domenica 25 gennaio 2026

da Tempi di Fraternità di dicembre 2025

Cristiani con passione

di Luigi Berzano


Parlando ai discepoli Gesù diceva: <<Sono venuto a portare fuoco sulla terra e quanto vorrei che divampasse! (…) Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, piuttosto la divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi  tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera>> (Lc 12, 49-54).


Al mondo cristiano e alle sue storiche Chiese, apparentemente stanche e disilluse, Gesù dice che lui è fuoco e vita, passione e desiderio, avventure e bellezza, cioè rivoluzione.

Senza grandi passioni è anche l'epoca contemporanea: monotona, uniforme nei suoi stili di vita: dal cibo preconfezionato, al vestito in serie, all'omologazione dell'identità e anche alle risposte di catechismo che per tutti risolvono in modo uguale i quesiti sul mistero dell’esistenza. Tutto dispensa dal pensare e dal creare in  proprio.

Questa pagina evangelica e il suo invito a far divampare il fuoco è così sorprendente che ci fa dimenticare anche l'uso disinvolto della matematica di Gesù: duelli in famiglia con cinque persone, due più due che fanno cinque. L'annotazione dei tre contro due si trova solo in Luca e non in Matteo (10,34-36). Non compare nemmeno nel libro di Michea dove si parla del <<figlio che offende il padre, della figlia che insorge contro la madre, della nuora contro la suocera e i nemici d’ognuno sono la sua gente di casa>> (Michea 7,6).

Quale il senso di questo messaggio evangelico che divide le famiglie umane in gruppi antagonisti, che cementa gli odi e distrugge gli amori? Qui, a Gesù non piace la legge più della matematica e nemmeno la tregua più dello scontro. O forse, Gesù pensava alla Palestina moderna dove, a volte, la differenza religiosa è  meno tollerata del fanatismo, la coppia mista è maledetta e il soldato di Dio è benedetto?

Il mondo cristiano della modernità avanzata conosce solo più l'epoca della cancellazione con la fine di molte forme storiche negli stili di vita, nella liturgia, nella stessa teologia? Per alcuni questa è la crisi del Cristianesimo, tanto da chiedersi: che farsene?

Eppure il cristianesimo, non quale identità storica ma per la fecondità del messaggio evangelico è ancora essenziale al mondo. Cresce il numero di quanti, atei e senza passare per la precondizione della fede, sono affascinati dal messaggio evangelico e lo considerano una "risorsa" (F. Jullien - Risorse del cristianesimo). Una risorsa per la fraternità tra le creature e per contrastare la nuova schiavitù del mercato che genera passività e uniformità in tutti gli ambiti di vita individuale e collettiva. Tutto è assoggettato al nuovo imperialismo dei consumi, del vestito in serie, del cibo preconfezionato.

Oggi la grande distribuzione induce che un uomo del Polo Nord e uno dell'Equatore trovino sulle loro tavole lo stesso prodotto che dovrebbe nutrire due viventi che abitano in luoghi dove la vita, ha esigenze molto differenti, a volte opposte. Nelle stesse forme di vita cristiana tutto si risolve in modo eguale per tutti, dispensando dal pensare dal creare il proprio cammino spirituale. La pace stessa sembra consistere nella capacità di uniformarsi in tutto gli altri. Si espandono la mercificazione delle esigenze e l'omologazione planetaria degli stili che aumentano la spersonalizzazione. Tutti sono chiamati ad essere uguali, un unico tipo di scienza, un’unica lingua, un unico modo di pensare, un unico modo di intendere lo Stato, di fare le guerre, un unico modo di vivere, di immaginare la libertà, di vestire, di mangiare. Si riduce la biodiversità su cui si fonda ogni ecosistema, compreso quello umano. Scomparirà il diverso e rimarrà solo  più un unico stile di vita esteso all'intero pianeta? 

Un tempo la cultura era l'insieme del sapere delle varie classi sociali; non veniva imposta dall'alto, ma trasmessa e insegnata da persona a persona. Oggi primeggia un processo di colonizzazione spirituale e di immaginario che, in passato, era invece l'insieme delle differenze, una delle forze dell’umanità. Questa è la <<generica cultura planetaria che vorrebbe mangiare cinese, parlare inglese, vestire italiano e pensare americano>>, come scriveva Pasolini.

L’obiettivo di questa omologazione culturale verso il basso pare che sia quello di distruggere la vera cultura, che per secoli ha accompagnato l’essere umano nel suo percorso evolutivo. Ma ad un tratto qualcosa sembra essere andato storto, e la cultura subisce un'inversione di tendenza. Non più un mezzo per crescere, per evolvere, per conoscere, ma una tecnica per omologare, per rendere gli esseri umani sempre più simili tra loro. Nasce "la massa” e, insieme ad essa, la pseudocultura di massa. Quel momento storico in cui qualcosa è andato "storto" coincide, probabilmente, con la rivoluzione industriale, per poi ampliarsi ulteriormente con l'arrivo dei mass-media e, infine, espandersi definitivamente con l'avvento di Internet. 

In questo mondo di passività il giovane rabbi della Galilea Gesù, divenuto nella fede il Cristo cosmico, rimane il grande <<segno di contraddizione>>, come scrive il Vangelo di Luca (2,34). Non c’è dubbio che lo Spirito di Gesù vibri ancora dentro tanti fenomeni, nuovi gruppi e movimenti, oppure vibri nelle iniziative dei cristiani quali quella dei quaccheri di Green Peace che disturbano la tranquilla escalation degli esperimenti nucleari. C’è un ordine e una pace che non è la vera pace e per questo Gesù porta il fuoco. Gesù divide anche da Gesù, se lo si intende come un Gesù di comodo, a cui facciamo ricorso per essere garantiti per grazia di ciò che invece dobbiamo ottenere tramite lo sforzo personale. Sì, perché ci sono momenti in cui la grazia è appunto il proprio sforzo; come in altri momenti il vero sforzo personale è affidarsi alla grazia.

Gesù dice ancora: <<E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?>>. Nessuno ha una fede vera finché il Gesù cui fa riferimento è un Gesù per sentito dire da altri, fosse pure il Magistero ufficiale. Il cristiano che per dare credibilità alle sue opinioni deve ripetutamente citare quello che dice il Papa, o fosse anche la Bibbia, ma non sa dar ragione della sua speranza con sue parole e non è testimone di quanto crede. Gesù ripete: <<Giudica da te stesso>>.

Per giudicare da se stessi occorre aver reciso tutte le corde che ci tirano di qua o di là. Bisogna essere veramente liberi e non esiste altra via al mondo per riconoscere Gesù come Salvatore, se non attraverso la testimonianza della propria coscienza.