da Domani del 18/02/2026
<<E’ l’ora più buia per i palestinesi. L’Italia rifletta>>
di Chiara Sgreccia
«Il genocidio e la negazione del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, che il Board of Peace istituzionalizza, segnano il momento più pericoloso per la Palestina dalla Nakba a oggi». A parlare è l’analista politico Xavier Abu Eid, ex consigliere dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, convinto che la risoluzione n°2803 con cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha affidato a una entità esterna, pensata e guidata dal presidente degli Stati Uniti, il potere di mantenere pace e sicurezza a Gaza sia un modo per impedire ai palestinesi, ancor una volta, di avere il controllo sui propri territori: <<Non intendo dire che non ci sia bisogno del supporto internazionale. Ma il Board of Peace somiglia più a una società privata che a un mandato conferito da un’organizzazione internazionale>>.
Pensa che finanziare la ricostruzione sia un modo, per gli Stati che fanno parte del Board, di acquisire controllo politico sulla Striscia di Gaza?
Non è quello che penso, è quello che vedo. E’ quello che suggerisce il piano in 20 punti di Trump. Il Board si pone come un’alternativa all’Onu, uno dei luoghi principali in cui il diritto internazionale viene codificato e sviluppato, perché Trump tratta le Nazioni Unite come se fossero, invece, solo una delle tante organizzazioni internazionali, di fatto pretendendo di essere al di sopra della loro autorità a Gaza.
Tra i punti del piano di Trump ci sono il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia. L’allontanamento sarà reale oppure c’è il rischio che la presenza dell’Idf cambi solo forma?
Le più importanti organizzazioni per i diritti umani palestinesi hanno accusato la risoluzione n° 2803 dell’Onu di perpetrare l’occupazione a Gaza. Perché, appunto, la presenza delle forze israeliane potrà cambiare forma con la forza internazionale di stabilizzazione, ma continueranno ad avere il controllo del territorio. Questo è un insulto non soltanto al popolo palestinese, ma all'idea di un ordine internazionale basato sulle regole.
Come disarmare Hamas?
Penso che la chiave sia offrire un orizzonte politico per Gaza. Perché Hamas è ancora presente: non ha più una grande capacità militare, ma come organizzazione di governo e come forza di polizia è lì. Perciò, la cosa più semplice per governare Gaza è quella di trovare un accordo che includa la richiesta che Hamas non faccia parte del nuovo governo. Vorrei che a farlo fosse l’Anp, per il bene della popolazione. La comunità internazionale dovrebbe essere di supporto ai palestinesi, non il contrario. Per questo non credo che serva il Board of Peace ma un Consiglio di sicurezza Onu funzionante. La ragione per cui, invece, l'ONU non funziona in Palestina è che gli USA insistono nell'usare il diritto di veto per proteggere Israele da qualunque accertamento delle responsabilità. Quindi, non penso che la gente debba preoccuparsi del potere di Hamas. Penso che ci si debba preoccupare molto di più del futuro della Palestina, data questa nuova formula che, ancora una volta, non offre alcuna garanzia di libertà o giustizia per i palestinesi.
I palestinesi considerano legittimo il Board of Peace?
Certo che no. I cittadini di Gaza muoiono ancora ogni giorno. Ma né il Board, né l’organismo palestinese tecnocratico di transizione incaricato di amministrare Gaza sotto la supervisione del Board dicono niente. Quindi non possono avere credibilità agli occhi del popolo palestinese. Io capisco chi ha sostenuto inizialmente l'idea di Trump, quando poteva sembrare l'unico modo per fermare il genocidio. Ma oggi è evidente che si tratta solo di un modo per alleggerire Israele dalla pressione internazionale, indebolire le Nazioni Unite e controllare un luogo strategico del Mediterraneo.
Cosa pensa del fatto che alcuni Stati dell'Unione Europea stiano valutando di avere a che fare con il Board? Come l'Italia, in qualità di osservatore.
Inviterei l'Italia e gli altri Paesi a riflettere sulle conseguenze di ciò che sta accadendo. L'ordine internazionale multilaterale è, in larga misura, una creazione europea, nata dall'esperienza e dalla consapevolezza che le occupazioni sono sbagliate, che portano alle guerre e che le guerre portano sofferenza. Apprezzo anche che l'Italia abbia rifiutato l’invito a essere membro del Board of Peace, penso che sia importante. Però, credo anche che, un tempo, l'Italia guidasse la politica europea basandosi sui diritti umani e questo oggi manca molto. C'è anche un altro elemento che per l'Italia, soprattutto con un governo di destra, dovrebbe essere rilevante: quello che Israele sta facendo sia a Gaza, sia in Cisgiordania è cercare di cambiare lo status quo del territorio che occupa, così farà lo stesso anche con i luoghi santi. Non si può essere permissivi rispetto ai crimini commessi a Gaza e poi sostenere di avere a cuore i diritti della Chiesa cattolica a Gerusalemme. Il Board of Peace agisce come se Gaza fosse una nuova opportunità per gli Stati che lo compongono, ma l'Italia e gli altri paesi dovrebbero trattare la Striscia nello stesso modo in cui trattano il resto del territorio palestinese occupato.