da Adista del 28/10/2025
Il piano di Trump.
Una pace nata morta
di Claudia Fanti
Finirà la carneficina - e non si sa fino a quando - ed entreranno finalmente gli aiuti. Ma il piano di Donald Trump non porterà ai palestinesi né uno Stato, né la pace, né condizioni di vita decenti: agli abitanti di Gaza, a cui è stato tolto tutto, resteranno solo i 61 milioni di tonnellate di macerie che hanno lasciato le 200.000 t di esplosivi lanciati sulla Striscia dall'ottobre del 2023.
<<Più che la strada giusta per la pace è il modo giusto per continuare la guerra>>, ha dichiarato a proposito del piano del presidente Usa lo storico israeliano Ilan Pappé, tra i primi, vent’anni fa, a parlare di pulizia etnica della Palestina.
Quanto a Israele, che nei quattro giorni trascorsi dall’annuncio di una possibile tregua ha sferrato 271 attacchi, uccidendo altre 126 persone, è facile prevedere che la comunità internazionale - ma speriamo non i popoli - dimenticherà presto il genocidio, con le sue 67 mila vittime (più altre quasi 10mila persone scomparse sotto le macerie), di cui circa 20mila bambini, oltre a 170mila feriti.
Con ogni probabilità, Israele continuerà a vendere e a ricevere armi, a commerciare con il resto del mondo, a partecipare alle Olimpiadi, alle competizioni sportive, agli eventi culturali e scientifici e forse anche al prossimo Eurovision Song Contest. E chi fischierà il suo inno, volterà le spalle alla sua bandiera e boicotterà i suoi prodotti sarà automaticamente etichettato come antisemita.
Ma se la fine almeno momentanea della strage si deve in buona parte alla smania di Trump di vincere il Nobel per non essere meno di Obama (smaltita la delusione, ci riproverà il prossimo anno), di certo ha giocato un ruolo non secondario la reazione contro il genocidio di una buona parte del mondo, a cominciare proprio dall'Italia, la cui società organizzata ha riscattato l'onore del Paese distrutto da uno dei governi più asserviti agli Stati Uniti dell’intero pianeta: il video condiviso dal giornalista palestinese Yousef Alhelou, in cui, in mezzo alle macerie di Gaza, due ragazzi sventolano la bandiera palestinese insieme a quella italiana, sta lì a dimostrarlo (e c’è voluto tutto il coraggio del ministro Tajani per tentare di attribuirsene il merito).