"E il fatto che l'ebraismo abbia con canonizzato un Tenak a più voci, e la chiesa una Bibbia che consiste nel Primo e Secondo Testamento, sta a significare che la pluralità e la pluriformita del canone riflettono la ricchezza gloriosa e drammatica dell'agire di Dio.
E' una pluralità che fa trasparire la complessità della vita e che ci offre tutta una serie di figure di speranza e di ricerca di Dio.
Ci sono momenti in cui Giobbe e Qohelet esprimono la "parola che Dio proferisce", o quando una parabola di Gesù o la testimonianza della sua risurrezione ci porta salvezza, - ma anche altri in cui tante voci si uniscono in una possente orchestra, per affascinare l'intera comunità.
Ed è proprio questa multiformità della parola di Dio, come risuona nel Primo Testamento, a preservare noi cristiani dal rischio di cadere nella miopia "cristologica" e in un’ ecclesiologia di corto respiro.
Ed è quella che ci invita a diffidare da ogni sistematizzazione affrettata. Non esiste una chiave capace di aprire tutte le dimensioni della vita di fronte a Dio e con Dio, ma soltanto le diverse chiavi delle diverse testimonianze bibliche, tenute insieme dall'anello del canone offerteci dalla benevolenza divina".
Erich Zenger, Il Primo Testamento, la Bibbia ebraica e i cristiani, Queriniana ed, pag.213-214