lunedì 24 settembre 2007

UN DIO SCONFINATO

Martedì 18 settembre la mia comunità cristiana di base ha organizzato un incontro pubblico in cui la pastora Elisabeth E. Green ha presentato il suo ultimo libro “Il Dio sconfinato, Una teologia per donne e uomini” (Claudiana, Torino 2007, pagg. 104, € 10,00).

L’Autrice è tra le più audaci teologhe protestanti che operano in Italia e la comunità evangelica di Grosseto, dove è pastora, ha preso una posizione limpida e coraggiosa su fede e omosessualità.

Il libro è un caldo invito alla “trasformazione” e le pagine sull’ascolto, sul silenzio, sull’arcobaleno offrono stimoli di rara saggezza.

Sono pagine dalle quali, anche alla luce delle ricerche femministe, emerge una spiritualità libera dai ceppi legalistici, patriarcali, gerarchici. Eppure almeno su due punti mi trovo in dissonanza profonda con l’Autrice che stimo moltissimo.

Non riesco a condividere che “Dio sconfina, partendo dal centro attraversa una serie di confini: tuffandosi nella realtà corporea supera quella distanza incolmabile tra divino e umano, condivide la nostra stessa origine, libera il nostro corpo…”.

Qui mi sembra che si confonda Dio con Gesù. E Gesù che nasce da una donna, dall’amore di Maria e Giuseppe in quella numerosa famiglia di cui ci parla il Secondo Testamento.

Ma, a mio avviso, va mantenuta ferma la distinzione tra Dio e Gesù di Nazareth. La “divinizzazione” di Gesù è un processo storico e dogmatico di cui oggi abbiamo migliore consapevolezza.

Il secondo punto di dissenso è ancora sul terreno cristologico. Non mi convince il modo con cui la teologa legge e interpreta il testo di Filippesi 2, 6-11.

Gli studi di E. Lohmeyer, P. Grelot, J. Murphy O’Connor, E, Boismard, L. Scaccaglia hanno evidenziato che questa “composizione” inserita nella lettera paolina va valutata nella sue qualità distintive (carattere ritmico, uso del parallelismo, ricorrenze di termini rari e non caratteristici…) e nella sua valenza funzionale: Dio ha conferito la “signoria” a Gesù.

A mio avviso, Gesù non si è affatto svuotato della divinità (che non ha mai avuto), ma ha tradotto il “nome”, la “signoria” che Dio gli ha conferito in servizio.

Paolo inserisce questo inno, composto indipendentemente dai Filippesi, a sostegno della sua esortazione altruismo, all’umiltà, all’amore oblativo sull’esempio di Gesù. A me sembra che noi cristiani spesso “confiniamo” Dio, Lo imprigioniamo dentro i nostri dogmi.

La divinità di Gesù mi sembra davvero uno dei “luoghi” e dei modi in cui abbiamo “confinato” Dio. Il Dio sconfinato non avrà per caso bisogno di essere sdoganato, liberato da qualche camicia dogmatica che Gli sta troppo stretta…?

Insomma Dio è più grande di Gesù, come il nazareno ci ha insegnato.

Consiglio la lettura di queste pagine che, aldilà di queste mie osservazioni critiche, costituiscono una testimonianza preziosa di fede, di ricerca, di amore appassionato.

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