giovedì 22 gennaio 2026

IL RACCONTO DI AHMAD, COMUNISTA IN ESILIO: LE NOTTI PASSATE A CERCARE LA FAMIGLIA, IL TIMORE PER IL FUTURO

La diaspora a sinistra: «Ayatollah e scià sono fascisti, noi lottiamo per la libertà»

«Da quando il Mossad si è detto in “ogni strada”, il regime ci ha fatto massacrare»

S.ANG.

 

Ahmad non resce a contattare la madre e la sorella che si trovano nel nord dell'lran dall'inizio delle proteste: «Il telefono squilla ma non risponde nessuno, con le piattaforme on-line nonc'é connessione». È abbattuto, non solo dalle preoccupazieni per i suoi familiari, ma dall'evoluzione del contesto intorno al Paese.

ALL’INIZIO cercavo di non seguir», e detto da lui che si è sempre definito comunista ed è scappato dall'lran per motivi politici è una frase disarmante, che nasconde ore passate su internet anno per anno, a informarsi e tenere i rapporti con gli amici rimasti, la famiglia, i compagni, ma poi è diventato impossibile non vedere. Da quando ha parlato Pompeo («Buon anno a tutti gli iraniani in piazza. E anche a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco», ndr) e il Mossad ha pubblicato il tweet in farsi nel quale si diceva “vicino ai manifestanti in ogni strada” il regime ha dato il via libera alle forze di sicurezza per massacrarci».

Non ha molta paura per la madre, è anziana e con questo caos se ne resta a casa, ma per la sorella: «Per come conosco lei e suo marito sono sicuro che sono in piazza ogni notte». Ma non ha notizie. Come dei morti: «I numeri sono talmente diversi, so solo che il governo ha proclamato tre gorni di lutto nazionale per 100 agenti uccisi e che molti dei corpi potrebbero essere manifestanti, è successo già in passato, con le famiglie che poi smentivano che i figli fossero agenti di sicurezza… e poi non ci si può fidare di Iran Irternational e di Manoto». Sono le due emittenti, con base a Londra e negli Usa che in questi giorni stanno diffondendo la maggior parte delle informazioni e dei video dall'interno del Paese e che spesso mostrano immagini di folle che inneggiano a Reza Pahlavi, figlio maggiore dell'ex scià e campione dei monarchici iraniani che lo vedono come il candidato ideale per il cambio di regime.

«È EVIDENTE, questi canali si sono dati un compito; dimostrare all'occidente che gli iraniami vogliono il ritorno alla monarchia». E non é cosi? «Di sicuro ci sono dei manifestanti che davvero gridano il suo nome in piazza, alcuni portano la sua immagine in strada, ma è un’operazione dell'occidente o, almeno, un'operazione fatta dall’esterno. Hai visto, lo ha intervistato il Washington post, la Fox lo ospita e persino i glornali italiani ne parlano?».

IL PUNTO, insiste Abmad, è che hanno colto il momento. «Stavolta le manifestazioni sono iniziate dai commercianti del bazar che trattavano dispositivi elettronici importati. Dopo gli attacchi statunitensi dello scorso giugno la quotazione con il dollaro è passata da 60mila a 100mila rial, in un solo giorno! E poi a fine anno, dopo il viaggio di Netanyahu in Florida nel quale dTrump ha minacciato gli ayatollah si è passati a 160mila». La crisi economica si é fatta disarmante per un Paese già sottoposto a sanzioni ed embargo e la vendita di armi alla Russia o gli accordi con la Cina non sono bastati a tenere l'economia a galla. «La settimana scorsa Pahlavi ha convocato dagli Usa, capisci quanto sia sbagliato tutto ciò? una manifestazione per la sera alle 20, dicendo che il giorno dopo si doveva fare la stessa cosa e poi continuare cambiando addiritura l'orario, a quel punto il regime ha tagliato internet e ha avuto vita facile a dire che era tutto pilotato dall’esterno». E oltre alla pilizia è arrivato il Basich.

«SONO GRUPPI di paramilitari che ufficiaimente risultano come civili ma sono affiliati alle Guardie della rivoluzione e appena il regime ne ha bisogno vengono forniti di armi e spediti in strada a reprimere violentemente le proteste».

Gli chiediamo se riesce a immaginare di tornare in Iran e trovare lo scià, contro il quale i suoi genitori, i suoi zii e molti dei parenti dei suoi amici avevano combattuto sperando in un futuro democratico. «Odio gli ayatollah, hanno tradito tutto ciò per cui quelli prima di me hanno combattuto, hanno massacrato i comunisti e i democratici, li hanno arrestati, torturati, condannati a morte».

MA NON CADE nella trappola della salvezza dall'esterno: «Parlavo con un mio conoscente iraniano qui a Roma quaiche sera fa…"tranquillo”, mi ha detto, "meglio i monarchici che i preti". Neanche per sogno! Gli ayatollah sono fascisti, i monarchici lo erano e non vedono l'ora di tornare a spadroneggiare, noi lottiamo per la libertà dall’oppressione e non per gli interessi dell'occidente o di un principe bamboccio. Il problema è che sulle nostre teste ci sono altri fascisti che si approfittano del nostro sangue».

Saluta ridendo delle parole di Pahlavi, ma sappiamo già che anche stasera passerà la serata su internet provando a rintracciare la madre e la soreila.

Il Manifesto, 15 gennaio ‘26