da Adista
IRC: Un convegno a Milano getta le basi della futura “ora delle religioni”
Un incontro dal titolo “La cultura religiosa nella scuola pubblica”. L’incontro prendeva spunto da un articolo del vescovo di Pinerolo mons. Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, pubblicato sulla rivista del clero n. 7/8 del 2024. Un articolo molto interessante in cui il vescovo si poneva la domanda di come l’insegnamento della religione potesse essere efficacemente realizzato in un mondo plurale, ormai segnato dalla convivenza e confronto tra religioni e opzioni culturali diverse.
…Queste parole del vescovo Derio, parole liberanti e costruttive, mi hanno richiamato alla memoria uno scritto sulla Lezione di religione cattolica e relativi insegnanti di religione nelle scuole italiane, che esprimeva il pensiero mio e quello comunitario nelle comunità di base di Pinerolo, Piossasco e altre. Io ne feci in giro per l’Italia un’ampia diffusione (Torino, Bergamo, Sicilia…). In sostanza dicevo e constatavo che tali scuole, per la qualità degli insegnanti e della loro cultura, sono fuori tempo massimo. Non si tratta affatto di un disprezzo della religione, ma di una diffusione cattolica ormai estranea al tempo e ai giovani ascoltatori. Nella mia lunga relazione di cui riporto solo qualche passaggio, sottolineavo l’esigenza di cogliere la pluralità religiosa e ateistica dell’uditorio. Sostenevo che non si porta danno alla religione cattolica o cristiana prendendo sul serio le reali diversità delle famiglie e dei giovani: fatto ora evidente e addirittura positivo.
Lo scopo di questo cammino e di questa svolta culturale non sono il sentiero della cancellazione del cattolicesimo, ma del riconoscimento della pluralità anche religiosa di chi è a scuola e della scuola stessa.
Non è affatto il sentiero che porta alla cancellazione del cristianesimo, ma il rispetto e la presa d’atto della mutata realtà sociale.
Mi premeva ancora di più (e lo scrissi in pagine che qui non posso riportare) affermare che queste scelte rendevano possibile un cammino molto costruttivo, a mio avviso. Secondo me per rendere feconda l’ora di religione è più che mai necessario il rispetto della pluralità, della visione atea, del rispetto delle scelte diverse degli utenti.
La fenomenologia non accantona le religioni ma è una corrente di studi che illustra, valorizza e studia i pro e i contro delle varie religioni, che sono l’occasione per arricchire il nostro cammino, se rispetto e conosco l’altro dal mio. Questa accoglienza ed esplorazione del plurale ci fa crescere nell’accoglienza del diverso da me e costituisce una spinta all’accoglienza e all’apprezzamento dei cammini altri.
Penso che questa cultura dell’accoglienza del plurale è un passo felice e fecondo per vivere dentro il nostro tempo e promuovere le differenze.
Concludevo che la fenomenologia religiosa è una storia che allarga gli orizzonti e ci evidenzia in quanti modi la presenza del Mistero invisibile di Dio può favorire diversi cammini dalla religione alla fede.
Ma, dicevo in modo un po’ duro, che gli e le attuali insegnanti di religione cattolica, pagati dallo Stato, sono scelti dai gerarchi della Chiesa e, oltre al catechismo, ritengo che siano in maggioranza assai all’oscuro circa la fenomenologia religiosa e che oggi le scienze storiche ci forniscono conoscenze e interrogativi vivificanti.
Di questa lettera che scrissi 39 anni fa mi furono inviati commenti critici (come se volessi cancellare il cristianesimo) e altri invece mi arricchirono con ulteriori riflessioni e condividevano che molti insegnanti vanno poco oltre il catechismo.
Ho compiuto un riassunto e spesso i riassunti sono lo spazio dell’oblio.
don Franco Barbero