da QualeVita di dicembre 2025
Usare la fame come arma
di Aldo Morrone
(Già primario all’Ospedale San Gallicano di Roma. Molto impegnato nella cura dei più poveri)
Morire di fame prima ancora di nascere: il grembo materno, che dovrebbe proteggere e nutrire, diventa luogo di privazione e sofferenza.
La denutrizione materna in gravidanza rappresenta una delle forme più drammatiche di ingiustizia biologica e sociale. E’ una ferita ignobile, silenziosa e letale.
Quando una donna non dispone del necessario apporto calorico e proteico, il feto cresce in condizioni di deprivazione estrema, andando incontro a ritardo di crescita intrauterina, basso peso alla nascita, danni fisici e cognitivi permanenti, in altre parole viene ucciso il suo futuro.
In termini clinici parliamo di malnutrizione materna e fetale; in termini umani, non possiamo non riconoscere che alcuni bambini "muoiono di fame prima ancora di nascere”.
Ma non dobbiamo confondere la fame con la malnutrizione. Si può essere malnutriti senza avere fame. La fame non distrugge solo la vita delle persone, ma anche la loro dignità.
Questa realtà, che ho toccato troppo spesso con mano in diversi Paesi, è un dato clinico e un grido di giustizia assordante: nessuna madre e nessun figlio dovrebbero essere condannati alla fame come destino biologico.
Conosco bene cosa accade nel corpo di una donna in gravidanza che non ha cibo a sufficienza. I primi segni sono quasi inapparenti: stanchezza, cefalea, la pelle è disidratata, il volto invecchia precocemente, mentre il feto cerca di consumare tutta la placenta che trova. Nel sangue i globuli rossi e l'emoglobina si abbassano violentemente. A volte neanche una trasfusione riesce a impedire la morte materna e perinatale.
Se poi le si impedisce l'accesso alle cure, uccidendo medici, infermieri e bombardando ospedali, vuol dire che quella donna e quel bambino in grembo non sono morti per una malattia, ma sono stati assassinati.
Usare la fame come arma significa trasformare pane e acqua in proiettili invisibili.
Quello che accade a Gaza, in Sudan e in Tigray è una carestia “artificiale”, “indotta”, voluta dai “signori della guerra” che utilizzano la fame come arma di annientamento e rappresenta uno degli esempi più crudeli e drammatici.
A Gaza quasi il 25% della popolazione affronta condizione di fame estrema; nei primi 7 mesi del 2025 ci sono stati almeno 89 decessi attribuiti a malnutrizione o fame; solo ad agosto 2025 altri 138 decessi per fame, tra cui 25 bambini.