Dopo secoli di ricerca storica su Gesù, pur con tutti i dubbi e le ombre persistenti, almeno potremmo un po' distinguere nei vangeli dell'infanzia la leggenda dalla storia
Invece, dai teologi più audaci fino alle comunità di base, non si riesce a stanare quasi nessuno dalla "capanna di Betlemme", dalla stalla, dalla mangiatoia
Sorrido,ma non troppo. Sembra che gli studi storici non lascino traccia nella predicazione, negli scritti con cui si parla al popolo di Dio. Le ricerche restano nelle biblioteche e i "predicatori" continuano con i linguaggi di sempre. A parte il mio antiacido, resta questo enorme problema teologico, catechetico, pastorale. Mentre sulle Scritture è scontato che avvenga una ricerca appassionante, plurale, ricca di differenze e persino di conflitti, sui dogmi tutto è immobile. "Le formule del dogma cristologico sono lì nel dogma, nella teologia e nell'immaginario comune dei cristiani intoccabili, rigide, inflessibili, senza analisi né riconsiderazione né, ancor meno, reinterpretazione possibile. Potremmo dire che sono lì come una "enclave di fondamentalismo" nel cuore del cristianesimo, anche del cristianesimo più avanzato e progressista". Se lo constata anche un sommo teologo come Josè Maria Vigil (visto in vaticano come un diavolo), posso consolarmi in buona compagnia. La citazione (pag. 201) è presa dal suo "Teologia del pluralismo religioso" (Borla), un libro che è un gioiello, una profezia.
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