La crisi economica sta modificando la nostra società in modo radicale. E quindi anche la sanità. La difficoltà di trovare un posto fisso nel settore pubblico spinge molti giovani camici bianchi ad associarsi per "vendere" ai cittadini cure a basso costo. Al tempo stesso negli ospedali il blocco dei pensionamenti non permette l'assunzione di personale medico giovane. Eppure secondo una ricerca dell'Osservatorio delle professioni sanitarie del ministero dell'Istruzione, l'80 per cento di medici, fisioterapisti, infermieri trova lavoro entro un anno dalla uscita dall'università. Gli occupati con un'altra laurea che trovano lavoro dopo un anno sono solo il 36 per cento. Dunque c'è una forte domanda di salute, che non trova un'adeguata risposta nell'assistenza pubblica. Le conseguenze? Alcuni servizi di emergenza-urgenza sono a rischio a causa dell'assenza di personale più "fresco". E la crescita esponenziale di studi che offrono cure low cost (vantaggiose per le tasche dei pazienti), potrebbe trasformare la salute in un prodotto commerciale e i medici in imprenditori di se stessi. Vogliamo questa sanità?
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(Repubblica, 21/02)