sabato 27 aprile 2024

DIO CHE SPRIGIONA DALL’UMANO

P. Saluto all’assemblea

G. Siamo qui con la voglia di camminare ancora insieme. I nostri percorsi sono molto diversi e manifestano la ricchezza multicolore della realtà, del mondo. Siamo diversi ma amiamo incontrarci di nuovo per raccontarci, liberi di scegliere di cambiare ancora, per pregare insieme e per fare memoria dell’insegnamento di Gesù. La nostra realizzazione passa attraverso l’amare la vita pienamente, essere capaci di

donare reciprocamente qualcosa di noi, manifestare quel riflesso di Dio che è dentro di noi e farlo entrare nel mondo.

 

Momento di silenzio

 

Letture bibliche

 

Marco 1, 12-13

E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

 

Luca 4, 13

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

Matteo 4, 17

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.

 

Marco 14, 35- 36

Pregava se fosse possibile passare via da lui quell’ora e diceva: “Abba! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu”.

 

Luca 22, 42-44

Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra.

 

ESSERE UMANI PER DIVENTARE DIVINI (riflessione di Luigino)

Ho scelto questi versetti perché sono quelli che, uscendo dai Vangeli, per me, manifestano e simboleggiano maggiormente l’umanità di Gesù in due momenti della sua vita, cruciali e difficili, tali da mettere in ombra, se non dimenticare, la sua divinità ereditata come persona, a immagine e somiglianza di Dio.

Due momenti: uno all’inizio della sua predicazione con il battesimo e l’andata nel deserto, l’altro alla fine della sua vita, nell’oscura notte del Getsemani dove Dio è assente. Entrambi ci presentano un Gesù uomo con tutte le sue fragilità umane, ma con la sua potenzialità divina, non “come voglio io”. E’ un io che si dona e non che subisce, perché poteva rifiutarsi; lo si capisce dalla richiesta, non voleva morire, quindi una scelta consapevole e nemmeno di ubbidienza, ma un darsi all’altro, al Padre. Trovo significativo come Gesù inizia la sua attività decidendo di essere un predicatore itinerante del regno dei cieli, e come la sua vita viene fatta concludere su una croce, non per sacrificio, ma per libera scelta donata come testimonianza. In questi due momenti non mi sembra di vedere in Gesù, nulla che mostri il Dio incarnato, piuttosto l’uomo che rivela il Dio che lo abita dal quale trae la forza per andare oltre le tentazioni, oltre la morte; l’uomo che ha fede in un Dio che, nonostante le apparenze, non abbandona, per cui non resta che accettare

consapevolmente il proprio destino e consegnarsi con fiducia a Dio. Il figlio dell’uomo Gesù, rivelando il Dio che lo abita, in cui crede, si mostra resiliente alle avversità, superando le tentazioni e di andare oltre la sua morte. Non per nulla dopo il battesimo, troviamo Gesù nel deserto. Il battesimo è la scelta di vita, il deserto è l’avvio della sua scelta, l’inizio della sua missione. Nel deserto Gesù è solo con se stesso con le bestie che sono lì, lì per sbranarlo, con gli angeli per servirlo, cioè quella forza, quell’energia della vita che pulsa in lui e che tanto ama. In Gesù vi è la chiamata dello Spirito che lo porta alla sua conversione, predicare e far conoscere il desiderio del padre suo, la conoscenza del regno dei cieli. Dall’esperienza del deserto forse aveva capito che non è la forza della spada a rendere l’uomo libero.

Ma che cosa rappresenta il deserto? Luogo di solitudine dove riflettere, dove decidere sul da farsi, dove si può morire di stenti. Per Gesù è il luogo della sfida con se stesso e con il potere. Gesù si interroga sulla sua missione. Il deserto per Gesù è il luogo del digiuno, cerca di digiunare dalle lusinghe, dalle opportunità offerte dall’esercizio del potere egemone: politico, militare, finanziario e religioso. Ancora, è il luogo della riflessione, del suo combattimento interiore. Gesù è in compagnia delle bestie feroci, cioè la sua coscienza travagliata: i suoi tormenti, le sue esitazioni, le sue incertezze, le sue paure, le decisioni da prendere. Si sente addosso una grande responsabilità, che non è più di Dio, ma sua. Un deserto durato quaranta giorni, un tempo lungo per decidere e non facile. Per vivere nel deserto se vuoi vivere, devi trovare l’acqua, devi scavare in profondità la sabbia, che muta le fisionomie delle dune al soffiare del vento, il mulinare dei pensieri in Gesù. Scavare è quello che Gesù ha fatto in se stesso, in balia delle tentazioni, ha scavato dentro se stesso per trovare l’acqua della vita che gli ha permesso di uscire vivo dal deserto. A che cosa, lì, Gesù ha rinunciato, allontanando il tentatore, che sarebbe tornato poi, in un secondo momento, nel Getsemani? Gesù ha rinunciato al dominio del potere umano e alla sua gestione, per mostrare come potrebbe essere gestito nel vero servizio e

