corriamo anche se, nell'ottobre - novembre 2022, il Sinodo generale della Chiesa Cattolica Romana si chiuderà senza chiare scelte evangeliche?
Spero che i sinodi in corso e ormai in fase terminale rivelino e annuncino una svolta, ma ho voluto, con questa riedizione mettere l'accento sui giochi nefasti tuttora possibili.
Tutto per amore del vangelo e delle Chiese cristiane.
Franco Barbero, animatore di comunità di base
T.O. - Chi sta vivendo il Sinodo, per esempio come noi in Valle d'Aosta, chi l'ha vissuto negli anni passati, lo ha colto come un momento forte. E di fatto un momento forte lo è, così com'è una novità, rispetto ai Sinodi precedenti, il fatto che un'assemblea composta in maggioranza di laici sia chiamata a pronunciarsi su temi pastorali che una volta erano riservati al clero se non alla gerarchia. Lei avverte questa come una novità?
Franco BARBERO - Io non dubito che coloro i quali hanno partecipato e partecipano stanno vivendo un momento addirittura fortissimo. Ma quello che trovo nei documenti, se posso con tutto garbo esprimerlo, è merce trita e ritrita. Secondo me siamo alla solita marmellata cristiana. In questi vostri documenti sinodali non ho trovato sostanzialmente quasi nulla, a livello teologico, che il Concilio non abbia meglio anticipato, e con maggior pathos asserito.
T.O. - Lei, parlando di novità assenti all'interno del Sinodo, si riferiva a due soggetti diversi: al Sinodo come tipo di organizzazione, come macchina, e al Sinodo come contenuti teologici.
Franco BARBERO - Io credo che il primo elemento da tenere in conto, e su questo dò una valutazione certamente molto positiva, è il contributo delle persone: le persone che vengono mobilitate per un Sinodo, in genere, partecipano con grande cuore: questo è un dono di Dio alla Chiesa; ma l'istituzione ecclesiastica frena, e sciaguratamente conduce sempre all'ovile, sinodalmente, questi grandi doni dello Spirito di Dio. Ora, io distinguerei: le persone che si radunano per il confronto, il popolo cristiano, e anche, segnatamente, il popolo cattolico, è pieno di persone degnissime, di persone di onestissima volontà: questo lo intendo sottolineare vigorosamente; ma il peso dell'istituzione, che opera ad imbuto e filtra tutto, è tragico, e negatore della libertà.
T.O. - Io vorrei sapere se Lei non riconosce nel fatto che l'azione pastorale di una Diocesi venga affidata o delegata, su iniziativa del vescovo, sicuramente, e con la sanzione finale del vescovo - ma venga affidata ad un processo assembleare, di discussione, sincera, entusiasta, appassionata, polemica: in questo Lei non vede un elemento di cambiamento, in cui si supera la vecchia logica gerarchica?
Franco BARBERO - Mah, io ho le mie perplessità. Queste sono le classiche metamorfosi della potenza sacerdotale: ieri dominava con il bastone, oggi cambia il modo di governo e di dominio. Ma io vengo a degli esempi, teologicamente rilevanti: guardi un po' tutto questo discorso ampio e certamente sincero che viene fatto nel documento finale del Sinodo di Aosta, sulla comunione ecclesiale. Qui la comunione è sempre una comunione gerarchica: ciò che conta è quel che il gerarca poi decide; è questa la tragedia: bisogna passare da organi consultivi ad organi decisionali: non c'è un supervisore decisionale, dev'essere l'assemblea che decide. Tutto questo discorso sulla comunione ecclesiale è una grande mistificazione. Io ho l'impressione che in nome della comunione si voglia chiedere sempre obbedienza.
T.O. - Le potrebbero fare notare che in realtà c'è una differenza di funzioni, in quanto c'è una differenza di servizi all'interno di una medesima comunità. C'è una gerarchia, ma è una gerarchia di servizio e non di autorità.
Franco BARBERO - Quanto mi piace questa sua ingenuità.
T.O. - Ah, è una buggeratura? La ringrazio dell'informazione
Franco BARBERO - Mah, vorrei tanto crederlo anch'io, questo. Ma il servo dei servi di Dio è sempre stato un imperatore, e Wojtyla sta a dimostrarlo. Sì, son belle parole, certo l'amore... - ma noi che cosa non abbiamo fatto in nome dell'amore? Io convengo, quando Lei dice che c'è una gerarchia che può essere un servizio. Ma se non si destruttura il potere la gerarchia rimane non servizio. C'è anche il nostro cuore: se noi abbiamo delle strutture che ci danno potere, il nostro cuore si affeziona al potere, e io non mi ritengo migliore degli altri; in certe strutture sarei anch'io schiavo di questo potere.
T.O. - Non crede invece, come si legge nel Purgatorio di Dante, che il cuore non si acquieti mai, e tanto meno là dove si ha il potere? Lei non pensa che il Papa concepisca una estrema umiltà per il fatto di essere al vertice di questa macchina?
Franco BARBERO - Posso essere molto dantesco, ma, vede, il mio cuore non si è acquietato di fatto. A me dà buona speranza quello che Lei dice, che il Papa abbia personalmente le doti di umiltà; io non ho intenzione di denigrare né il Papa né Ratzinger. Ma le buone intenzioni, anche di Hitler, mi interessano fino ad un certo punto: sono i fatti che contano; le buone intenzioni stanno davanti a Dio. Noi nella storia dobbiamo attenerci ai fatti, e il fatto che Hitler avesse buone intenzioni nemmeno Lei me lo può negare. Io devo vedere che l'operato è stato strutturalmente, politicamente oppressivo.
