Il periodico "Invito" (Via Salè 111 – POVO (TN)) pubblica un numero monografico sul battesimo.
Riprendo qui l'introduzione: "Le ragioni di un numero monografico".
Trent'anni fa L'INVITO offriva spazio a una prima riflessione sul battesimo che si protraeva per parecchi numeri e per parecchi anni successivi con una pluralità d'interventi e di riflessioni sollecitati in buona parte da genitori che si trovavano a scegliere e a decidere per i loro figli neonati. Oggi che quei figli sono diventati adulti - dopo averne interpellato qualcuno - abbiamo pensato di raccogliere in un Dossier quelle riflessioni per farne un numero monografico e proporle a questi adulti sollecitandoli a dire la loro su tale decisione presa ovviamente a loro insaputa dai rispettivi genitori. Una sollecitazione che vogliamo estendere anche a tutti gli abbonati e lettori anche occasionali de L'INVIITO. Siamo convinti, infatti, - come dicevamo sulla seconda di copertina del numero 225 dell'autunno scorso prendendo lo spunto dalla proposta dello "sbattezzo" fatta a Trento a un'assemblea di giovani dall'astrofisica Margherita Hack - che il battesimo come puro fatto anagrafico non abbia più oggi molto significato. Così come ci sembrano gravi anche i rischi di difenderlo come mero fattore identitario. Leghisti e atei devoti sembrano in questo senso assai più impegnati di molti credenti adulti che cercano di dare un minimo di coerenza alla loro fede. E non ci nascondiamo nemmeno le difficoltà di farne una scelta consapevole che riteniamo oggi finalizzata più alla sequela che alla salvezza, per un buon annuncio (evangelico) del regno possibilmente coerente con la prassi della propria vita privata e pubblica.
Al Dossier facciamo seguire le riflessioni aggiornate all'oggi di chi aveva aperto l'argomento trent'anni fa e una breve recensione di una ricerca sulla spiritualità giovanile dell'Osservatorio socio/religioso triveneto che offre ulteriore materiale di riflessione sul tema.
Sarebbe per noi interessante poter avere un riscontro plurimo di commenti, di riscontri nella pratica di vita personale e sociale di questo stigma impresso non per propria scelta ma da altri, da chi nel frattempo è diventato a sua volta genitore e si trova a scegliere per i figli, da chi questo segno sacramentale è chiamato a somministrare professionalmente, e da chiunque si senta stimolato a dire la sua, così da poter continuare queste riflessioni su L'INVITO anche per il futuro.