ADISTA 18 Febbraio 2023
AUTO-REFERENZIALE: IL "SELFIE" DELLA
CHIESA ITALIANA ALLA TAPPA EUROPEA DEL SINODO
di Luca Kocci
PRAGA-ADISTA - All'appuntamento della Tappa continentale europea del Sinodo dei vescovi in corso a Praga, la Chiesa italiana si presenta con un contributo non particolarmente incisivo, che mette in luce alcuni aspetti problematici emersi dalla cosiddetta <<fase di ascolto>> - che, informa la CEI, <<ha visto coinvolte più di 500.000 persone in 50.000 gruppi e una rete di 400 referenti diocesani>>, ma elude molte questioni sensibili e propone delle <<priorità>> piuttosto generali e generiche.
Il documento di sintesi, redatto dai referenti diocesani del Cammino sinodale, esordisce con una premessa decisamente positiva, all'insegna del <<noi crediamo>>: crediamo <<nella bellezza del cammino sinodale>>, in un <<tessuto pastorale fatto di tutte le componenti del popolo di Dio>>, <<nel vento dello Spirito che ha rimesso in moto comunità stanche provate dalla pandemia>>. Si nota tuttavia, fra le righe, la constatazione che il cammino sinodale italiano sta procedendo a più velocità e a macchia di leopardo, come del resto Adista ha più volte rilevato: i vescovi infatti, <<superando le resistenze iniziali>> - cioè il fatto che forse questo Sinodo non lo volevano proprio, nonostante le insistenze di papa Francesco - hanno poi <<saputo coinvolgersi nel cammino, anche se non tutti allo stesso modo>>.
La seconda parte del documento è ugualmente entusiastica e si sofferma sulle <<intuizioni ed esperienze significative>> del cammino sinodale fin qui percorso: la <<centralità dell'esperienza>>, che <<ha ribaltato gli schemi dei nostri discorsi, del nostro modo di procedere, ha ridato freschezza e profondità alle nostre riflessioni pastorali e teologiche, allo stesso linguaggio rendendolo più limpido e coinvolgente>>; poi <<l'ascolto dei cosiddetti lontani, di quanti hanno preso le distanze dalla comunità ecclesiale o si sentono ai margini di essa per porsi con loro la domanda sulla Chiesa>>, in qualche diocesi coinvolgendo anche <<i fratelli delle altre confessioni cristiane>> o <<i credenti di altre tradizioni religiose>>; ma soprattutto <<la riscoperta della dignità battesimale e della comune responsabilità che ne deriva per l'edificazione e la missione della Chiesa>>.
Per trovare qualche spunto realmente interessante bisogna andare alla terza parte del documento, dedicata alle <<questioni>> e agli <<interrogativi>>. La sintesi redatta dai referenti diocesani rileva infatti che ci sono diverse <<rigidità da superare: modi di intendere l'esercizio dell'autorità troppo verticistici, forme di clericalismo a vario livello (e non solo tra i presbiteri), dimenticando che quando una cosa riguarda tutti va discussa con tutti>>. Inoltre <<si fa fatica a riconoscere i carismi per poterli rimettere in circolo>>, in un rapporto piuttosto problematico sia <<con le famiglie religiose>> - cioè gli ordini e le congregazioni -, sia con le associazioni e i movimenti ecclesiali: <<ci si trova dinanzi - si legge nel documento - più che a "mutue relazioni" a "mute relazioni", ossia alla non conoscenza e valorizzazione reciproca>>. E poi <<si fa fatica a tenere il passo sulla via che è Cristo, a leggere insieme il tempo presente con le sue sfide, ad assumersi insieme la responsabilità per il mondo. La chiesa appare spesso come autoreferenziale, incapace di leggersi nel contesto più ampio e di lasciarsi scuotere da esso.
