giovedì 2 marzo 2023

DAL PERU' IL POPOLO E LA CHIESA VOGLIONO POTER ESERCITARE IL VOTO

ADISTA - 18 Febbraio 2023

PERU': CHIESA E POPOLO VOGLIONO IL VOTO.
IL CONGRESSO NO

di Eletta Cucuzza

LIMA-ADISTA - Dolorosa situazione di stallo sociale e istituzionale in Perù. Non si fermano le manifestazioni di protesta, iniziate a dicembre dopo la destituzione da parte del parlamento del presidente Pedro Castillo, per l'indizione di nuove immediate elezioni e la convocazione di un'Assemblea costituente. L'ultima massiccia dimostrazione di piazza, convocata per il 9 febbraio dalla Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP), intende dare inizio a uno sciopero generale illimitato perché <<Dina Boluarte e il Congresso della Repubblica se ne vadano immediatamente in quanto irresponsabili>> e perché si proceda all'elaborazione di una nuova Carta costituzionale. I lavoratori sono scesi per le strade in molte città (la manifestazione è il corso mentre scriviamo), malgrado il giorno precedente il Ministero del Lavoro abbia dichiarato <<improcedente>> (abusiva) l'iniziativa per non osservanza di requisiti previsti per legge quali: <<l'oggetto o lo scopo dello sciopero, la volontà collettiva dei lavoratori rientranti nell'ambito dello sciopero>>, <<la preventiva comunicazione al datore di lavoro (...)>>, <<il mancato assoggettamento ad arbitrato della contrattazione collettiva>>.

Cara poltrona...
   Se Boluarte, che ha assunto la presidenza in quanto vice di Castillo, ha una grande parte di popolo contro, certamente non sta nemmeno incontrando il favore del Parlamento. Il quale ha infatti bocciato entrambe le proposte da lei presentate per anticipare le elezioni - prima al 2024, e poi nell'ottobre di quest'anno - andando in qualche modo incontro alle richieste della cittadinanza.
   Non è andata meglio ai deputati, di destra e di sinistra: ben 15 analoghe proposte sono state rinviate al mittente, con la motivazione che la scadenza della legislatura è nel 2026, essendo stati eletti, il Congresso e Pedro Castillo, nel 2021. Motivazione che è un <<pretesto (...) per rimanere fino al 2026>>, secondo Boluarte  che con queste parole - e con l'affermazione: <<esigo che si riconsideri la votazione di anticipare le elezioni>> - aveva sfidato e diffidato i congressisti al momento di consegnare loro, il 17 dicembre scorso, la seconda proposta per nuove elezioni. 
   Articolata la proposta, comunque respinta dal Parlamento ma la più vicina ai clamori di piazza, del congressista Jaime Quito (di Perù Libre, lo stesso partito di Castillo e Boluarte) che preconizzava le elezioni per la seconda domenica del prossimo luglio, la scadenza degli attuali deputati il 29 settembre e della presidente il 30 settembre e, sempre per la seconda domenica di luglio il referendum sull'eventuale assemblea costituente. Nel caso di una vittoria del sì, l'assemblea andrebbe convocata entro 90 giorni.

I vescovi ai congressisti: vi decidete o no?
   In tanto immobilismo istituzionale, non tacciono certo i vescovi, i cui interventi si susseguono dall'inizio della crisi. Il 3 febbraio hanno indirizzato una <<lettera aperta ai membri del Congresso della Repubblica>>, un duro richiamo in pochi punti. Ricordano innanzitutto ai deputati che <<l'impegno e la responsabilità di ogni membro del Congresso è quello di mettere in pratica buona politica, contribuendo a dare stabilità, governabilità e, soprattutto benessere e tranquillità a tutto il paese>>. Poi picchiano sull'incapacità di ascolto di chi siede nell'aula: <<I nostri fratelli di tutto il Perù, di cui siete loro rappresentanti al Congresso, vi interpellano. Voi li conoscete? Avete sentito le loro richieste? Girate lo sguardo e ascoltate il grido di tutto il popolo peruviano>>. E passano a dettare l'agenda: <<E' urgente che prendiate la decisione di anticipare le elezioni per salvaguardare le nostre istituzioni democratiche e generare condizioni per un dialogo veramente vincolante nelle regioni a livello nazionale, al fine di affrontare le agende politiche e sociali prioritarie>>. Suona come un richiamo anche l'ultimo punto: <<Il popolo sovrano - affermano i vescovi - ha il diritto di decidere del destino di nostra patria attraverso elezioni trasparenti ed eque a rinnovare i poteri esecutivo e legislativo>>.