T.O. - Il quadro teologico dei Sinodi, in cui si muove il lavoro sinodale, è modificato rispetto al tradizionale quadro teologico cattolico?
Franco BARBERO - Io ho notato un atteggiamento delle persone, che mi è molto piaciuto: ad esempio, dove si dice che la Chiesa non è sola a cogliere i segni del Regno di Dio, la Chiesa che deve anche imparare, imparare a guardare, a discernere; ecco questa è una novità teologica di sostanza, che secondo me ha un grande futuro, è che dovrebbe essere sviluppata di più. Tutto il resto invece mi pare compaginarsi nella vecchia teologia addirittura tridentina. E vorrei anche fare un po' il provocatore, nel senso che ha etimologicamente la parola latina, cioè chiamare verso qualcosa: ma dove sono le voci delle donne, in questa Chiesa maschilista che continua a dettare, imperversare, ad opprimere e a negare la pari opportunità? ma, le vogliamo prendere sul serio queste voci? dove sono le donne qui, che fanno un po' di protesta, un po' di ribellione? Solo per citare un esempio.
T.O. - Le donne hanno partecipato in buon numero alla formazione del documento sul quale Lei si pronuncia così severamente, o allora erano donne condizionate pesantemente, o autocondizionate, diciamo, dal modello maschilista.
Franco BARBERO - La peggiore censura è l'autocensura.
T.O. - Lei parlava del quadro tridentino. Una delle cose che colpisce molto nell'agire sinodale e nei documenti che escono dai Sinodi, come in quello aostano che stiamo esaminando, e la minimizzazione della componente sacerdotale. Il sacerdote si nasconde: la sua sacerdotalità, il fatto che lui consacri, e per questo sia sacerdote, viene messo da parte: si parla di specificità di servizi. La stessa parola cattolico non si sente mai, si sente cristiano. Questo, secondo Lei, è un progresso, è una moda, è una evoluzione soltanto linguistica, o che cos'è?
Franco BARBERO - Devo proprio dire ciò che penso. Secondo me, i sacerdoti s'occultano, si nascondono, quando hanno sacerdotalizzato tutta la Chiesa. È in atto un processo di clericalizzazione: ci sono più laici che parlano da clerici, che non sacerdoti che si proclamano tali. Questo è il grande rischio.
T.O. - Questo è molto grosso, don Barbero. In poche parole, secondo Lei, i Sinodi sarebbero il prodotto di un'infezione, di una epidemia di clericalizzazione diffusa, che consiste nella propagazione dei costumi, degli atteggiamenti clericali, che sarebbero stati diffusi in tutte queste assemblee.
Franco BARBERO - Certo, sostengo esattamente questo. Perché il nostro processo è che il laicato, cosiddetto, non ha preso coscienza; che è irritum, invalido, evangelicamente invalido ciò che non è deciso assemblearmente. Il fatto che esista un laicato che non metta in crisi strutturalmente questo impianto, è segno che il laicato si è clericalizzato, o è rimasto clericale.
T.O. - Non è che noi vogliamo arrivare con questo a smantellare i fondamenti del cattolicesimo?
Franco BARBERO - No - guardi, io sono un innamorato della mia Chiesa - ho esagerato un po', le voglio quel tanto di bene: spero di innamorarmi solo dell'evangelo; ma si tratta di passare da una struttura gerarchica ad una struttura ministeriale. Non sarò certo io a negare l'esigenza di ministeri nelle chiese; ma altro è il ministero, altro è la gerarchia. Io posso anche capire che per una certa fase possa anche aver rivestito una qualche funzione una struttura gerarchica; ma ora questa è superata, dal cammino del popolo; è soltanto una ragione di potere, una ragione di conservazione dogmatica, che fa equivalere ministero e sacerdozio.
T.O. - Il popolo che Lei evoca in questo modo, esiste?
Franco BARBERO - Questo è un grande problema; ma io vorrei fare a Lei una domanda: se continuiamo sulla strada di questo clericalismo, esisterà domani? Bisognerà pur cominciare a farlo esistere.
T.O. - E io allora voglio farLe un'altra domanda: la Chiesa è destinata, secondo Lei, a sopravvivere come struttura, e come tale forse a soffocarsi, o è destinata a vivere soltanto morendo, cioè dissolvendosi nel sociale?
Franco BARBERO - Non credo a questo sciogliersi nel sociale: io in questo sono molto d'accordo col cardinale Ratzinger; sono in qualche modo un discepolo di Barth. Io credo che sia fondamentale l'annuncio dell'azione gratuita di Dio nel mondo, e questo è uno dei punti sui quali non sono d'accordo, pur impegnandomi nel sociale, con coloro i quali riducono il messaggio di Gesù alla sola prassi di liberazione. Io sono un cultore della preghiera, dell'ascolto della parola di Dio. Possa cadere la Chiesa come struttura di potere, ma la comunità che prega, che crede, che ascolta la parola, che testimonia l'evangelo, io credo che sarà mantenuta dall'azione di Dio: perché ha una sua funzione di servizio al Regno. Sciogliere la Chiesa nel sociale, secondo me, è vederla soltanto come una funzione di prassi. La Chiesa ha un compito gratuito, di annuncio, di cui Dio si serve.
(continua)