da Tempi di Fraternità di dicembre 2025
Per chi suonano le campane di Natale?
di Gianfranco Monaca
Solstizio d’inverno
La prima celebrazione del Natale a Roma avvenne nel 336 (in piena era costantiniana). Fino al 354, tale celebrazione era considerata come una celebrazione pagana dedicata al Sole. Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, i pagani che adoravano Mithra, celebravano il “dies natalis Solis Invicti" (Nuova Enciclopedia Cattolica).
Il culto del dio Mithra, di origine induista e persiana, sopravvisse nei villaggi (pagi) della Roma imperiale fino al V secolo, quando fu definitivamente "cristianizzato" d’autorità, talvolta anche con la violenza, insieme a molti altri simboli e festività "pagane", cioè popolari.
Il solstizio coincideva con i Saturnalia, una delle più diffuse e popolari feste religiose di Roma antica: si celebravano ogni anno, dal 17 al 23 dicembre in onore di Saturno, il dio dell'età dell'oro, quando gli uomini vivevano felici, nell’abbondanza di tutte le cose e in perfetta uguaglianza fra loro; si volevano evocare nei giorni dei Saturnali, le condizioni di quel tempo fortunato, durante i quali si festeggiava con conviti e banchetti l’abbondanza dei doni della terra e, concedendo agli schiavi la più larga licenza, si rappresentava quasi l'antico stato di uguaglianza fra tutti gli uomini (Treccani).
I saturnalia. Il gioco delle parti. Quando per qualche giorno gli schiavi si illudono di essere i padroni…
Il "nostro" Natale è dunque una somma di ambiguità: dalla sacra rappresentazione di Greccio al “presepio” leghista, identitario e divisivo, rivendicativo e comiziante, dalla fiera di Santa Klaus in linea con il consumismo dell’abbondanza - per pochi - di gusto trumpiano (il dio dell’età dell’oro), alla lotta per i salvataggi in mare, malvisti da molti governi razzisti.
Paolo Farinella, prete di Genova, parroco a San Torpete, non aprirà la chiesa a Natale in segno di <<opposizione al mondo cristiano>> che, a parole, celebra il NATALE DI GESÙ, POVERO, PROFUGO, MIGRANTE, SCARTO del perbenismo cristiano. La chiesa chiusa è una profezia che rinnova Is. 1,10-20. Celebrare il Natale, mentre si espellono di migranti, pellegrini di Vita, <<immagine di Dio>> ed eredità lasciataci da Gesù, non solo è un sacrilegio, ma è un'accusa che ci accompagnerà fino al giudizio finale: <<Avevo fame… sete… ero nudo… ero straniero e non mi avete accolto… andate via, maledetti… Mi avete accolto… venite benedetti… (Mt 25,34-46). O sono solo parole, cariche di romanticismo o siano segno di contraddizione, come profetizzò Simeone (Lc 2,34-35).
Erode ha promesso un Solstizio d’inferno.
Perché il Solstizio d'inverno è diventato la data di nascita di un bambino sconosciuto, condannato e “giustiziato” come terrorista e antipatriottico? Quel bambino palestinese doveva diventare simbolo delle aspirazioni di ogni vivente.
Un milite ignoto sotto un monumento di macerie, che grida la liberazione la pace.
Disarmata e disarmante.
"Non chiedere mai ‘per chi suona la campana’, essa suona per te (Hemingway).