venerdì 28 maggio 2010

PREDICAZIONE DOMENICALE

SIMBOLICA  TRINITARIA: UN INVITO  AD AMARE

            (Giovanni 16, 12-15)

Anche questi pochi versetti fanno parte dei cosiddetti  “discorsi di addio”. In essi il redattore del Vangelo di Giovanni, in uno stile mille miglia lontano dal linguaggio di Gesù, vuole confermare i discepoli nella fede. La necessità di perseverare, di non lasciarsi deprimere nei tempi lunghi viene già anticipata  ai giorni in cui il nazareno era vicino al suo gruppo. E’più che probabile che Gesù, prevedendo la sua fine, ne avesse parlato loro espressamente e li avesse incoraggiati a fidarsi di Dio, del Suo “soffio” vitale: “ Dio, come un vento di vita vi accompagnerà sempre”.

Oggi la liturgia vuole tentare di dimostrare che Dio è trinità. Di fatto si parla del Padre, di Gesù e dello Spirito della verità, come se da questo testo e altri simili si potesse ricavare il dogma trinitario, definito nel 381 a Costantinopoli. Ma ci si allontana dal linguaggio delle Scritture quando si parla di tre persone divine.

I testi biblici, anziché essere letti come racconti e testimonianze dell’agire di Dio, vengono imprigionati nel linguaggio filosofico di quel tempo lontano. Il “figlio di Dio” diventa il “ Dio figlio” e il soffio di Dio diventa lo Spirito Santo. In questo modo la simbologia viene codificata come dogma che nega sostanzialmente il monoteismo di Gesù. Ha ragioni da vendere chi parla di un monoteismo apparente, anzi di un vero e proprio triteismo che lentamente penetrò nel cristianesimo ufficiale.

E’ ovvio che si può essere cristiani e cattolici senza ritenersi trinitari. E’essenziale,invece, attenersi alla fede di Gesù che adorava un solo Dio.

Ho dedicato centinaia di pagine nei miei scritti per illustrare questa svolta dogmatica oggi documentata da moltissimi teologi.

Tuttavia, mi sembra importante valorizzare la SIMBOLICA TRINITARIA che è portatrice di profondi significati: Dio non è chiuso in se stesso, solipsista, pago di sé, ma esprime se stesso comunicando il suo amore ridondante. Gesù è, per noi cristiani,lo “spazio primo” in cui Dio si manifesta nella carne, cioè nella esistenza storica di quell’uomo di Nazaret. Dunque, Dio ci viene incontro e ci dà i segni della Sua presenza nell’esistenza e nelle scelte di una creatura, testimone particolare e per questo chiamato nelle Scritture “figlio di Dio”.

Non solo: l’immagine stupenda dello Spirito Santo esprime la presenza ventosa, sollecitante, imprendibile ed imprevedibile di Dio stesso. Lo Spirito Santo è Dio stesso in azione, in una azione tutta da scoprire e da accogliere.

L’incarnazione non è Dio che si è fatto uomo, ma il dono concesso a Gesù di testimoniare nella sua vita (= carne) la volontà di Dio, il Suo amore e la Sua giustizia.

L’incarnazione è per noi un linguaggio mitico molto espressivo: ognuno/a di noi è chiamato a far penetrare, a “incarnare” nella propria esistenza quotidiana la volontà di Dio. Siamo addirittura chiamati/e, sulla strada di Gesù, a “incarnare Dio”.I linguaggi mitici e simbolici non vanno sciupati, non vanno presi alla lettera, ma interpretati.

“Ho ancora molte cose da dirvi…”

Ecco dove la fede ci orienta: ci invita ad avere fiducia, a confidare sul fatto che il messaggio di Gesù è vivo e non finirà mai di svelarci orizzonti nuovi. La forza che viene da Dio, il Suo soffio che dà vita continuerà a sospingerci senza sosta sui sentieri del Vangelo e continuerà ad additarci la direzione di vita del nazareno  nelle mutate situazioni del nostro oggi.

Se la simbolica trinitaria ci spinge a combattere contro l’egoismo e la chiusura nel nostro tornaconto per gettare ponti di amicizia e solidarietà, la promessa di Gesù ci spinge ad alimentare la fiducia verso il futuro, come tempo in cui si accenderanno nuove luci, si” inventeranno” nuove esperienze d’amore, si sconfesseranno i nuovi idoli. Come Gesù camminava con coraggio e fiducia davanti al gruppo, così il suo messaggio continuerà a gettare fasci di luce davanti a noi e nel cuore di milioni di uomini e donne.

La festa della trinità così intesa non ci affida una dottrina da credere, ma un dinamismo da realizzare: accogliere la parola di Dio e lasciarci sospingere dalla Sua forza che vuole aprirci all’amore. C’è dunque un cammino di fede e di vita che Dio tiene aperto per il mondo e per ciascuno e ciascuna di noi.