Cdb San Paolo, Noi Siamo Chiesa – nodo romano, Adista, Koinonia, Gruppo di controinformazione ecclesiale, Liberamentenoi, la Tenda e Cipax
organizzano un incontro su
Sotto le due Cupole
Chiesa, religione, mafia
Quali percorsi per una nuova legalità?
Uomini e donne credenti si interrogano sulla questione morale, per una cultura della Giustizia, per la Laicità e la Democrazia
SALA GONZAGA
VIA DELLA CONSOLAZIONE
Roma 17 Settembre 2010 ORE 17,00
PROGRAMMA
Ore 17.00 Introduzione e presentazione: Paolo Masini, Consigliere Comunale.
Ore 17.15: Tavola rotonda con
• Augusto Cavadi, teologo, autore de "Il Dio dei mafiosi"
• don Luigi Ciotti presidente e fondatore dell'associazione Libera
• Alessandra Dino, sociologa, autrice de "La mafia devota. Chiesa, religione, Cosa Nostra"
• Giu! seppe Leotta, magistrato
Coordina Giovanni Avena, direttore editoriale di Adista
Informazioni: segreteria@liberamentenoi.it, nscroma@gmail.comTel:
328.4366864 – 392.5867127
Al punto 9 del documento della Conferenza Episcopale Italiana Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno si legge che nella lista delle "vecchie e nove emergenze" c'è anche: "la piaga profonda della criminalità organizzata"..
"Torniamo a condannare con forza una delle piaghe più profonde e durature (…) la criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del sud".
La Chiesa, dicono i vescovi, in questa situazione pronuncia parole "propriamente cristiane" – quali, peccato, conversione, pentimento, diritto e giudizio di D! io, martirio – "le sole che le permettono di offrire un contributo specifico".
Sono parole che suscitano interrogativi e inquietudine.
A dire il vero un contributo altissimo, seppure non specifico, in quanto si unisce alla tristissima, dolorosissima serie di assassini di persone, uomini e donne, e persino bambini da parte della mafia, la Chiesa – Comunità dei credenti in Gesù, l'assassinato risorto per la salvezza e la giustizia – lo ha dato attraverso il sacrificio di cristiani e cristiane, preti e suore.
Eppure i magistrati, quando interrogano i mafiosi, incontrano assassini che si qualificano credenti, cristiani e cattolici, che pronunciano il nome di Dio, recitano le preghiere quando giungono a casa dopo i loro efferati delitti, leggono la bibbia, erigono altari e si danno il privilegio di messe celebrate in casa da sacerdoti compiacenti.
C'è da chiedersi perché.
Perché "Il Principe è religioso": la sua religiosità, irri! gata più dal sacramento che fondata sul comandamento, ha anestetizzato la sua coscienza morale. Forse le parole alte, "cristiane e tipicamente evangeliche", non possono (o comunque si dimostrano impari a) distruggere alla radice interrelazioni, esistenti, provate e continuative. Così ignote costruzioni delle coscienze arrivano a tenere insieme il crocifisso e la lupara. E c'è ancora qualcosa di più ampio e sconvolgente. La ragnatela dei poteri finanziari globali, nel cui ambito continuano ad avere un posto strumenti ed entità, bancarie, finanziarie o altro, della istituzione Chiesa.
Nell'insieme, dunque, l'accostamento 'Chiesa e mafia' – fatto con seria apprensione – rinvia ad analisi e interrogativi sul ruolo del cattolicesimo italiano nella formazione delle coscienze elativamente alla Legalità, alla Questione morale, alla Cultura della Giustizia, alla Laicità e alla Democrazia..