lunedì 21 febbraio 2011

TESTIMONIANZE


TESTIMONIANZE  Nove preti contro Bagnasco/Berlusconi a cura di Valerio Gigante, da Adista 10/2011  Don Ferdinando Sudati – vicario parrocchiale a Paullo (Mi): «Le gerarchie ecclesiastiche (vaticane e italiane), di fronte a un  presidente del Consiglio che va mandato a casa con ignominia, hanno  preso posizione dandogli un buffetto accompagnato dalla raccomandazione:  "Biricchino, non farlo più!". I rappresentanti della Cei, per una  tragica par condicio, hanno dato lo stesso buffetto anche alla  magistratura. Che, date le circostanze, è risultato piuttosto uno  scapaccione, con effetti disastrosi. Potevano tacere del tutto, se  ritenevano di non dover entrare in politica, ma siccome non tacciono e  in politica ci entrano abitualmente, tanto valeva che facessero sentire  qualcosa che avesse minimamente il sapore evangelico della parresìa,  della chiarezza e dell'integrità».  Don Romeo Vio – parroco a Titignano (Pi): «La cosa che più mi è dispiaciuta in questi anni è stato l'atteggiamento  di coloro che di Berlusconi sono stati i sostenitori. Ad esempio l'on.  Casini, che ha consentito al presidente del Consiglio di arrivare al  potere anche se poi per i suoi interessi l'ha mollato. Ma soprattutto è  l'atteggiamento tenuto da gran parte della Chiesa "ufficiale" che mi ha  messo in "crisi di amore" per la Chiesa. Se facciamo una analisi, sono  state veramente poche le voci critiche: tolta la vostra e quella di  Famiglia Cristiana e di qualche altra rivista della sinistra cattolica  la maggioranza dei vescovi e della stampa cattolica o ha taciuto o  addirittura ha in certo senso giustificato e coperto le malefatte del  premier "contestualizzando" perfino le sue bestemmie. Ora che sta per  affondare, speriamolo veramente, finalmente la Cei, dopo aver rischiato  di perdere la sua credibilità, sembra uscire dal compromesso; ma viene  da pensare che è tardiva la testimonianza di chi pugnala un politico  ormai – speriamo – al tramonto».  Don Giorgio Rigoni – parroco a Patronà (Cz): «Troppo facile oggi infierire su un uomo finito, un politico fallito che  con tanta impudenza ma "intelligenza" ha trattato un popolo sovrano da  servi cretini! Un uomo ormai solo, perché circondato da ruffiani che  come cani si contendono l'osso, avrebbe avuto il diritto ad una voce  diversa da quella dei suoi cortigiani, un pastore che lo ammonisse… come  sarebbe dovuto avvenire, all'aeroporto di Ciampino, il 26 settembre  2009, quando il papa volle incontrare Berlusconi. E invece venne fuori  un colloquio solo patetico! La Chiesa "alta" anche in questo caso si è dimostrata piccina,  calcolatrice e accattona, pronta a virare rotta ad ogni spirar di vento  che le possa portare un pur minimo vantaggio (economico). "Vedete quanto  è pericoloso tacere? Muore quell'empio e giustamente subisce la morte.  Muore per la sua iniquità e per il suo peccato. È ucciso infatti dalla  sua negligenza. Egli avrebbe potuto ben trovare il Pastore vivente che  dice: 'Io vivo, dice il Signore'. Ma non lo ha fatto, anche perché non  ammonito da chi era stato costituito capo e sentinella proprio a questo  fine. Perciò giustamente morirà, ma anche chi ha trascurato di ammonirlo  sarà giustamente condannato". Dal Discorso sui pastori di sant'Agostino, vescovo (Disc. 46, 20-21; CCL  41, 564-548)»  Don Silvano Nistri – Sesto Fiorentino: «È un momento di grande sofferenza per chi ama la Chiesa. Io prego: - perché i Vescovi abbandonino il sogno di una nuova cristianità. Il  beato Ozanam, impegnato a liberare la Chiesa di Francia dalle nostalgie  della restaurazione, diceva: «Si sogna un Costantino che tutto d'un  colpo riconduca i popoli all'ovile. No, no… le conversioni non si fanno  con le leggi, ma con le coscienze…»; - perché sia ridotta al minimo la Roma curiale, oltretutto oggi di così  scarso valore. Un Casaroli o un Cicognani non sarebbero andati a cena da  Vespa, né ci sarebbe stato un Fisichella a discettare da leguleio di  terza categoria sulla bestemmia o sulla comunione ai divorziati… - perché i nostri vescovi, impegnati nella pastorale, in genere migliori  di quelli che stanno a Roma, parlino alle riunioni della Cei e magari  esigano, nel caso lo facessero, che le loro voci arrivino anche a noi…  Ci farebbe piacere».  