Alla fine è scoppiata. Finalmente. Ed ancora una volta sono stati i social network ad aver dato il via libera ai pensieri di tutti, ma tacitati dall'ipocrisia dei media espressione di una cultura dura a morire.
Eccola dunque la «polemica» intorno ai funerali di Dalla. Quelli silenziosi, senza le sue canzoni, ma celebrati secondo il rito tradizionale così come ha voluto la Cei. Dopo la dichiarazione di Grillini, unico ad aver fatto pubblicamente le condoglianze al compagno del cantautore, Marco Alemanno, ieri su Twitter è stato tutto un rincorrersi di dichiarazioni indignate e solidali nei suoi confronti. «Sono indignato se sento parlare di Marco Alemanno come di un amico e un collaboratore di Lucio Dalla. E' amore, bigotti» tuona la rete. Le parole di Marco, il suo ricordo di Lucio letto in chiesa ha commosso tutti. Rendendo ancora più evidente la frattura, il corto circuito tra quello che è il Paese reale e le sue istituzioni. Un Paese, ultimo in Europa, dove il riconoscimento delle coppie di fatto è ancora di là da venire. Dove non c'è ancora una giurisdizione che tuteli le migliaia di famiglie «non ufficiali».
Un problema che ora toccherà anche a quella di Dalla, una grande famiglia allargata, di cui faceva parte anche Marco. Per lui, infatti, dopo una vita condivisa col cantautore, non ci sarà neanche il diritto all'eredità. Anche Lucia Annunziata ha rilanciato la questione. «Questi funerali sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia - ha detto la giornalista su Raitre- : vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. E' il simbolo di quello che siamo, c'è il permissivismo purché ci si volti dall'altra parte». Grillini ricorda come «anche per il funerale di Versace in Duomo a Milano ci furono polemiche molto forti. Ciò che conferma l'ipocrisia è il divieto imposto dalla Cei alla riproduzione della musica di Lucio Dalla durante la cerimonia, forse perché alcune sono un esplicito riferimento alla questione gay, mentre altre parlano della libertà d'amare». Ma questa è L'Italia.
Gabriella Gallozzi (L'Unità, 5 marzo)