sabato 1 ottobre 2022

 

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Ma questo Gesù... sempre da scoprire!

 

DORANNA: Ma tu sembri mettere in dubbio che Gesù è onnipotente.

FRANCO: Hai proprio ragione. Gesù, essendo l'Inviato di Dio nel senso che è uno di noi comuni mortali, che però Dio ha scelto per una missione unica e particolare, non è necessariamente un essere onnipotente. Egli partecipa, in tutto e per tutto, della nostra limitatezza ed impotenza. Non bisogna confondere Dio, il Padre, con Gesù. Questa distinzione va tenuta ben ferma. Per quel che riesco a capire, Gesù è destituito di onnipotenza assoluta. Gesù può fare tutto ciò per cui Dio l'ha scelto; tutto ciò per cui Dio gli dà la forza.

FRANCA: Ti dirò francamente che questo Gesù senza onnipotenza davvero mi può interessare ed essere vicino perché io non potrei mai e poi mai pensare di diventare discepola di uno che è onnipotente. Uno che muore, ma sa già, fin nei dettagli, come e quando risorgerà, uno che può guarire al solo tocco i ciechi e i sordi, che risuscita i morti e risolve qualunque problema e difficoltà con un tocco magico o con una parola, come potrebbe essere da me seguito? Se invece il Vangelo mi dice che la volontà di Dio è stata vissuta appieno proprio da un essere impotente e debole come me, allora posso tentare di mettermi su questa strada.

FRANCO: E non credere che questo sia un Gesù «più facile». Infatti se l'uomo Gesù, debole come noi, ha compiuto la scelta che ha compiuto solo perché ha accolto fino in fondo la chiamata di Dio, allora... non ci sono più scuse per noi. Ora tocca a noi rispondere come lui alla volontà del Padre.

SERGIO: Però, sinceramente, qualche volta pensare ad un Gesù che fa miracoli magicamente... mi fa piacere!

FRANCO: Ci fa piacere o comodo? Non significa forse rivolgerci ad un Gesù che ci risolve magicamente, con un bel miracoletto, i nostri problemi e ci dispensa dall'assumere fino in fondo le nostre responsabilità? Dio non dà ai suoi figli l’onnipotenza, nemmeno ai suoi inviati, ma li accompagna con la sua mano, li sostiene con la sua forza, li sorregge con la sua speranza. Poi vuole che siamo noi ad assumere fino in fondo, nel lungo e tortuoso cammino della liberazione, tutte le nostre responsabilità. Ti accorgi quanto è più «scandalosa», ma insieme affascinante, questa fede?



GRAZIA: Tutto questo ha conseguenze molto dense e profonde per la nostra vita di ogni giorno come cristiani, discepoli di Gesù?

FRANCO: Mi pare proprio di sì. Innanzitutto è scandaloso dire che la manifestazione di Dio, cioè il suo Figlio, è un uomo terribilmente fragile, uno che sarà sconfitto. Ma questa è la «sconcertante novità» del messaggio evangelico. Il Dio che non sta dalla parte dei faraoni e dei potenti si manifesta nella carne di un uomo perdente, povero, sconfitto. Noi vorremmo una fede gloriosa, vittoriosa, una fede che sfonda, che passa di trionfo in trionfo. Invece... Gesù, colui che incarna la vera fede in Dio, colui che vive la sua volontà, non è assolutamente un essere glorioso, un uomo che ha successo! Ma c’è di più. Mi sembra che una fede «miracolosa» autorizzerebbe in noi una pericolosa tentazione: quella di spingerci sempre verso qualche «padre», qualche «potente», qualche «mago» che risolva per noi i problemi. Siamo sempre tentati di usare Dio come tappabuchi e la fede in lui come sostitutiva del nostro impegno.

