I morti ci parlano ancora
In memoria di Boff
Lettera a Boff
Dopo anni di “persecuzione” ecclesiastica da parte delle autorità vaticane e di una parte della gerarchia locale, il teologo brasiliano Leonardo Boff ha preso atto di essere stato defenestrato da agni incarico. Can grande coraggio ha rimesso nelle mani dellla gerarchia il sacerdozio.
Caro Leonardo,
da anni la nostra comunità segue con attenzione il tuo cammino di fede, di ricerca teologica e di impegno solidale. In qualche momento abbiamo temuto che tu fossi vinto dal genio funesto dell'incontro a metà strada, cioè dal compromesso.
Non abbiamo mai pensato che tu fossi un opportunista o un uomo ambiguo come, per fare un esemmpio a tutti noti in ltalia, padre Sorge. Abbiamo piuttosto temuto che l’esigenza di mantenere buoni rapporti con l'istituzione cattolica ufficiale diventasse per te così rilevante da frenare, bloccare o smorzare il tuo radicalismo evangelico e impedire la prosecuzione della tua ricerca teologica.
La tua fede ha rotto gli argini!
Hai deposto le “corone” e i riconoscimenti dell’istituzione ecclesiastica e ti sei incamminato nudo sulla strada del maestro di Nazareth che dai potenti non ha mai trovato riconoscimenti e spazi. Sei stato, e rimani, un uomo di dialogo. Non hai sbattuto nessuna porta, non sei uscito dalla chiesa (come scrivono interessatamente certi cronisti laici e cottolici), ma hai approfondito le tue scelte evangeliche e hai rinnovato il tuo modo di servire, come cristiano e come teologo la comunità credente.
P ossiamo offrirti una considerazione semplicissimo, esprimerti una esigenza molto sentita? Abbiamo bisogno di fratelli e sorelle, di teologi e teologhe che escano dai linguaggi diplomatici, che rampano con le pratiche di ubbidienza vigenti nelle chiese cristiane, che dialoghino con tutti ma non ricerchino più il riconoscimento ufficiale di nessuno. Abbiamo bisogno di imparare ad essere cristiani/e che non fanno dipendere la realtà della loro fede dalla legittimazione ecclesiastico-gerarchica. Abbiamo bisogno di teologhe e di teologi che non ricevano denaro dalle chiese e dai concordati, che non vivano in alloggi o strutture religiose, ma accettino di vevere esposti alle incertezze della vita quotidiana, come gli ultimi della carovana.
Oggi tu non fai più notizia sui grand giornali come anni fa. Eppure, quello che vivi e qunello che scrivi ci interessa molto di più e ci spinge ad abbandonare certi ] porti tranquilli nei quali a vole ci rifugiamo.
Speriamo e preghiamo perché tu possa attingere da Dio la forza di proseguire questo cammino di liberazione. La “pazzia” che permeò il cuore e la vita di Francesco possa scoppiare dentro la tua esperienza di ogni giorno.
Viottoli
Comunità cristiana di base di Pinerolo, 30 agosto ‘92