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CONTRIBUTI AL SINODO
DELLA CHIESA CATTOLICA
(continua "L'imbroglio sinodale")
T.O. - Una delle parole chiave dei lavori e dei documenti sinodali è il Regno. È interessante leggere, in alcuni documenti, come questo Regno sia visto come una cosa che c'è, che si preannuncia adesso, ma che in un certo senso si registra, si realizza, si esperimenta, e che piano piano si costruisce come per un processo di accumulazione. È evangelico? È profetico? È ingenuo? Che cos'è?
Franco BARBERO - Credo che sia uno di quei fiori di ingenuità che appassionano anche il mio cuore. Se c'è un'originalità di Gesù, io la vedo in questo: che Gesù certo ha tenuto aperto l"orizzonte del Regno, però ha ribadito molto che un pezzo, se posso esprimermi così, un frammento di Regno, dev'essere oggi qui. Nel documento del Sinodo di Aosta c'è un afflato di questa presenza del Regno, e io la condivido; c'è un'attenzione per gli emarginati, per gli ultimi, per i deboli, per i quali si vuole non tutto subito, ma qualcosa subito: e questa mi sembra che è un'istanza del Regno, che qualcosa davvero cambi. Quando la speranza viene restituita tutta al futuro c'è anche il rischio di tradurla in illusione.
T.O. - Il limite di questa rappresentazione del Regno, l'ingenuità, non sta nel vederlo già realizzabile qui, ma nell'immaginare che proceda per un processo di accumulazione lineare. Questo è molto ingenuo, perché la verità, la realtà di tutti i giorni è una smentita plateale di tutto questo.
Franco BARBERO - In questo c'è un'eredità conciliare: il Concilio stesso aveva questa visione. Oggi noi fortunatamente, anche se dolorosamente, abbiamo visto che la storia è molto più zigzagante di quanto i nostri sogni mettessero in cantiere.
T.O. - E questo zigzagare della storia non incoraggia a proiettare nel futuro, che poi è sbagliato chiamare futuro perché può essere tra pochi secondi - proiettare al momento della parusia la realizzazione del Regno, essendo la parusia... lo lascio dire a Lei che è sacerdote.
Franco BARBERO - Io non faccio tanto calcoli; io direi: noi mettiamoci tutto il combustibile che abbiamo, accogliamo la proposta di Dio, i tempi li conosce Dio. Io sono assai restio a questi calcoli teologici; secondo me, ad ogni donna, ad ogni uomo credente è richiesto di vivere il suo tempo fidandosi di Dio. La risposta è quella di Gesù: solo il Padre conosce il tempo e l'ora. E questo secondo me è fondamentale: le Chiese legittimamente si interrogano sui tempi, ma Dio ha un orologio che è diverso dal nostro. E l'immagine della parusia evidentemente è un grande immaginario biblico, che vuol dire l'enigma dei tempi.
T.O. - Diciamo a proposito di enigmi, visto che usiamo una parola greca e non tutti sono grecisti, che la parusia è il ritorno in gloria di Gesù Cristo. Io trovo che se c'è un rimprovero da fare alla Chiesa cattolica, di cui sono una piccolissima e inservibile rotella, è che non tenga abbastanza presente questa parusia; non tanto che non ne calcoli la data, come fanno certe comunità cristiane o sedicenti tali, che fanno veramente delle alchimie numeriche sulla data della parusia, ma che proprio non la metta in calendario, non abbia l'aspirazione a questo rivolgimento, a questo svelamento in cui la storia, il nostro essere, il nostro perché avrà una spiegazione.
Franco BARBERO - Posso dirle un po' maliziosamente che la Chiesa cattolica mette in calendario la nuova evangelizzazione, che è una parola dolce per celare una verità squallida: la conquista del mondo. Dietro a questa parola c'è la tragica speranza di diventare la grande istituzione religiosa che conquista il mondo. Ho paura che a livello gerarchico sia questo un sogno molto diffuso.
