giovedì 22 gennaio 2026

LA PAROLA PACE È DIVENTATA UNA MENZOGNA

Emilia De RIENZO*

 

Siamo di fronte a una tragedia. Si è fermata la guerra delle bombe e si parla di pace.

C’é chi per questo rivendica un premio Nobel, mentre a casa propria dà la caccia agli stranieri.

Tutto il mondo si congratula. Ma per cosa, esattamente? Non avremmo dovuto impedire che la guerra ci fosse, prima di celebrarne la fine?

Viviamo dentro una complicità politica globale, un silenzio calcolato, un‘ipocrisia che ha permesso l'orrore. I governi si felicitano, i grandi media si adeguano, la memoria occidentale seleziona chi merita compassione e chi no.

L'indignazione per alcune vittime si è trasformata in legittimazione della violenza verso molte altre - molte di più - private di tutto: casa, ricordi, terra, dignità. Lì si è affamati, privati delle scuole, degli ospedali, delle strade.

Si è negata l'infanzia ai bambini sopravvissuti: molti mutilati, deperiti, soli. L'11 per cento della popolazione è morto. Centosessantanovemila feriti, quarantaduemila con ferite permanenti, un quarto bambini. Millecinquecento operatori sanitari uccisi, mai così tanti in alcun conflitto. Cinquantacinquemila bambini malnutriti. E nessuno ha chiesto loro scusa. Come se la distruzione fosse un incidente, e non una scelta.

Il coro dei potenti si congratula con chi ha fermato la guerra, ma nessuno guarda dentro la tragedia inflitta a persone innocenti. Nessuno dice chi li aiuterà a vivere, né come. Ci vorranno vent'anni per ricostruire, forse di più.

E nel frattempo? In Cisgiordania la violenza continua, ma nei piani di pace non esiste. Chi punirà i coloni responsabili di crimini, di occupazioni illegali, di sopraffazioni quotidiane?

La complicità non è del popolo, ma del potere. Non di chi scende in strada per chiedere giustizia, ma di chi governa e tace.

Sono soprattutio i giovani oggi a gridare che questo mondo é ingiusto. Se saranno criminalizzati o solo ignorati, che cosa nascerà dentro di loro? La sensazione di aver ereditato un mondo corrotto, in cui la parola “pace” è diventata una menzogna. Come si ripara un mondo cosi spezzato?

Nella società si è scavato un solco profondo. Non solo tra i popoli, ma dentro ciascuno di noi: tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di non vedere.

Da questo solco, se non cambieremo rotta, nasceranno altri conflitti. Perché la  pace non è mai la fine della guerra: é l'inizio della giustizia.

Quando si comincerà davvero a costruire la pace, quella vera, sepolta sotto le macerie? 

* Insegnante e formatrice.

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da Qualevita n.214