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LA TRATTA ATLANTICA
LO SCHIAVISMO IN ETÀ MODERNA
Un testo di Alessandro Piccioni (*)
23 agosto: «Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione».
(continua)
Dalla proibizione della tratta all’abolizione della schiavitù
Nel 1802 Napoleone revocò la soppressione della schiavitù. I neri e le piantagioni erano moneta sonante: non si poteva rinunciare ad essi in nome di principi astratti e ormai tramontati. Le violenze in corso nella colonia fornivano poi un argomento per giustificare la decisione napoleonica e in Francia c’era chi le rinfacciava agli abolizionisti: i neri erano immaturi per la libertà, la loro liberazione scatenava istinti selvaggi.
Erano le stesse obiezioni dei fautori inglesi della schiavitù. Nel 1793, quando era sembrato che il movimento abolizionista fosse a un passo dalla vittoria, era stata proprio la rivolta a Saint-Domingue a spaventare i parlamentari, nonostante gli schiavisti fossero ormai in minoranza nella società della rivoluzione industriale, che preferiva il lavoro salariato a quello servile. E poi l’abolizione giacobina aveva impresso sull’antischiavismo un segno di radicalismo rivoluzionario tutt’altro che gradito ai conservatori. In realtà, al di là delle ideologie, erano in gioco grandi interessi. Sembrava assurdo che si dovesse abolire lo schiavismo quando la tratta produceva guadagni mai raggiunti, quando la rovina delle piantagioni francesi faceva crollare l’offerta e impennare il prezzo dello zucchero, mentre i nordamericani stavano ampliando l’area della colonizzazione e delle piantagioni e si poteva prevedere un’espansione della domanda di schiavi.
Si dovette attendere qualche anno, ma il risultato fu ancora più rilevante di quello che gli abolizionisti avevano sperato, perché il movimento aveva fatto breccia anche negli Stati Uniti. Nel 1806 il Parlamento britannico approvò a schiacciante maggioranza una risoluzione che invitava il governo a prendere «misure efficaci per l’abolizione del commercio africano degli schiavi». Il 2 marzo 1807 un decreto del presidente americano Thomas Jefferson proibì la tratta dal primo gennaio 1808. Tre settimane dopo anche Londra approvò una legge che metteva al bando il traffico degli schiavi, proibendolo alle navi, ai sudditi e ai porti del regno. Poi la tratta fu dichiarata reato anche se praticata da stranieri, la costa africana fu pattugliata per impedirla e venne avviata un’intensa azione diplomatica, fatta di pressioni e trattati bilaterali, perché fosse vietata anche dalle altre nazioni. Nel giro di pochi anni l’Inghilterra si era trasformata da massima trafficante di schiavi nel paese guida di una crociata contro i negrieri.
Il risultato era importante, ma la partita decisiva era ancora da giocare. Intanto occorreva che tutti gli Stati approvassero leggi contro la tratta e prevedessero strumenti di repressione. Ma ciò non era sufficiente. Il problema centrale era costituito dal permanere in aree molto vaste delle Americhe di sistemi produttivi interamente fondati sulla schiavitù. Finché questo nodo non fosse stato sciolto il problema sarebbe rimasto aperto e la tratta, spostandosi sul terreno della clandestinità, avrebbe mantenuto ampie dimensioni.
La fine della schiavitù nei territori britannici arrivò soltanto nel 1833, con un atto – in vigore dal 1834 – che
contemporaneamente avviò un processo di graduale emancipazione dei neri liberati. Un altro passo fu compiuto con la seconda abolizione della schiavitù nelle colonie francesi (1848). Ma si dovette attendere l’emancipazione dei neri degli Stati Uniti, con la vittoria nordista nella guerra di secessione (1865), e la fine dello schiavismo a Cuba e in Brasile (1886 e 1888) per interrompere il circuito tra schiavitù e economia delle piantagioni. Ed è solo alla fine del secolo che fu stroncato, a fatica, il ramo della tratta controllato dagli arabi. L’Africa era in ginocchio e ormai preda della spartizione coloniale.
Non si sa esattamente quali siano state le reali dimensioni della tratta. Non si sa quanti milioni di africani, nei quattrocento anni dello schiavismo moderno, siano stati strappati dai loro villaggi per essere portati, come bestie, al di là dell’Atlantico. Un calcolo prudente ipotizza dieci o undici. Non si sa quanti uomini siano stati uccisi durante le incursioni dei razziatori, quanti siano morti lungo le marce di trasferimento, o prima dell’imbarco, o durante la traversata. Certamente altri milioni. Fu una tragedia immane, che investì drammaticamente, in vario modo, la storia di tre continenti e lasciò segni profondi, dal sottosviluppo al razzismo.
Un punto è certo: non si trattò di un incidente di percorso nel quadro di un’evoluzione verso il progresso altrimenti tranquilla e lineare. Al contrario: tratta e schiavitù sono state, con il colonialismo, l’altra faccia dei meccanismi della crescita sociale ed economica dell’Europa.
MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio.
Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.
La redazione – abbastanza ballerina – della bottega TRATTO
DAL BLOG DI DANIELE BARBIERI
Tutte le
immagini che illustrano l’articolo sono tratte dall’archivio fotografico di
Alessandro Piccioni (https://www.
(*) testo
ripreso da https://www.diatomea.net
Con questa sezione l'articolo è completo,
lo potete ora sfogliare per intero al link che segue:
https://www.sfogliami.it/fl/
(fine)