A fronte di questa diagnosi non proprio esaltante, le <<priorità>> da affrontare contengono diverse omissioni - se per esempio si denuncia il <<clericalismo>>, perché poi non viene indicato in maniera esplicita e puntuale? - e sono comunque declinate in maniera piuttosto generale e generica: <<il grande tema della corresponsabilità (in una prospettiva non funzionalistica)>>; la <<ministerialità della chiesa e la ministerialità nella chiesa>>, ripensando <<il compito e l'identità del presbitero>>; <<il ruolo delle donne>>; <<la qualità delle relazioni nella vita della Chiesa>>; <<il primato della Parola e la centralità dell'Eucaristia>>; <<l'educazione alla fede e la formazione vocazionale>>; <<il dialogo con le culture>>.
Per gli esiti occorrerà attendere le conclusioni della tappa continentale (in corso di svolgimento mentre questo fascicolo di Adista va in stampa), a cui per l'Italia partecipano mons. Antonio Mura (vescovo di Nuoro), mons. Valentino Bulgarelli, suor Nicla Spezzati e Giuseppina De Simone (più altri 10 delegati a distanza, attraverso una piattaforma on line: Paolo Verderame, Lucia Capuzzi, Gioele Anni, Chiara Griffini, Pierpaolo Triani, che fanno parte del Comitato nazionale del Cammino sinodale, e i teologi don Vito Mignozzi, don Francesco Zaccaria, Stefano Tarocchi, Livio Tonello, Fausto Arici). Dal 10 al 12 febbraio arriva a Praga anche il presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, per partecipare ai lavori riservati ai presidenti delle Conferenze episcopali che si ritroveranno per <<rileggere collegialmente l'esperienza sinodale vissuta a partire dal loro specifico carisma e ruolo>>.
I prossimi appuntamenti italiani saranno poi riunione del Comitato nazionale (24-25 febbraio) e un incontro nazionale a Roma dei referenti diocesani del Cammino sinodale (11-12 marzo). In vista dell'Assemblea generale della CEI del 22-25 maggio. <<Il nostro percorso - ha spiegato monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato del Cammino sinodale - sta continuando, l'obiettivo è far sì che il Cammino proceda il più possibile respirando la vita delle Chiese locali>> per arrivare all'Assemblea di fine maggio <<con una mappa di temi emersi e condivisi nel biennio dell'ascolto, per poi individuare quei nodi pastorali concreti sui quali portare l'attenzione dell'intero popolo di Dio>>.
CHIESA ITALIANA ALLA TAPPA EUROPEA DEL SINODO
di Luca Kocci
PRAGA-ADISTA - All'appuntamento della Tappa continentale europea del Sinodo dei vescovi in corso a Praga, la Chiesa italiana si presenta con un contributo non particolarmente incisivo, che mette in luce alcuni aspetti problematici emersi dalla cosiddetta <<fase di ascolto>> - che, informa la CEI, <<ha visto coinvolte più di 500.000 persone in 50.000 gruppi e una rete di 400 referenti diocesani>>, ma elude molte questioni sensibili e propone delle <<priorità>> piuttosto generali e generiche.
Il documento di sintesi, redatto dai referenti diocesani del Cammino sinodale, esordisce con una premessa decisamente positiva, all'insegna del <<noi crediamo>>: crediamo <<nella bellezza del cammino sinodale>>, in un <<tessuto pastorale fatto di tutte le componenti del popolo di Dio>>, <<nel vento dello Spirito che ha rimesso in moto comunità stanche provate dalla pandemia>>. Si nota tuttavia, fra le righe, la constatazione che il cammino sinodale italiano sta procedendo a più velocità e a macchia di leopardo, come del resto Adista ha più volte rilevato: i vescovi infatti, <<superando le resistenze iniziali>> - cioè il fatto che forse questo Sinodo non lo volevano proprio, nonostante le insistenze di papa Francesco - hanno poi <<saputo coinvolgersi nel cammino, anche se non tutti allo stesso modo>>.
La seconda parte del documento è ugualmente entusiastica e si sofferma sulle <<intuizioni ed esperienze significative>> del cammino sinodale fin qui percorso: la <<centralità dell'esperienza>>, che <<ha ribaltato gli schemi dei nostri discorsi, del nostro modo di procedere, ha ridato freschezza e profondità alle nostre riflessioni pastorali e teologiche, allo stesso linguaggio rendendolo più limpido e coinvolgente>>; poi <<l'ascolto dei cosiddetti lontani, di quanti hanno preso le distanze dalla comunità ecclesiale o si sentono ai margini di essa per porsi con loro la domanda sulla Chiesa>>, in qualche diocesi coinvolgendo anche <<i fratelli delle altre confessioni cristiane>> o <<i credenti di altre tradizioni religiose>>; ma soprattutto <<la riscoperta della dignità battesimale e della comune responsabilità che ne deriva per l'edificazione e la missione della Chiesa>>.
