da Rocca del 15/12/2025
Un impatto da cui proteggersi
di Francesco Aquilar
Come tutti sappiamo, a febbraio 2022 è scoppiata la guerra russo-ucraina, che già aveva preso le mosse nel 2014 con l’annessione forzata della Crimea alla Federazione Russa. A ottobre 2024 di fatto è scoppiata la guerra fra Hamas e lo Stato di Israele, con grandi sofferenze per il popolo palestinese. Ci sono, e ci sono sempre state, altre guerre nel mondo, ma questi conflitti, per la loro vicinanza geografica, emotiva e culturale, hanno influenzato e influenzano di più gli italiani, che ogni mattina e ogni sera si svegliano e si addormentano con le notizie di guerra sui telefonini, per radio, in televisione, sui social media.
Le reazioni psicologiche a queste notizie, passata l'impressione della prima volta, appaiono di diversa natura e di diversa influenza sulla vita quotidiana. Da un lato, si osserva una totale solidarietà con gli aggrediti o con gli aggressori (considerati come legittimati ad aggredire per autodifesa), con una enorme partecipazione emotiva e talvolta pratica alle situazioni di guerra: indignazione, rabbia, ribellione, manifestazioni di solidarietà pubbliche e private. Dall’altro estremo, si può notare in alcune persone un totale disinteresse verso le tragedie e le evoluzioni quotidiane degli scenari bellici, con una punta di fastidio: “Le guerre sono lontane, mi dispiace per chi soffre ma non ci posso fare nulla, poiché può capitare anche a me di essere bombardato, meglio godersi la vita appieno, finché è possibile”.
Tra i due estremi di intensa partecipazione, con il desiderio concreto di intervenire in qualche modo e di sostanziale indifferenza, con il forte desiderio di non pensare alle guerre, si osservano mille posizioni diverse, con molte sfumature. La maggioranza delle persone, tuttavia, sembra fortemente preoccupata di un possibile coinvolgimento nella propria vita delle conseguenze delle guerre apparentemente lontane. La Terza guerra mondiale a pezzi, di cui parlava papa Francesco, potrebbe coinvolgere l'intero pianeta e quindi anche noi e i nostri cari: di conseguenza scatta non solo la solidarietà con chi soffre, ma anche una legittima preoccupazione personale e familiare.
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Il punto della sofferenza individuale è quello sul quale potrebbe essere utile dedicare attenzione.
In primo luogo il rischio di depressione collegata alle notizie di guerra; ci sono poi le fobie collegate a tali notizie e i disturbi alimentari. Ma anche ossessioni e compulsioni.
Siamo esseri umani e come tali siamo vulnerabili agli avvenimenti sui quali abbiamo poco o nessun controllo.