COSTANZA: Sto scoprendo, da un po' di tempo, che davvero i miracoli in senso magico o nel senso dei gesti onnipotenti, probabilmente non esistono. Se vogliamo cambiare i rapporti tra di noi, cambiare questa società non fraterna, non ci resta che la via della responsabilità. Forse allora il miracolo in senso vero avviene quando noi, ascoltando il messaggio biblico e mettendoci sulla strada di Gesù, non ci tiriamo indietro e perseveriamo nella speranza e nell'impegno. Sai, Franco, che per me il più grande miracolo è appunto perseverare. Trovo che la gente parte, è sensibile, incomincia, poi però si stanca tanto presto e molla. Lo constato a scuola e un po' dovunque. Per me uno che per tutta la vita abbia fiducia in Dio, non ritiri il suo impegno e non si lasci stancare nei tempi lunghi, costui è un miracolo vivente.

FRANCO: Non è forse in questo senso, non in singoli atti di onnipotenza e di magia, che tutta la vita di Gesù è un miracolo reso possibile dall'aiuto di Dio? Ma... bisogna esser impotenti per fare questo miracolo e scoprire Dio che  è all’opera nel mondo e in noi. È lui che rende possibile  questo.

LUISA: Dunque, quando leggiamo di brani che ci parlano del Dio che viene in aiuto al popolo che soffre, che colpisce il faraone, che fa prodigi magici e improvvisi, dobbiamo forse intendere che il Signore ha fatto nascere nei poveri e negli sfruttati la voglia di lottare, di organizzarsi, di cercare con tutti i mezzi di combattere l’ingiustizia. Poi, quando si stancavano, ha risuscitato la loro speranza.

GIANNI: E... soprattutto li ha resi perseveranti..., è sorgente di perseveranza.

FRANCO: Anch'io leggo così quelle pagine bibliche e la  penso proprio così, anche perché in me e nella storia del  mondo e delle nostre comunità, Dio non è forse Colui che  ci risveglia, ci rimette in cammino, ci dà fortezza e speranza? Certo che Dio è libero di manifestarsi come vuole e io devo essere attento, come una sentinella, per cogliere tutti i guizzi o le tracce della sua presenza. E sovente è come un ladro: arriva nella notte. Voglio dire che sovente i segni di Dio sono proprio là dove noi non li aspettiamo. Non crediamo di averlo compreso esaurientemente con queste riflessioni: sarebbe una bestemmia! Lasciamo a Dio intatta la sua libertà di agire anche in mille altri modi. Non dobbiamo credere che l’azione di Dio coincida con le nostre interpretazioni che sono sempre dei tentativi di «farci una idea». Esse sono sempre parziali e riduttive. Una cosa, comunque, è certa: chi incontrò in profondità Gesù incontrò la salvezza. Proprio la salvezza di Dio raggiungeva le persone attraverso le parole e le azioni di Gesù. I miracoli sono anche il racconto di questa esperienza dell'amore di Dio che, tramite Gesù, salva. Questi racconti  vogliono «provocare» oggi in noi lo stesso incontro «salvifico» con la persona di Gesù per aprire i nostri cuori alla  salvezza di Dio.

CARLA: Quando sento dire «salvezza» mi si drizzano un po' le orecchie come se risentissi una di quelle parole evanescenti e misteriose che, per dire tutto, non indicano nulla di preciso. Questa però è solo la prima impressione. Infatti, se situo il concetto di salvezza all'interno delle riflessioni che stiamo ora compiendo, mi accorgo che non si tratta affatto di una realtà impalpabile. Anzi, salvezza indica, se capisco bene, l’azione di quel Dio che vuole il nostro bene concreto, la nostra felicità. É il Dio della vita che ci porta salvezza. Per me salvezza comprende senso della vita, salute, libertà, conversione, superamento dei limiti, vittoria sui mille volti e risvolti del peccato, vittoria sulla morte, promessa della «compagnia» di Dio durante il nostro cammino di donne e di uomini. Come si può dire che la salvezza non è una «cosa» concreta?

 

 (continua)