ADISTA - 18 Febbraio 2023
PERU': CHIESA E POPOLO VOGLIONO IL VOTO.
IL CONGRESSO NO
di Eletta Cucuzza
LIMA-ADISTA - Dolorosa situazione di stallo sociale e istituzionale in Perù. Non si fermano le manifestazioni di protesta, iniziate a dicembre dopo la destituzione da parte del parlamento del presidente Pedro Castillo, per l'indizione di nuove immediate elezioni e la convocazione di un'Assemblea costituente. L'ultima massiccia dimostrazione di piazza, convocata per il 9 febbraio dalla Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP), intende dare inizio a uno sciopero generale illimitato perché <<Dina Boluarte e il Congresso della Repubblica se ne vadano immediatamente in quanto irresponsabili>> e perché si proceda all'elaborazione di una nuova Carta costituzionale. I lavoratori sono scesi per le strade in molte città (la manifestazione è il corso mentre scriviamo), malgrado il giorno precedente il Ministero del Lavoro abbia dichiarato <<improcedente>> (abusiva) l'iniziativa per non osservanza di requisiti previsti per legge quali: <<l'oggetto o lo scopo dello sciopero, la volontà collettiva dei lavoratori rientranti nell'ambito dello sciopero>>, <<la preventiva comunicazione al datore di lavoro (...)>>, <<il mancato assoggettamento ad arbitrato della contrattazione collettiva>>.
IL CONGRESSO NO
di Eletta Cucuzza
LIMA-ADISTA - Dolorosa situazione di stallo sociale e istituzionale in Perù. Non si fermano le manifestazioni di protesta, iniziate a dicembre dopo la destituzione da parte del parlamento del presidente Pedro Castillo, per l'indizione di nuove immediate elezioni e la convocazione di un'Assemblea costituente. L'ultima massiccia dimostrazione di piazza, convocata per il 9 febbraio dalla Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP), intende dare inizio a uno sciopero generale illimitato perché <<Dina Boluarte e il Congresso della Repubblica se ne vadano immediatamente in quanto irresponsabili>> e perché si proceda all'elaborazione di una nuova Carta costituzionale. I lavoratori sono scesi per le strade in molte città (la manifestazione è il corso mentre scriviamo), malgrado il giorno precedente il Ministero del Lavoro abbia dichiarato <<improcedente>> (abusiva) l'iniziativa per non osservanza di requisiti previsti per legge quali: <<l'oggetto o lo scopo dello sciopero, la volontà collettiva dei lavoratori rientranti nell'ambito dello sciopero>>, <<la preventiva comunicazione al datore di lavoro (...)>>, <<il mancato assoggettamento ad arbitrato della contrattazione collettiva>>.
Cara poltrona...
Se Boluarte, che ha assunto la presidenza in quanto vice di Castillo,
ha una grande parte di popolo contro, certamente non sta nemmeno
incontrando il favore del Parlamento. Il quale ha infatti bocciato
entrambe le proposte da lei presentate per anticipare le elezioni -
prima al 2024, e poi nell'ottobre di quest'anno - andando in qualche
modo incontro alle richieste della cittadinanza.
Non è andata meglio ai deputati, di destra e di sinistra: ben 15
analoghe proposte sono state rinviate al mittente, con la motivazione
che la scadenza della legislatura è nel 2026, essendo stati eletti, il
Congresso e Pedro Castillo, nel 2021. Motivazione che è un
<<pretesto (...) per rimanere fino al 2026>>, secondo
Boluarte che con queste parole - e con l'affermazione: <<esigo
che si riconsideri la votazione di anticipare le elezioni>> -
aveva sfidato e diffidato i congressisti al momento di consegnare loro,
il 17 dicembre scorso, la seconda proposta per nuove elezioni.
Articolata la proposta, comunque respinta dal Parlamento ma la più
vicina ai clamori di piazza, del congressista Jaime Quito (di Perù
Libre, lo stesso partito di Castillo e Boluarte) che preconizzava le
elezioni per la seconda domenica del prossimo luglio, la scadenza degli
attuali deputati il 29 settembre e della presidente il 30 settembre e,
sempre per la seconda domenica di luglio il referendum sull'eventuale
assemblea costituente. Nel caso di una vittoria del sì, l'assemblea
andrebbe convocata entro 90 giorni.
I vescovi ai congressisti: vi decidete o no?
In tanto immobilismo istituzionale, non tacciono certo i vescovi, i
cui interventi si susseguono dall'inizio della crisi. Il 3 febbraio
hanno indirizzato una <<lettera aperta ai membri del Congresso
della Repubblica>>, un duro richiamo in pochi punti. Ricordano
innanzitutto ai deputati che <<l'impegno e la responsabilità di
ogni membro del Congresso è quello di mettere in pratica buona politica,
contribuendo a dare stabilità, governabilità e, soprattutto benessere e
tranquillità a tutto il paese>>. Poi picchiano sull'incapacità di
ascolto di chi siede nell'aula: <<I nostri fratelli di tutto il
Perù, di cui siete loro rappresentanti al Congresso, vi interpellano.
Voi li conoscete? Avete sentito le loro richieste? Girate lo sguardo e
ascoltate il grido di tutto il popolo peruviano>>. E passano a
dettare l'agenda: <<E' urgente che prendiate la decisione di
anticipare le elezioni per salvaguardare le nostre istituzioni
democratiche e generare condizioni per un dialogo veramente vincolante
nelle regioni a livello nazionale, al fine di affrontare le agende
politiche e sociali prioritarie>>. Suona come un richiamo anche
l'ultimo punto: <<Il popolo sovrano - affermano i vescovi - ha il
diritto di decidere del destino di nostra patria attraverso elezioni
trasparenti ed eque a rinnovare i poteri esecutivo e
legislativo>>.