T.O. - I Sinodi non agiscono propriamente in vaso chiuso: si muovono bensì nell'ambiente, diciamo, cattolico, ma non parlano soltanto a se stessi, non è il loro un discorso che si chiude su se stesso, ma che cerca interlocutori fuori del proprio ambito. Secondo Lei, un discorso così concepito come i documenti che Lei ha letto e citato, può veramente essere ascoltato e muovere qualche cosa all'interno della società?
Franco BARBERO - Io me lo auguro, nel senso che l'imprevedibilità del linguaggio è sempre ampia; e poi c'è anche la storia dei cuori umani. Però ho notato, nell'ultima redazione del documento aostano, che si è fatto di tutto per parlare al pio popolo: mentre nel precedente strumento di lavoro non figurava tutta la dogmatica mariana, la si è inserita di nuovo - e diciamo pure: questo è un devozionalismo mariano che a me sta un po' pesante sul cuore; si è inserita tutta un'altra dogmatica, trinitaria, classica: ma per parlare, secondo me, bisogna anche trovare parole nuove; ma non la novità per la novità: perché nuovi sono i soggetti, nuovi sono i problemi. Le faccio degli esempi concreti: dove si è parlato del divorzio, dell'aborto: tutto viene visto come il punto del male. Io non ho così tante certezze, non è tutto così chiaro; io temo che un discorso così, non solo non parli agli esterni, ai non addetti ai lavori, ma divida il popolo credente. Come è ancora possibile dire, a coloro che sono divorziati: partecipate al culto e privatevi dell'eucarestia? ma come si può oggi? La cena del Signore è il luogo della partecipazione. Riesaminiamo questi problemi, abbiamo il coraggio: perché qui si tratta di parole nuove per analisi nuove di vissuti e di problemi; noti che io non invito a nessun libertinaggio, ma ad una responsabilità ecclesiale, che abbia il coraggio di prendere di petto i problemi che le donne e gli uomini oggi ci pongono. Io temo, ed è un rischio che corriamo tutti, che questi linguaggi restino ecclesiastici.
T.O.- Questo documento, parlo della redazione finale del documento del Sinodo di Aosta, si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà e si propone una nuova evangelizzazione: con due lati, verso la Chiesa stessa, sinceramente o ipocritamente, crediamo che sia sinceramente, e verso il mondo: perché viviamo in una società che è non solo laicizzata, ma anche scristianizzata. Ora, il problema è questo: Lei pensa che cambiando linguaggio, cambiando modo di avvicinare i problemi della gente comune, si possa addivenire ad una nuova evangelizzazione?
Franco BARBERO - Io penso che il metodo sia quello di Gesù: per parlare, bisogna entrare nei problemi della gente; e i problemi della gente sono la difficoltà ad amare, a gestire la sessualità, a vincere l'egoismo, a riscoprire la gioia dell'ascolto della parola, a dividere il pane. Ma bisogna entrare più concretamente, stare dal di dentro. Qui mi pare che la Chiesa, a livello gerarchico, ha preso determinate posizioni, detto brutalmente, non le vuole mollare, e chiede al gregge di tornare nei ranghi. Ma il gregge nei ranghi non torna, perché i problemi sono altri.
T.O. - Io ho l'impressione invece che il gregge, che è uscito dalla Chiesa cattolica, o che non c'è mai entrato, entri piuttosto in altri ranghi, che abbia un grosso bisogno di devozioni, o di certezze religiose, o di spiritualità spiccia, o di aspettative calcolate e premeditate: Lei non ha la sensazione che il ricupero del religioso avvenga attraverso le vie spicce, quelle vie spicce che il cristianesimo ordinariamente rifiuta?
