martedì 10 marzo 2026

da Internazionale del 27/02/2026

Tra la farsa della pace e la minaccia di un attacco

Piotr Smolar, Le Monde, Francia


Parlare di pace mentre si prepara una guerra. Vantarsi di cambiare le sorti del Medio Oriente, di offrirgli un orizzonte di prosperità, mentre ci si appresta a una storica operazione militare in Iran, potenzialmente imprevedibile per durata, intensità e conseguenze.

E’ la dialettica di Donald Trump in questo inizio 2026. Il 19 febbraio il presidente degli Stati Uniti ha accolto a Washington una quarantina di rappresentanti stranieri per la riunione inaugurale del “consiglio di pace” (board of peace), creato per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza e riorganizzare la sua gestione. Nel territorio palestinese ci sarebbero ormai “solo piccole fiammate”, ha assicurato Trump, che ha parlato a lungo dei suoi meriti, senza menzionare i civili di Gaza e i loro evidenti bisogni.

Oltre alla foto di gruppo, si è parlato di cifre. Nove paesi - Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Marocco, Qatar e Uzbekistan - hanno annunciato che contribuiranno con 7 miliardi di dollari (5,9 miliardi di euro) alla ricostruzione. Gli Stati Uniti dovrebbero versare alle casse del consiglio di pace 10 miliardi di dollari. “Non c’è niente di più economico della pace”, ha detto Trump, stimando che la somma equivalga ad appena "due settimane di combattimenti”. La finalità e la fonte dello stanziamento restano vaghe, e il congresso non è stato consultato.

In totale queste cifre sembrano considerevoli, ma rappresentano una minima parte dei bisogni dell'enclave palestinese. Nella Striscia tutto deve essere il ricostruito, dalle infrastrutture vitali (il costo che gli Stati Uniti hanno calcolato è di oltre 30 miliardi di dollari) alle abitazioni.

Soprattutto, nella fase attuale questo denaro è puramente virtuale, un messaggio pubblicitario per la Casa Bianca. Il presupposto per qualsiasi progresso reale è l'avvio del processo di disarmo di Hamas. “E’ l'unica cosa che attualmente blocca il passaggio", ha ammesso Trump riferendosi alla seconda fase del suo piano di pace. "Penso che abbandoneranno le armi, lo hanno promesso", ha aggiunto. ”Se non lo fanno saranno trattati duramente, molto duramente. Non vogliono questo. Sapete, tutta la storia del fatto che non gli importa di morire? Mi hanno detto che non è vero”.