da Il Manifesto del 21/02/2026
Riders pagati 2,50 euro a consegna per turni di 10 ore. Ma per Globo “è equo”
di Lucia Cimino
Il Gip di Milano ha convalidato il decreto di controllo giudiziario per la società di consegne spagnola.
«I rider ricevono un compenso equo e pienamente conforme a tutti i requisiti di legge». A distanza di 24 ore dalla convalida del decreto di controllo giudiziario da parte del giudice per le indagini preliminari, Roberto Crepaldi, l'azienda di delivery Glovo ha mandato una nota per precisare che «né il Tribunale né la Procura hanno ordinato di assumere 40 mila rider, contrariamente a quanto riportato da alcune ricostruzioni mediatiche». Foodigno, la società spagnola a cui appartiene il marchio Glovo, ha dichiarato «la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con le autorità nel corso del procedimento» ma per dimostrare che i loro lavoratori ricevono compenso adeguato. Rispetto a cosa? Non di certo a una «esistenza libera e dignitosa», come sancito dall'art 36 della Costituzione, e come rilevato dal Pm Paolo Storari.
Secondo l'ipotesi degli inquirenti, che il gip ha convalidato, Glovo avrebbe messo in piedi un sistema di sfruttamento approfittando delle condizioni di bisogno dei migranti. Le paghe non erano superiori a 2 euro e 50 a consegna per turni di lavoro che oscillano tra le 9 e le 10 ore, sei giorni o sette a settimana. La Procura di Milano ha contestato stipendi fino al 76,95% più bassi della soglia di povertà e dell'81,62% rispetto ai contratti collettivi di settore. Le testimonianze raccolte hanno convinto gli inquirenti che la società avesse creato un sistema di caporalato attraverso un algoritmo che collega le retribuzioni alle performance. Per il Pm, inoltre, benché i riders (circa 40 mila in Italia, di cui 2 mila a Milano) risultassero lavoratori autonomi con partita Iva in realtà sarebbero stati lavoratori subordinati. Le «modalità di determinazione del compenso dei rider - si legge nel provvedimento – sono certamente frutto di una precisa scelta politica dell'impresa», per questo per il manager spagnolo di Glovo, Miquel Oscar Pierre, sono state richieste misure cautelari. Mentre l'amministratore giudiziario, il commercialista Andrea Adriano Romanò, dovrà provvedere alla regolarizzazione dei lavoratori, effettuare controlli sulle norme e sulle condizioni dei ciclo fattorini per evitare che fenomeni di caporalato possano ripetersi.
Nel decreto di controllo giudiziario si specifica anche che la multinazionale del delivery dovrà “introdurre un algoritmo capace di garantire“ ai rider ”un reddito compatibile con i dettami costituzionali“.
La società dovrà inoltre ricalcolare gli stipendi finora corrisposti perché ”anche le partite Iva abbiano diritto a un compenso minimo orario parametrato ai contratti collettivi nazionali.
«Soddisfazione per il provvedimento» è stata espressa dalla Nidil Cgil. «È giunto il momento che i rider vedano riconosciuti diritti, tutele e un salario dignitoso, superando un modello fondato sul cottimo». Per l'Usb «le modalità di sfruttamento sono connaturate a un modello di sviluppo sempre più predatorio che trova nelle metropoli e nel lavoro a piattaforma una delle sue espressioni più avanzate e si sta estendendo rapidamente ad altri settori dei servizi.