nella amministrazione dei beni. Con la sua testimonianza ha mostrato di amare la vita servendola, fino al punto di donarla per amore, perché l’umanità creda che all’uomo tutto è possibile, vivendo il Dio che lo abita, andando oltre il potere umano. L’esperienza di Gesù nel deserto insegna cercare Dio dentro se stessi e viverlo, perché fuori si vede solo l’immagine di Dio che portiamo dentro, la vera rappresentazione simbolica della nostra fede. Il Dio nel quale crediamo e ci fidiamo.

Tutto questo per me ce lo insegna l’umanità di Gesù, un Gesù che non scende più dalle stelle, ma che nasce dalle stalle per salire verso le stelle, un uomo che ha saputo trasformare, convertire la sua umanità, abitata dal divino per viverla in Dio, senza fine.

Non è tanto la conoscenza del Gesù storico, indagine molto importante, ma la storicità del suo messaggio, cavalcando i secoli, che per me, lo rende grande e unico per tutto il mondo, anche per quello di oggi. L’amore che Dio ha per tutta l’umanità, amore fatto conoscere da Gesù di Nazareth, e testimoniato da coloro che si lasciano amare da Dio, è un amore libero perché disinteressato e incondizionato, non dipende dalle azioni dell’uomo più o meno meritevoli, ed è un amore che libera, che se accolto è capace di rende nuove tutte le cose.

 

Interventi liberi

 

1 Sono nata diversa. Sono diversa perché seguo la mia libertà? Ma il mio amore non può essere sbagliato. Il colore che porto nel mondo non deve essere sprecato. Ho bisogno di compagni di cammino che mi insegnino ad amarmi come sono. Sogno di accompagnare anche io chi si sente perduto nel suo cammino.

2 Cammino invisibile in un mondo freddo  e inospitale. Non sono uguale a nessuno stereotipo di successo. Ma io non posso essere inutile. Anche io porto semi che possono fiorire. Ho bisogno di incontrare chi mi aiuti a regalarmi al mondo. Sogno di fare sbocciare altri semi dimenticati.

3 Ci svegliamo ogni giorno circondati dall’odio e dalla violenza. Navighiamo in mari sconosciuti per trovare uno spazio di pace. Spesso temiamo che non esista un porto sicuro al quale attraccare. Ma non possiamo scomparire dal mondo. Anche noi portiamo lo stesso sogno di bellezza di chi ha paura di accoglierci. Abbiamo bisogno di persone libere che abbiano il coraggio di scegliere. Sogniamo di aprire le nostre porte ad altri viandanti impauriti.

 

Memoria della cena

T. O Dio, nella fiducia che vogliamo riporre in Te, oggi noi rinnoviamo il nostro impegno a camminare sulla strada di Gesù di Nazareth e ripetiamo il gesto che egli compì con i suoi amici e le sue amiche, prima di essere processato e poi crocifisso.

Egli prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo aver alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo nome dolce e santo, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che Dio vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita

nel mondo”.

 

Preghiera di condivisione

 

Preghiere spontanee

 

Padre nostro

 

Benedizione

Forse non è un Dio triste che sacrifica un figlio per perdonare i peccati dell’umanità.

Forse c’è un uomo, un maestro di vita che ha scelto di avere fede in un sogno.

Forse non è necessario vincere. Forse bisogna coltivare una grande speranza.

Forse è bene saper spargere i semi su ogni suolo, con coraggio.

Forse è meglio così piuttosto che arrivare alla fine di un viaggio con la sacca piena di possibilità conservate per timidezza e mai usate.

Forse è bene aver fiducia che anche il seme finito su un sottile velo di suolo portato dal vento possa mettere radici, disgregare la roccia e continuare il percorso che fa di oceani monti e di vulcani campi fioriti.

Forse è la nostra curiosità instancabile che apre gli occhi di Dio sul mondo, e sono le nostre scelte libere che lo fanno camminare e crescere accanto a noi.

 

Per la Comunità Cristiana di Base Via città di Gap, Pinerolo

Luigino Zanotto e Sergio Speziale, 28 aprile, 2024