domenica 1 febbraio 2026

da Rocca del 15/01/2026

Siamo in guerra.

La guerra ibrida.

di Tonio Dell’Olio


In questo tempo di trasformazioni profonde o, come le definisce papa Francesco, di "cambiamento d'epoca", siamo chiamati a ripensare anche i concetti di pace di guerra. Le categorie che abbiamo utilizzato finora appaiono sempre più inadeguate a descrivere uno scenario plasmato dall'evoluzione tecnologica, dai sistemi informativi, dalle interdipendenze economiche, dalla cibernetica  e dall'intelligenza artificiale. Ci troviamo di fronte a una realtà che, fino a pochi anni fa, sarebbe stata difficile persino da immaginare. Non è possibile affrontare qui il tema in modo esaustivo, ma almeno porre l'attenzione su uno degli aspetti più problematici e ricorrenti nel dibattito pubblico: la cosiddetta "guerra ibrida", di cui spesso si parla senza una vera bussola interpretativa. Essa rappresenta una delle principali forme del conflitto contemporaneo. Non si basa sull'uso diretto della forza militare, ma su una combinazione coordinata di strumenti informativi, economici, politici, tecnologici e cibernetichi, finalizzati a indebolire un Paese dall’interno. Come suggerirebbe Bauman, anche la guerra è diventata liquida. L’obiettivo non è la conquista del territorio, bensì l'erosione della coesione sociale, della fiducia nelle istituzioni e della capacità decisionale dello Stato. Se il pensiero corre immediatamente alla Russia, sarebbe un errore trascurare altri attori, come l'attuale amministrazione statunitense o grandi poteri economici dotati di enorme capacità tecnologica e finanziaria, di cui Elon Musk è solo l'esempio più noto. Un primo ambito cruciale della guerra ibrida è quello della disinformazione. Attraverso siti web, social network e canali alternativi vengono diffuse narrazioni che minimizzano le responsabilità russe, enfatizzano i costi delle sanzioni o descrivono la Nato come una minaccia alla sovranità nazionale. Spesso tali messaggi sono amplificati da reti di profili automatizzati o coordinati. Lo stesso avviene con le dichiarazioni di Trump, che vengono rilanciate oltre misura e risultano efficaci grazie a  semplificazione estreme e a un linguaggio diretto e seduttivo. Un secondo strumento riguarda le operazioni cibernetiche: infrastrutture pubbliche, media, enti locali e aziende strategiche che sono stati più volte colpiti, rilevando la vulnerabilità dei sistemi digitali. A ciò si aggiunge l'uso della leva energetica di economica, come la dipendenza dal gas russo o la minaccia dei dazi statunitensi. Infine, la dimensione politica e culturale completa il quadro: relazioni privilegiate con singoli attori politici, iniziative culturali selettive e sostegno mediatico a posizioni euroscettiche, mirano a frammentare il consenso europeo. Si tratta dunque di una pressione costante e multiforme. Riconoscerne i segnali è essenziale per rafforzare la resilienza democratica e la sicurezza nazionale. Più che investire risorse enormi nel riarmo militare, sottraendole a settori vitali per la società, sarebbe forse più utile concentrare gli sforzi sul contrasto alla guerra ibrida, che è già in atto.