Don Mario Piantelli – parroco di San Michele Arcangelo e Castelnuovo, Crema: «Mi associo volentieri alle richieste che da molte parti d'Italia (e non  solo) vengono indirizzate ai vertici ecclesiastici di alzare forte la  voce e di compiere azioni profetiche nei confronti dell'attuale governo  Berlusconi. È necessario un supplemento di libertà evangelica per  sganciarsi decisamente da un sistema di governo che, attraverso benefici  e privilegi, sembra avvantaggiare il "mondo ecclesiastico", in realtà  aliena e impoverisce sia a livello culturale sia a livello  socio-economico i credenti che ripongono fiducia non nell'amore al  potere ma nel potere dell'amore».  Don Giovanni Barbareschi – Milano: «Sono un sacerdote milanese di 89 anni, medaglia d'argento della Resistenza. Ho partecipato alla redazione e diffusione del giornale clandestino Il  Ribelle e per questo ho sofferto il carcere. Non è certo questa l'Italia  che noi, "ribelli per amore", sognavamo e per la quale abbiamo lottato. In questi giorni ho aderito all'Associazione Libertà e Giustizia (uno  dei promotori è l'amico Gustavo Zagrebelsky) firmando l'appello "per  esigere le dimissioni e liberarci dal potere corrotto e corruttore di  Silvio Berlusconi"».  Don Michele Ruggieri – parroco a Bucaletto (Pz): «Siamo al colmo di ogni misura! Sono parroco in una realtà periferica di  Potenza, dove non si riesce ad eliminare, ancora dopo 30 anni, una vera  e propria 'baraccopoli' fatta di prefabbricati leggeri insediati per  dare alloggio provvisorio ai terremotati del 1980 e che avrebbero dovuto  avere la durata di 10 anni, al massimo. Invece, pur essendo per buona  parte fatiscenti, continuano ad essere alloggi provvisori per famiglie  in difficoltà, per anziani soli, per immigrati, per persone con gravi  disagi sociali e psicologi. Avere a che fare ogni giorno con problemi  del genere ed assistere impotenti a questo scenario di uomini politici –  che, con l'ostentazione del potere, della "iniqua ricchezza", come la  definisce il Vangelo, quotidianamente umiliano e schiaffeggiano la  povertà, la debolezza, la fragilità sempre crescente di tanta gente che  non ha il necessario per sopravvivere – non può che suscitare  indignazione. Nessun motivo di opportunità politica potrebbe ancora  giustificare il silenzio della Chiesa nelle sue diverse espressioni e  nei suoi diversi livelli, e neanche l'atteggiamento diplomaticistico  della gerarchia, formalmente equidistante, di fatto poco chiaro per i  tanti cittadini non abituati al linguaggio specialistico della politica».  Don Luciano Locatelli – parroco di Stabello di Zogno (Bg): «Non voglio dire: "Ma io ve l'avevo detto che tutto sarebbe andato a  puttane!" (con tutto il mio rispetto per chi è costretto a fare questa  attività), però questo è quello che succede quando anche noi, Chiesa  (tutti, dai "pezzi da novanta" ai piccoli parroci di montagna come me),  ci mostriamo più preoccupati per la salvezza dell'economia che per  l'economia della salvezza. Ricordo anche che a chi ha ricevuto tanto,  sarà richiesto molto di più».  P. Candido Poli – missionario a a Piaui – Brasile: «Sono venuto nel Nord del Brasile nel 1952, prete da tre anni. In Italia  ho fatto solo ferie, ogni tre, 4, 5 e anche 8 anni, ma da alcuni anni  (ne ho 87!) mi tengo in contatto attraverso i siti internet dei  giornali. L´Italia va male. Ma ci sono ancora tante famiglie sane. In  politica troppi vogliono solo essere galli. La Chiesa per essere  missionaria deve essere carismatica. Dove é il carisma della Chiesa  oggi? Interviene per tutto e per niente, e all´ora necessaria si salva  con frasi ambigue, allusive, che non incidono».  (7 febbraio 2011)