da Il Manifesto del 19/12/2025
Crimini di guerra nella Striscia: sanzioni Usa ai giudici dell’Aja
di Eliana Riva
Eman Abu al-Khair trascorre i giorni e le notti a tenere al caldo Mona, sua figlia di due anni. Non pensa ad altro: ha paura di addormentarsi e di trovarla morta di freddo, proprio come è accaduto al suo fratellino Mohammed, di appena 14 giorni. Anche Mona, come Mohammed, non ha conosciuto altro che guerra nella sua breve vita.
«I nostri figli sono morti in ogni modo possibile – ha detto Eman ai giornalisti di al Jazeera – bombardamenti, cecchini, fame, freddo, uno dopo l’altro. Mio figlio non è il primo e non sarà l’ultimo». E purtroppo non è stata smentita dai fatti.
UN BAMBINO è stato ucciso da un ordigno inesploso mentre si trovava in un edificio residenziale nel campo profughi di Nuseirat. Un’altra bomba è detonata improvvisamente a Sheikh Radwan, nei pressi di Gaza City. Anche qui, come a Nuseirat, l’esplosione ha ferito diverse persone, tra cui bambini. In un solo giorno si sono registrate tre detonazioni. Secondo le stime delle Nazioni unite, nella Striscia restano dormienti migliaia di tonnellate di ordigni: tra il 5 e il 10% di tutti quelli sganciati dall’esercito israeliano in due anni di pesanti bombardamenti.
Nonostante il cessate il fuoco, i soldati di Tel Aviv continuano a colpire gli abitanti palestinesi di Gaza. Ieri un uomo è stato ucciso a Khan Younis e almeno due persone sono rimaste ferite dagli spari dei militari; un’altra è stata raggiunta dal fuoco ad al-Tuffah. L’esercito continua a occupare più della metà della Striscia di Gaza, consentendo di tanto in tanto l’ingresso di civili israeliani che rivendicano l’occupazione dell’intero territorio e la cacciata della sua popolazione.
È SUCCESSO proprio ieri, quando decine di persone dell’organizzazione d’insediamento Nachala hanno avuto libero accesso con i propri mezzi di trasporto e sono giunte sul sito di una vecchia colonia smantellata, dove hanno piantato la bandiera israeliana. I coloni hanno avuto il tempo di scattare video, foto e selfie sorridenti, sotto la protezione dei militari che, terminata la messinscena, li hanno scortati oltre il confine. Secondo la ricostruzione del Times of Israel, i coloni avrebbero addirittura superato la «linea gialla», oltrepassando l’area occupata e controllata da Tel Aviv.
Altre decine di persone hanno tentato di smantellare la recinzione in un secondo punto del confine con la Striscia, dove si è svolto un evento pubblico che ha riunito centinaia di israeliani a sostegno della creazione di insediamenti a Gaza. Tra i partecipanti figuravano diversi esponenti del Likud, il partito del premier Netanyahu, e di Potere ebraico, la formazione guidata dal ministro suprematista Itamar Ben Gvir.
LA LEADER DI NACHALA, la colona ultranazionalista Daniela Weiss, ha dichiarato: «È proprio in questi giorni che dobbiamo dire con voce chiara ciò che è ovvio: Gaza appartiene al popolo di Israele. E dobbiamo iniziare a insediarci a Gaza ora», aggiungendo che la Striscia «non sarà consegnata agli americani o a qualsiasi altra entità straniera».
Nonostante i propositi di Weiss, l’inviato degli Stati uniti in Medioriente, Steve Witkoff, terrà oggi a Miami una serie di colloqui con funzionari del Qatar, dell’Egitto e della Turchia per discutere dei piani per Gaza. Allo stesso tempo, Washington continua la sua guerra contro la Corte penale internazionale (Cpi) a difesa di Israele: il segretario di stato Marco Rubio ha annunciato ieri sanzioni contro altri due giudici della Cpi. La loro colpa sarebbe quella di aver votato, insieme alla maggioranza della Corte, il respingimento del ricorso presentato da Israele in merito all’indagine per crimini di guerra compiuti nella Striscia.
RUBIO HA ACCUSATO i giudici di aver «continuato a intraprendere azioni politicizzate contro Israele». Netanyahu ha ringraziato l’alleato per la fermezza con cui affronta «il flagello della legge, che rappresenta una grave minaccia per entrambe le nostre nazioni».