Amos 8,4 -8
Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: "Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perchè si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false., per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano".
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro opere.
Non forse per questo trema la terra, sono in lutto tutti i suoi abitanti, si solleva tutta come il Nilo, si agita e si riabbassa come il fiume d'Egitto?
Questa domenica voglio soffermarmi brevemente sul testo del profeta Amos, il terzo dei profeti minori. Originario di Tekoa, non volle essere considerato un profeta di professione o di corte, ma sottolineò la sua professione di pecoraio e di raccoglitore di sicomori. "Amos rispose al sacerdote Amasia e disse: "Non ero profeta nè figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: "Và, profetizza al mio popolo Israele".
Egli, infatti, passò dal Sud al Nord, operò al tempo di Geroboamo II, re di Israele (783 - 743).
Siccome lo scritto di Amos riflette un periodo di benessere basato sullo sfruttamento dei deboli e sulla costruzione di una casta commerciale di privilegiati, si deduce che Amos svolse la sua missione negli anni 760 -750.
Amos formula una parte del suo messaggio in "visioni" stringate e chiare.
Che succede?
Calpestare il povero e distruggere la vita degli "umili del paese" è mestiere antico.
Ma il profeta non descrive questa realtà come un destino, come una fatalità. Egli punta il dito: "noi..... voi...... ".
Ci sono dei responsabili.
Egli non fa deplorazioni generiche contro lo sfruttamento, ma individua coloro che generano queste situazioni. Già questo ci fa riflettere.
Normalmente dentro la nostra chiesa si deplorano le ingiustizie, si fanno solenni perorazioni a favore dei poveri, ma non si ha il coraggio di individuare e dare nome e cognome a questi "operatori di iniquità".
In questi giorni ha fatto eccezione il vescovo di Mazzara del Vallo che ha detto il "voi indicando il governo inerte".
Un altro passo
Il profeta indica, dentro il contesto del tempo, le modalità di questi soprusi e dà loro un nome.
A questi signori interessa vendere, comprare, fare soldi.
Anche il novilunio e il sabato, che interrompevano gli affari e le transazioni commerciali e sospendevano i lavori dei campi per ritrovare riposo e senso della vita, venivano visti come ostacoli al loro guadagno.
Ed eccoli ritratti al "lavoro": diminuiscono le misure, frodano, aumentano i prezzi, usano bilance false..... Ma non solo: comprano con denaro gli indigenti, li obbligano a vendersi per debiti meschini.
Una persona povera per loro vale come un paio di sandali.
Dal mercato delle "merci" si passa al mercato delle persone....
Non c'è più novilunio, non c'è più sabato, non c'è più regola che tenga: contano solo gli affari.
Ieri e oggi
E' difficile leggere queste parole di Amos senza pensare a ciò che vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi.
C'è addirittura chi ha progettato il "mercato dei deputati", chi non si vergogna di dichiarare che in politica prostituirsi per un bel posto va bene comunque......
Le magie, quelle manifeste e quelle dei palazzi, non conoscono altra logica: tutto si vende, anche la coscienza, la dignità e il corpo, e tutto si compra......
Un mafioso come il cardinale Bertone, in allegre cenette della cricca, "vende" l'appoggio del Vaticano a certe politiche e compra privilegi, garanzie e spazi per la chiesa cattolica in Italia........
Ciò che davvero inquieta è il fatto che questo "spirito del mercato" è ormai entrato nel tessuto della vita quotidiana molto diffusamente, anche fuori dai palazzi del potere.
Amos ci mette sull'avviso: attenti a non vendere le nostre idee, la nostra dignità, la nostra libertà.
Sono "beni" che non possono diventare "oggetti di scambio".
Per me è stato molto difficile mantenere la mia libertà davanti alle allettanti proposte che la gerarchia cattolica a più riprese mi fece per "assicurarmi un futuro tranquillo e decoroso", per ricondurmi all'obbedienza.
Il grido della terra
I versetti 7 e 8, nella forza espressiva del linguaggio profetico, ricordano agli oppressori la giustizia di Dio e denunciano il fatto che questo stile di vita mercantile e mercenario è la rovina del mondo.
L'immagine del lutto universale e il riferimento alle tumultuose acque del Nilo vogliono alludere a questo guasto profondo: dove tutto si compra e tutto si vende si sovverte il progetto di amore di Dio.
Se siamo figli e figlie di Dio non siamo in vendita.
Non sono in vendita la nostra libertà e la nostra coscienza, nè nella chiesa nè nella vita quotidiana nè in politica.