Franco BARBERO - Sono molto d'accordo con Lei su questo; ma il nostro compito non è quello di offrire il santuario della Madonna, il viaggio a Medjugorje: è quello di offrire una fede robusta, che miri all'essenziale: bisogna anche educare alla fede. Allora sono d'accordo con Lei che nascono nuovi ovili, che sono anche nuove idolatrie; e nel documento del Sinodo di Aosta alcune vengono onestamente ricordate e anche considerate con attenzione. Però, se non sogniamo una Chiesa imperiale multitudinista (alla quale, io mi auguro, non è necessario tornare), per parlare in verità bisogna entrare nel merito di questi discorsi ai quali alludevo prima; non bisogna offrire contentini; bisogna però prendere sul serio le difficoltà che le donne e gli uomini di oggi hanno. Ma, come si fa ad essere così attenti all'umanità, e poi dire dell'aborto, dei separati, quello che qui si continua a dire? Ma viviamo con la gente: non si può credere che una persona, che ha tragicamente dovuto affrontare la realtà dell'aborto, sia chissà chi. Non si può, a mio avviso, negare che qualche volta è umanamente necessaria, alla luce della coscienza umana, una decisione di aborto. E non è detto che sia antievangelico, si fa quel che si può. Io ritengo che le cose siano più complesse, e che bisogna avere il coraggio di entrare dentro questi problemi; altrimenti arriviamo alle posizioni oppressive che Wojtyla ha assunto riguardo alle donne della ex-Jugoslavia.
T.O. - Uno dei punti che costituiscono il momento forte delle assemblee sinodali sono le liturgie: l'attività sinodale è considerata attività liturgica: si apre sempre con una solenne liturgia, processionale o eucaristica, e si conclude anche con una liturgia; e ci sono dei momenti liturgici anche durante l'assemblea. Ora, il problema che si può porre, e di fatto è stato posto in assemblea ad Aosta, è questo: che cos'è che fa la comunità? È la liturgia che la fa essere, o viceversa è la comunità che rende liturgiche le operazioni, gli atti della liturgia?
Franco BARBERO - Possono essere vere le due dimensioni. Quello che è fondamentale, secondo il mio piccolo cammino di fede, è che non si abbandoni l'esperienza della preghiera, della gratuità. E sono molto d'accordo che il popolo credente deve manifestare pubblicamente e coralmente la propria fede. Io nella mia comunità insisto perché la preghiera sia uno dei gesti - che non è il tutto della fede, ma uno dei momenti che la esprime più corposamente. Nella preghiera c'è il massimo di gratuità; e di questo sono molto contento, e ritengo che questo sia sufficientemente illustrato, Ciò che ho visto un po' smarrito e un po' sperso, nel documento aostano, è invece il corpo della parola di Dio: non esiste qui dentro una vera teologia della parola. Sì, ci sono poi alcune citazioni che nel documento finale sono state aggiunte: ma manca una elaborazione della centralità della parola di Dio. Ma qui la ragione è comprensibile: bisogna spodestare un po' di gerarchie, perché al centro ci sia la parola di Dio; è ancora povera la riflessione sulla parola di Dio. Le nostre comunità hanno bisogno di proteine bibliche, e questo è ciò che manca di più: sì c'è qualche citazione, ma non si vede, dietro un documento di questo genere, una comunità che tutto l'anno legge la parola di Dio. È qui la radice, è qui la sorgente; bisogna appassionarsi alla parola di Dio: se non c'è quello, arrivano le gerarchie, e insomma: sono surrogati.
T.O. - Un'ultima domanda. C'è mai stato, o c'è, il pericolo o la speranza che questi Stati Generali delle Chiese locali si risolvano in assemblee costituenti? Cioè, è mai possibile che i Sinodi prendano il sopravvento sulla gerarchia e ribaltino la situazione attuale?
Franco BARBERO - Ah, come sarebbe bello; ma ho l'impressione che questo sia il compimento del Regno di Dio. Siamo così lontani da questo orizzonte, perché sono ancora Sinodi molto governati, quasi, a volte prefabbricati nelle conclusioni. Lei pensi che cosa è stato il Sinodo romano, di altro genere, per i vescovi olandesi: tutto prefabbricato, tutto già combinato. Allora il nostro sperare è certo pieno di audacia, ma è proprio necessario alimentare molto questo orizzonte della responsabilità. Io mi auguro che questo avvenga: ma sarebbe davvero una Chiesa del quinto millennio: speriamo che questo avvenga.
fine