mercoledì 28 gennaio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 16/01/2026

Guerra a Report e interessi privati: tutto in 84 giorni

di T.Mack.


“Il Garante va avanti come il pianista del Titanic”, dice Sigfrido Ranucci del terremoto che ha investito l’autorità. Sono passati 84 giorni esatti da che il Garante della privacy ha comminato a Report e alla Rai una multa record da 150 mila euro per aver diffuso l’audio tra Gennaro Sangiuliano e la moglie sulla vicenda Boccia. “Qualcuno sta armando il Garante per punire Report“, è stata l’accusa al Parlamento europeo di Ranucci, che non ha più mollato l’osso. Report riprende Agostino Ghiglia, nominato in quota FDI, che alla vigilia del voto scende dall’auto blu del Garante e inforca il portone di via della Scrofa, dove incontra Arianna Meloni. Ghiglia dirà che era lì per incontrare Italo Bocchino e parlare del suo libro; il Fatto dimostrerà che nel palazzo resta 50 minuti in più. L’indomani voterà per la multa. Poi si scopre che nell’ottobre del 2024, Sangiuliano aveva inoltrato proprio a lui, per messaggio, i ricorsi e Ghiglia aveva coinvolto d’urgenza un componente della sua segreteria, Cristiana Luciani, moglie di Luca Sbardella, deputato di FDI in Commissione di Vigilanza Rai. I due reclami sono stati inseriti tra le attività urgenti da trattare”. Ghiglia smentisce di aver esercitato pressioni, ma diffida il programma dal mandare in onda il servizio, accusando la trasmissione di aver violato la sua corrispondenza. Ma nel 2021, in piena pandemia da Covid, sempre lui contattò Giorgia Meloni per avvisarla della bocciatura del Green pass (“Bravo, ora esco”).

Tocca ai conflitti di interessi del presidente Pasquale Stazione sul dossier Report, visto che è stato maestro e guida dell’avvocato Salvatore Sica, fratello di Silverio Sica, cioè l’avvocato di Sangiuliano nel caso Boccia e nel procedimento contro Report presso il Garante. Salvatore Sica era stato anche consigliere giuridico di Sangiuliano e con Stazione aveva un rapporto solido al punto da contribuire alla collana “Studi in onore di Pasquale Stanzione”.

Tra il 2023 e il 2024 dal Garante vengono assunti per concorso il nipote di Salvatore Sica e la fidanzata del figlio.

Anche la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni conosce bene l’ex ministro della Cultura, che ha sporto reclamo contro Report. A gennaio 2025, proprio mentre il suo esposto e quello della moglie erano sul tavolo del Garante e dunque sul suo, era a Firenze per presentare il libro di Sangiuliano con tanto di foto di rito. Anche su Guido Scorza, unico a non votare per la sanzione, emergono ombre di conflitti di interessi. È soprattutto per il caso Ita Airways, che riceve una sanzione meramente formale nonostante le irregolarità riscontrate, con il responsabile dati della compagnia che era un avvocato dello studio E-lex fondato proprio da Scorza dove è tuttora partner la moglie di quest’ultimo. E anche nel caso della sanzione a Meta per gli smart glasses Ray-ban: ipotizzata a 44 milioni, poi annullata per prescrizione.

Ma la bufera si scatena anche dentro il Garante quando inizia la “caccia alla talpa” che poteva fornire informazioni ai giornalisti di Report e del Fatto. Il 20 novembre il presidente invita tutti i dipendenti a una riunione che voleva essere “distensiva” dopo la bufera. E invece arriva l’uragano, perché il segretario generale Angelo Fanizza è costretto ad ammettere che era stato incaricato di tamponare le fughe di notizie e individuare le fonti della stampa, ma che si era anche spinto oltre, chiedendo al dirigente del settore informatico di esfiltrare “con urgenza” tutta la posta elettronica dei dipendenti, senza avere il loro consenso e dunque violandone la privacy che l’autorità dovrebbe invece garantire.

Fanizza si dimetterà quel giorno, ma non prima di aver chiarito di fronte a tutta l’assemblea che non aveva agito da solo e che aveva informato tutto il collegio nella riunione del 13 novembre. La richiesta non aveva avuto poi seguito solo per il rifiuto del dirigente Cosimo Comella a eseguire quel compito contrario ai principi fondativi del Garante. Al tentativo sono seguite denunce pubbliche, esposti e deposizione che – insieme alle notizie rivelate da Report e dal Fatto – hanno poi aperto le porte all’inchiesta della Procura di Roma e, ieri, alle perquisizioni della Guardia di Finanza.