sabato 17 gennaio 2026

L’ATTACCO ARMATO DEGLI USA

ll petrolio del Venezuela: un affare di stato per la Casa Bianca

Brent attorno i sessanta dollari, un’offerta globale molto dirversificata che sostituisca il petrolio vnezuelano, e il filo diretto tra le monarchie del Golfo e Washington, un attacco al Venezuela avrebbe avuto conseguenze dirompenti sui mercati.

L'enengia gioca un ruolo chiave nel determinare gli equilibri di potere e le politiche di potenza nel’epoca della seconda presidenza Trump. L'ultima National Security Strategy, pubblicata soltanto pchi giorni fa, asserisce che il ripristino della American energy dominance e l'afflusso di abbondante» energia «a basso costo» sono punti fondamentali per la sicurezza economica a cul Washington non può rinunciare.

L'implementazione del «Corollario Trump» come aggiornamento della Dottrina Monroe passa invece dalla «identificazione di punti e risorse strategiche» nell’emisfero occidentale e una strumentalizzazione a fini puaramente imperialistici. Ciò a cui oggi assistiamo è l'implementazione fattuale di tutto ciò.

Innanzitutto, vi é il blackout generato artificialmente che ha facilitato l’arresto di Maduro da parte delle forze speciali statunitensi. Da Kyiv a Caracas, l'annientamento dei sestemi elettrici avversari, e le inevitabili ricadute sulla popolazione civile, rappresentano un'arma strategica sempre piùn rilevante nel XXI secolo. L'evento non deve sorprendere visto il susseguirsi di incidenti che evidenziano lo strapotere di Washington nell'utilizzo di strumenti di guerra ibrida. Soltanto poche settimane fa un attacco cibernetico aveva disabilitato il più importante terminal per l'esportazione di petrolio venezuelano e forzato le autorità a tagliare ogni connessione a intermet e al sistema Starlink per ripristinare il controllo della compagnia di stato Petróleos de Venezuela, S.A. (PDSVA)

Prima e dopo il crash virtuale ai terminal, Washington ha imposto un vero e proprio blocco petrolifero. Ciò ha comportato l’inseguimento e l’abbordaggio di alcune petroliere, parte della flotta fantasma che smista greggio venezuelano, iraniano e russo in tutto il mondo.

Prendendo il controllo del greggio prodotto e commercializzato da PDSVA, dirottando nave e il suo prezioso cargo valutato diverse centinaia di milioni di dollari nei terminal portuali americani, l'energia è stata il tassello chiave nella strategia di massima pressione» che la Casa Bianca ha applicato sul Venezuela negli ultimi mesi. Incalzato dai giornalisti durante la conferenza di Mar-a-Lago sul come gli Stati Uniti intendano controllare «a distanza» il  Venzeruela e le sue risorse energetiche, volontà esplicitamente espressa dallo stesso presidente, Trump ha risposto che America First significa innanzitutto soddisfare il bisogno di petrolio ed energia. Eppure, il Venezuela di oggi è nei fatti una soltanto una potenza di terza o quarta fascia nella geopolitica del petrolio, con all'incirca l'uno percento della produzione globale di greggio. A far quadrare il cerchio in questa strategia vi sono le compagnie energetiche amencane, a partire da Chevron, la quale non ha mai lasciato il Venezuela.

Per recidere qualsivoglia ingerenza latino-americana di Pechino e in seconda istanza di Mosca, a Washington si prefigura l'intervento massiccio dei giganti americani per ripristinare la gloria dell’industria energetica venezuelana e sigillare un connubio tra greggio venezuelano e raffinerie statunitensi.

Un investimento alquanto azzardato in epoca di ipercapitalismo pertrolifero e crisi climatica, ma che alla Casa Bianca viene percepito come un puro e semplice «affare di stato».

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Autori: Postdoctoral fellow/Assistand Professor in Energy Geopolitics, Università di Oslo

Il Manifesto, 4 gennaio ‘26