Per trovare qualche spunto realmente interessante bisogna andare alla terza parte del documento, dedicata alle <<questioni>> e agli <<interrogativi>>. La sintesi redatta dai referenti diocesani rileva infatti che ci sono diverse <<rigidità da superare: modi di intendere l'esercizio dell'autorità troppo verticistici, forme di clericalismo a vario livello (e non solo tra i presbiteri), dimenticando che quando una cosa riguarda tutti va discussa con tutti>>. Inoltre <<si fa fatica a riconoscere i carismi per poterli rimettere in circolo>>, in un rapporto piuttosto problematico sia <<con le famiglie religiose>> - cioè gli ordini e le congregazioni -, sia con le associazioni e i movimenti ecclesiali: <<ci si trova dinanzi - si legge nel documento - più che a "mutue relazioni" a "mute relazioni", ossia alla non conoscenza e valorizzazione reciproca>>. E poi <<si fa fatica a tenere il passo sulla via che è Cristo, a leggere insieme il tempo presente con le sue sfide, ad assumersi insieme la responsabilità per il mondo. La chiesa appare spesso come autoreferenziale, incapace di leggersi nel contesto più ampio e di lasciarsi scuotere da esso.
A fronte di questa diagnosi non proprio esaltante, le <<priorità>> da affrontare contengono diverse omissioni - se per esempio si denuncia il <<clericalismo>>, perché poi non viene indicato in maniera esplicita e puntuale? - e sono comunque declinate in maniera piuttosto generale e generica: <<il grande tema della corresponsabilità (in una prospettiva non funzionalistica)>>; la <<ministerialità della chiesa e la ministerialità nella chiesa>>, ripensando <<il compito e l'identità del presbitero>>; <<il ruolo delle donne>>; <<la qualità delle relazioni nella vita della Chiesa>>; <<il primato della Parola e la centralità dell'Eucaristia>>; <<l'educazione alla fede e la formazione vocazionale>>; <<il dialogo con le culture>>.
Per gli esiti occorrerà attendere le conclusioni della tappa continentale (in corso di svolgimento mentre questo fascicolo di Adista va in stampa), a cui per l'Italia partecipano mons. Antonio Mura (vescovo di Nuoro), mons. Valentino Bulgarelli, suor Nicla Spezzati e Giuseppina De Simone (più altri 10 delegati a distanza, attraverso una piattaforma on line: Paolo Verderame, Lucia Capuzzi, Gioele Anni, Chiara Griffini, Pierpaolo Triani, che fanno parte del Comitato nazionale del Cammino sinodale, e i teologi don Vito Mignozzi, don Francesco Zaccaria, Stefano Tarocchi, Livio Tonello, Fausto Arici). Dal 10 al 12 febbraio arriva a Praga anche il presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, per partecipare ai lavori riservati ai presidenti delle Conferenze episcopali che si ritroveranno per <<rileggere collegialmente l'esperienza sinodale vissuta a partire dal loro specifico carisma e ruolo>>.
I prossimi appuntamenti italiani saranno poi riunione del Comitato nazionale (24-25 febbraio) e un incontro nazionale a Roma dei referenti diocesani del Cammino sinodale (11-12 marzo). In vista dell'Assemblea generale della CEI del 22-25 maggio. <<Il nostro percorso - ha spiegato monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato del Cammino sinodale - sta continuando, l'obiettivo è far sì che il Cammino proceda il più possibile respirando la vita delle Chiese locali>> per arrivare all'Assemblea di fine maggio <<con una mappa di temi emersi e condivisi nel biennio dell'ascolto, per poi individuare quei nodi pastorali concreti sui quali portare l'attenzione dell'intero popolo di Dio>>.