venerdì 12 ottobre 2007

CARO DON SANTE...

Caro don Sante,

prima di tutto voglio esprimere a te e alla tua comunità la mia più affettuosa solidarietà.

1) State decidendo insieme come muovervi, come proseguire il cammino o come porre la parola fine alla vostra esperienza. Questo metodo delle decisioni condivise è davvero prezioso.

E’ l’opposto dell’operato della curia che, com’è sua norma, procede senza ascoltare i fratelli e le sorelle di una comunità.

La struttura cattolica ha questa impronta autoritaria ed era prevedibile che l’intervento del vescovo, dopo la finzione del dialogo, si traducesse in un diktat. Se ricorrete in vaticano non dimenticate che vescovo e vaticano sono la stessa “società”.

2) Ora io penso particolarmente a te, a Laura, al bimbo. Penso che sia tanto difficile quanto necessario mantenere o ritrovare la calma.

I problemi sono tanti: la casa, il lavoro, la vita quotidiana. Non avendo mai avuto soldi dalla chiesa, conosco bene che cosa vuol dire vivere, pagare le bollette e sopravvivere.

Però è possibile… se non ti isoli.

3) Forse si tratta, se vuoi mantenere il tuo ministero, di prepararti ad una vera e propria reinvenzione del ministero.

Quando fui cacciato dall’insegnamento in seminario e successivamente lasciai la parrocchia, dapprima temetti di trovarmi in una desolata solitudine. Certo, l’istituzione ufficiale cattolica tentò di fare terra bruciata attorno a me, ma l’operazione non riuscì.

Ringrazio Dio ogni giorno del fatto che alcuni amici mi sostennero e iniziarono con me un piccolo cammino comunitario.

Riuscivo a stento ad arrivare a fine mese, ma stavo reinventando un modo nuovo di essere prete.

4) Capii allora che non dovevo perdere troppo tempo nella lotta antiistituzionale (che pure è doverosa per denunciare le patologie della struttura più che non i soprusi delle persone) e mi buttai a studiare, pregare, approfondire le conoscenze bibliche, storiche, esegetiche, ermeneutiche.

Coltivai una forte spiritualità biblica e mi radicai nella vita quotidiana in compagnia dei più deboli e dei più emarginati.

Sempre a corto di denaro, avvertivo però che davanti a me si apriva un terreno nuovo con nuovi amici ed amiche, con persone desiderose di nuovi sentieri di umanità e di fede.

La rabbia lasciò sempre più spazio alla costruttività e, superato ogni risentimento, mi sono sentito progressivamente più disponibile al cammino comunitario, all’incontro con le persone, alla gioiosa sperimentazione di un ministero “altro” che per me è molto più vasto fuori da uno canonico.

Oggi mi sento prete in una dimensione ecumenica e la gerarchia è l’ultimo mio pensiero.

Quando analizzo le strutture dell’oppressione gerarchica, mi sento lontano da ogni risentimento e, proprio per questo, più libero di lottare e lavorare in positivo.

5) Non ti ho scritto queste righe per darti consigli, ma per comunicarti una mia esperienza con la quale potrai, se vorrai, confrontarti.

Oggi sento che mantenere un forte ancoraggio nelle Scritture e aver coltivato in profondità la relazione con Dio e con le persone con cui si fa strada, mi ha permesso di non finire nella frustrazione, nella solitudine e nell’abbandono del ministero.

Con tutti i miei limiti, sono un prete felice che sente sopra la propria piccola vita il caldo sorriso di Dio e vivo in un intreccio di gruppi, di contatti, di impegni, di relazioni che davvero mi inondano il cuore.

Caro don Sante, sappi che ti sono vicino. Un forte abbraccio.

don Franco Barbero


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Cacciato il prete innamorato
Aveva confessato la relazione con una donna sposata: il vescovo di Padova lo sfratta

ANNA SANDRI

Il giorno del giudizio è arrivato: da ieri don Sante Sguotti, 41 anni, non è più il parroco di Monterosso, frazione di Abano in provincia di Padova. Poca sorpresa: quando un sacerdote ammette pubblicamente l’amore e la convivenza con una donna, quando ammette di avere un figlio (anche se poi nega, e dice che il figlio ce l’ha «in un certo senso»), è difficile pensare che la Chiesa resti a guardare.

