martedì 10 marzo 2026

da Tempi di Fraternità di 03/2026

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A cura di Giorgio Bianchi


Simone Weil (1909-1943) è stata una filosofa, mistica e attivista francese, nota per il suo pensiero radicale segnato dal desiderio di condividere la sofferenza degli oppressi, mediante la condivisione diretta del dolore. Pertanto non si può definire una filosofa accademica, ma piuttosto una pensatrice d’azione.

Laureata in filosofia, abbandonò l'insegnamento per lavorare come operaia alla Renault, volendo sperimentare la condizione di alienazione del proletariato. Partecipo pure, sebbene per un breve periodo, alla Guerra Civile Spagnola con le brigate anarchiche, nonostante il suo pacifismo.

Di origine ebraica, fuggì dalla Francia occupata. Morì a soli 34 anni in Inghilterra, rifiutandosi di mangiare più di quanto concesso ai suoi connazionali sotto l'occupazione nazista. 

Negli ultimi anni si avvicinò al cristianesimo rimanendo però sempre sulla soglia della Chiesa cattolica, vivendo nella ricerca del mistero di Dio al di fuori dei limiti confessionali. 

Le sue opere evidenziano una radicale critica del capitalismo e del totalitarismo, vedendo nello Stato e nella burocrazia nuove forme di oppressione. Credeva che il lavoro moderno trasformasse le persona in cose e sosteneva che la vera libertà non è definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto tra il pensiero e l’azione.

Riportiamo alcuni suoi pensieri tratti dal libro “Simone Weil Pagine scelte”, editrice Marietti.

Quando penso che i grandi bolscevichi pretendevano di creare una classe operaia libera, quando di sicuro nessuno di loro aveva mai messo piede in un'officina e quindi non aveva la più pallida idea delle condizioni reali che determinano la servitù o la classe operaia, vedo la politica come una lugubre buffonata - Pag. 104.

I conflitti più minacciosi presentano un carattere comune: essi sono privi di un obiettivo definibile. Quando la posta in gioco per cui si lotta è ben definita, ognuno può misurarne il valore e insieme i presumibili costi della lotta e decidere fino a che punto convenga cimentarsi. Ma quando si lotta senza obiettivo, viene a mancare il senso comune della misura, non vi è più bilancia alcuna, nessuna proporzionalità, nessun paragone possibile, pertanto un  compromesso diventa del tutto inconcepibile. I sacrifici già compiuti invocano senza tregua nuovi sacrifici - Pag. 111

La democrazia, il potere della maggioranza, non sono un bene, sono solo dei mezzi in vista del bene. Se la repubblica di Weimar invece che Hitler avesse deciso, per le vie più rigorosamente parlamentari e legali, di mettere gli ebrei nei campi di concentramento, le torture non avrebbero per questo un attimo di legittimità di più di quanto non ne abbiano attualmente. Pag. 206

Ovunque senza eccezione, tutte le cose generalmente considerate come fini sono per natura, per definizione, per essenza e nel modo più evidente, unicamente dei mezzi. Solo il bene è un fine. Pag. 210

Se un indù crede che Visnù sia sul Verbo e Shiva lo Spirito Santo e che il Verbo sia stato incarnato in Krishna, prima di incarnarsi in Gesù, con quale diritto gli si rifiuterà il battesimo? Pag. 252

Non bisogna mai cercare di fare al prossimo altro bene che trattarlo con giustizia. Per provare una gratitudine pura, ho bisogno di pensare che mi si tratti bene non per pietà o simpatia o per capriccio o a titolo di favore, neppure per un effetto naturale del temperamento, ma per il desiderio di fare quanto la giustizia esige. Pag. 259