da Il Fatto Quotidiano del 01/02/2026
“Un nuovo abisso”. Oltre mille vittime contro la giustizia.
di Sabrina Provenzani
“Ancora una volta, le sopravvissute vedono i loro nomi e le informazioni identificative sotto i riflettori, mentre gli uomini che ci hanno abusato rimangono nascosti e protetti. È oltraggioso. Come sopravvissute, non dovremmo mai essere noi a essere nominate, scrutinate e ritraumatizzate, mentre i complici di Epstein continuano a beneficiare del segreto. Questo è un tradimento proprio delle persone che questo processo dovrebbe servire”.
Sono 18 le firmatarie di questo atto d’accusa al Dipartimento di Giustizia che, nel pubblicare i nuovi file Epstein, le rende riconoscibili, malgrado ripetute rassicurazioni che non sarebbero state identificabili.
I FUNZIONARI del ministero avevano garantito alle vittime che l’unica donna riconoscibile sarebbe stata Ghislaine Maxwell, l’ereditiera inglese compagna e complice di Epstein, oggi in cella per il suo ruolo nel loro adescamento e sfruttamento. E di aver escluso dai file rilasciati immagini di “morte, abusi fisici e ferite”.
La prima affermazione non è vera. Ora, tardivamente, si scusano, promettono di rimediare rimuovendo ogni riferimento. Troppo tardi, in un’epoca di misoginia feroce, fomentata e amplificata dalla viralità senza controlli dei social media. Un errore, se di errore si tratta, imperdonabile, che brutalizza ulteriormente donne abusate quando erano solo delle ragazzine.
Brad Edwards, avvocato che rappresenta centinaia di vittime delle oltre 1.000 vittime, ha dichiarato ad Abc News che il suo ufficio ha ricevuto chiamate continue da donne mai esposte prima e i cui nomi appaiono non omissati nei documenti. La collega Gloria Allred ha descritto la pubblicazione come un “assoluto disastro” e un “nuovo abisso” per il Dipartimento: nella tranche compaiono nomi e foto di vittime che non avevano mai parlato pubblicamente.
Marina Lacerda, una delle sopravvissute, ha definito il 30 gennaio 2026 “il giorno più triste, sconvolgente e straziante” vissuto dalle vittime e ha chiesto ad alta voce perché il Dipartimento le abbia deluse ancora una volta. Una vittima anonima ha raccontato alla Cnn di sentirsi mortificata nel vedere il proprio nome ripetutamente non oscurato, nonostante avesse segnalato il problema in anticipo, e ha detto di aver perso ogni fiducia nella capacità del Dipartimento di proteggere le vittime future.
Ma le firmatarie di quell’atto d’accusa, come ha fatto prima di loro Virginia Giuffrè, che ha pagato quella battaglia con il suicidio, puntano il dito sui troppi responsabili tuttora impuniti: “Il Dipartimento di Giustizia non può affermare di aver concluso la pubblicazione dei file finché ogni documento legalmente richiesto non sarà rilasciato e ogni abusatore e facilitatore non sarà pienamente esposto” continua il loro comunicato.
“ABBIAMO bisogno di sentire direttamente dall’attorney General Pam Bondi quando comparirà davanti al Comitato Giudiziario della Camera l’11 febbraio. Le sopravvissute meritano risposte, e il pubblico merita la verità”. Corto circuito politico-giudiziario: Pam Bondi è una fedelissima di Donald Trump, che appare in migliaia di quei file. Come Todd Blanche, il viceministro della Giustizia incaricato di seguire l’unico dossier che il Presidente sembra davvero temere. Proprio Blanche, nella conferenza stampa di ieri, ha confermato che questa tranche di documenti sarà l’ultima per una serie di ragioni: metterebbero a rischio indagini federali e, ha rivelato, contengono foto di abusi su bambini o dettagli delle vittime.
Il tema è, indubbiamente, politico: le migliaia di immagini, secondo quanto è trapelato finora, raccontano un sistema di sfruttamento di minori anche solo di 13 anni, abusate da alcuni degli uomini più potenti del mondo occidentale. Non è un caso che finora gli unici condannati siano stati Jeffrey Epstein, poi morto in carcere in quello che le autorità hanno classificato come suicidio, e la Maxwell. La tenacia di queste donne e dei loro avvocati va a toccare fili delicatissimi. “Non è finita” promettono. “Non ci fermeremo finché la verità non sarà pienamente rivelata e ogni responsabile sarà finalmente chiamato a rispondere. Come abbiamo sempre detto, non si tratta di politica. Speriamo che Democratici e Repubblicani si schierino con le sopravvissute nel continuare a chiedere la pubblicazione completa dei file di Epstein”.