La fine

La parola fine l’ha messa il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo che ieri, a cinquanta giorni dall’inizio della vicenda, ha reso esecutivo l’annunciato decreto di rimozione. Il provvedimento è stato consegnato in mattinata al sacerdote dal notaio di Curia, don Luciano Barin, e ha un effetto simile allo sfratto esecutivo: don Sante ha l’obbligo di lasciare quanto prima, e comunque non oltre il 13 ottobre, la parrocchia e non può più esercitare le funzioni di parroco. Da subito non può più confessare, né impartire l’assoluzione sacramentale.

In una parrocchia di poche anime, dove la vicenda più che dividere ha unito con la maggioranza della popolazione schierata a favore del sacerdote innamorato, ieri è arrivato il sostituto: è don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l’Ecumenismo e la Cultura. Non occuperà la canonica ma cercherà di rimettere ordine: la sua prima messa, ieri alle 18, l’hanno seguita in pochissimi e fin troppo scontato è il paragone con le messe affollate di don Sante, anche prima che intorno alla sua figura si scatenasse un interesse morboso.

Il prete rimosso ha accolto il successore con una stretta di mano, poi si è chiuso in canonica a preparare gli scatoloni per il trasloco; in serata ha cenato in un agriturismo della zona con un gruppo di parrocchiani fedeli a oltranza. Annuncia una conferenza stampa per domani, nella casa in provincia di Vicenza dove vive la sua donna con il bimbo che sarebbe figlio di entrambi; per seguire il sacerdote la signora ha lasciato la sua famiglia e i due figli avuti dal primo marito. Donna discreta, che nemmeno i vicini possono dire di conoscere se non di vista, sembra di tutta questa vicenda la prima vittima: da quanto il caso è esploso, vive barricata.

La solidarietà

Don Sante se ne va sostenuto ancora dall’affetto di molti tra i suoi parrocchiani, che non lo hanno mai abbandonato; il suo sito, la Chiesa dei Peccatori, è lo specchio di come il suo atteggiamento e la sua storia abbiano spaccato l’opinione pubblica. Le voci su questo prete giovane, dinamico e iperattivo in paese si sprecavano da tempo; chiacchiere a senso unico, sulla sua debolezza verso le donne e poi per una in particolare che aveva messo a vivere, dicevano i bene informati, in una casa di sua proprietà nel Vicentino. Le voci sono voci, ma quando lo stesso don Sante si era confidato con una suora raccontandole di avere una compagna e un figlio, lei davvero non aveva potuto tacere. Tormentata nella coscienza, sospesa fra il tradimento di una confidenza e quello di un sacramento, aveva infine chiesto udienza al vescovo Antonio Mattiazzo e gli aveva raccontato tutto.

L’incontro definitivo

Tra vescovo e parroco c’era stato un incontro tumultuoso in Curia; poiché il parroco non ascoltava ragioni, e se ne era anzi andato sbattendo la porta, il vescovo aveva mandato un suo delegato a informare i fedeli, in piena messa della domenica, che il prete sarebbe stato rimosso per «troppe chiacchiere». Ma ancora i parrocchiani avevano alzato le spalle: don Sante era un buon prete, se aveva dell’altro erano affari suoi.

Era fine agosto, però, e Monterosso viveva il momento più atteso dell’anno: la festa del Bigolo. Lì, dove ci vanno tutti, tra le braciole e le patatine fritte la storia era finita all’orecchio di un gruppo di giornalisti che avevano indagato, avevano parlato con il prete e, ottenuto il suo racconto, avevano scritto tutto sulle pagine del Mattino di Padova. «Prendono la scusa del mio amore per questa donna - diceva allora don Sguotti - in realtà la Curia ce l’ha con me perché sto lottando in difesa di alcuni terreni che il vescovo vuole vendere a uno speculatore edilizio che rovinerebbe il paese».

In questi cinquanta giorni don Sante non ha mai negato l’amore per la donna (che chiama, come Petrarca, Laura), ha continuato imperterrito a dire messa tra un talk show e l’altro e ha perfino concelebrato un matrimonio; non si è mai fatto pagare per le comparsate televisive e insiste nel dire che non intende rinunciare a nulla.. Vuole tutto: la tonaca, il figlio, la compagna.

Il vescovo vede in don Sante il profilo del «principe delle tenebre». Lui governa il mostro mediatico che ha innescato: dopo le conferenze stampa sotto il tabernacolo, per domani annuncia quella, probabilmente, con il bimbo in braccio.

fonte: www.lastampa.it

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