martedì 14 settembre 2010

DON NICOLA AL VESCOVO DI SALERNO

 
LETTERA SHOCK DI DON NICOLA AL VESCOVO DI SALERNO

All'ill.mo Pastore della gloriosa Chiesa di Salerno.

Carissimo Padre, impossibilitato a partecipare fisicamente al Suo insediamento sulla cattedra di San Matteo, La prego di voler accogliere il mio complimento al Suo ingresso nella chiesa campana. Sono il presbitero che ha dato fastidio al Cardinale Sepe, al Vescovo di Calvi e Teano, e al segretario del Convegno presbiterale campano, tenutosi recentemente in Pompei, chiesa che ho potuto servire solo per 4 mesi come penitenziere. Il fastidio di cui dico sopra è stato determinato da me, in quanto - secondo il mio stile - ho detto quello che pensavo sul loro operato a favore dei meno abbienti e della chiesa campana in specie. Questo ha determinato che il segretario del convegno mi facesse sedere per ben tre volte quando mi alzavo per fare un intervento che riuscii a fare solo in pomeriggio a fine convegno, dopo la relazione del Vescovo Aiello (mio confratello, prima di essere elevato alla dignità episcopale), ma solo per pochi secondi, riuscendo a dire solo: "Quando vedo in tv certi spettacoli di indigenti alle periferie delle città viene da chiedermi: ma i vescovi, i presbiteri e i comuni battezzati dove si trovano, forse nella stratosfera?". Le mie parole non furono riportate da alcun giornalista presente in sala; questo dice del servilismo di essi verso la gerarchia ecclesiale. Per la verità questo atteggiamento si ritrova anche nella gerarchia più alta, in quanto ai loro portavoce mai essi suggeriscono di dire di aver sbagliato in qualcosa. Ora io mi auspico di vedere in Lei un ministro che sia consapevole che il suo ministero è dono di Gesù Cristo e quindi giammai lo potrà usare per lucrare. Infatti, tutto ciò che di buono avviene, lo compì Gesù Cristo, in Lei. Io penso, infatti, che i campani si attendano, come il compianto biblista Pietro Rossano, una Chiesa penitente, nella quale le gerarchie diano il buon esempio, assumendo la responsabilità delle loro colpe e chiedendone sinceramente perdono, senza parate liturgiche(ho peccato molto, in pensieri, parole, opere ed omissioni); diversamente queste "commedie culturali" richiamano a vera pratica penitenziale e sarebbe piuttosto un'espressione di orgoglio corporativo volto a difendere i propri esponenti, orientando una specie di "santità" che non è altro se non un sacrilego "monopolio del grano". Mi auspico anche che, una volta insediato, Lei pensi anche alla Chiesa campana, con gli altri vescovi campani, che al dire di pensare, molto più sapienti di me, è attualmente la cenerentola delle chiese del sud Italia. In più voglia adoperarsi affinchè la Chiesa di Sorrento-Castellammare venga unita a quella di Ischia, che ha in don Filippo Strafeldi un Pastore mite e zelante. Su di lui e su altri vescovi come lui io mi auguro che Lei vorrà modellarsi, perché la chiesa campana possa conoscere un futuro diverso da quello conosciuto negli ultimi decenni. La ossequio abbracciandoLa in Gesù Cristo.

Il rettore di San Biagio, Fra' Nicola De Maria, presbitero ex parroco di Sant'Agata - S. Agnello 14.9.2010 in fede Don Nicola