Desidero rinfrescare la memoria corta italica, una memoria che tende solo a rinnovarsi, forse per dimenticare. Ricordo un'altra vigilia natalizia, quella del 2007, quando il 9 dicembre scoppiò quello che venne identificato come "il rogo di Torino", quello della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni.
Le vittime del rogo di Torino non furono soltanto i morti e i feriti (alcuni gravissimi), nel tragico bilancio bisogna includere anche tutti quegli operai che persero il lavoro.
Non si trattava di un lavoro pulito, sicuro, ma di un lavoro dove la precarietà non coinvolgeva il quotidiano, ma la vita stessa; in quell'inferno non era precario il salario, mai abbastanza commisurato ai rischi, ma diventava precario tutto, la vita, la famiglia, l'educazione e il mantenimento dei figli.
Il battage dei mass media puntò alla commozione, stimolò l'emotività, per nascondere e mimetizzare i responsabili, dei quali non si parlò a sufficienza.
Fu la massima espressione dello "Stato leggero", che non doveva impicciarsi dei problemi produttivi in nome e per conto della concorrenza sul mercato, della competitività internazionale, dei margini di guadagno, dei bilanci aziendali, molti dei quali legalmente falsificati.
Ispettori del lavoro retribuiti in nero dalle aziende come "consulenti" per la sicurezza, cioè controllati e controllori con il medesimo incarico.
Anche questa si chiamava "libertà"; libertà dai vincoli, dagli obblighi, dai doveri, libertà dai rendiconti, libertà dai bilanci, libertà a cui non corrisponde, in maniera proporzionale, la libertà di lavorare per vivere.
Alla tragedia, allora, si aggiunse il dramma della disoccupazione preventivata, così gli operai, che rimasero coinvolti nel rogo, lascarono agli eredi le spettanze previste dagli infortuni sul lavoro, mentre per gli altri, quasi colpevoli di non essere rimasti inceneriti, si affacciò lo spettro della disoccupazione.
Anche quest'anno si avvicina il Natale; per quel Natale del 2007 prevalse l'oblio, ma per il prossimo che arriva non ci sarà oblio, perché ci verrà ricordato minuto per minuto (almeno fino alle prossime votazioni regionali) un "infortunio sul lavoro", perché la memoria non rimuova te attese. Emerge la vera e sola spaccatura che divide il paese, da una parte, striminzita e minoritaria, gli esercenti del potere, dall'altra tutta quella massa popolare obbligata a subire le violenze quotidiane che le vengono inferte
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