giovedì 1 marzo 2012

IMMIGRATI SCHIAVI PER LE ARANCE

Le arance di Rosarno tornano al centro della polemica. La cattiva pubblicità che ruota attorno a questo prodotto tipico della provincia di Reggio Calabria fa ora fuggire le multinazionali delle bibite gasate. «II proprietario di un'azienda mi ha informato che la Coca Cola ha disdetto il contratto per tutelare la sua immagine» spiega H sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi.
Le polemiche riguardano le discriminazioni subite dagli immigrati e la crisi dei produttori che si ritengono sottopagati e fanno marcire i frutti sugli alberi. L'interesse della Coca Cola per le condizioni degli immigrati di Rosarno non è spontaneo, ma nasce da un servizio del quotidiano britannico The Independent che a sua volta ha ripreso un'inchiesta di The Ecologist. Nei servizi si descrivono le condizioni di schiavitù degli immigrati che raccolgono i frutti usati per la Fanta, marchio di proprietà della Coca Cola. I lavoratori stagionali, si legge, vengono pagati pochi centesimi ogni chilo raccolto, vivono in case fatiscenti, fredde e prive di igiene. Due anni fa gli scontri fra gli immigrati esasperati e gli abitanti di Rosarno provocarono decine di feriti.
All'origine del problema però, secondo la Coldiretti, ci sarebbero proprio le multinazionali che impongono un prezzo basso ai produttori (0,08centesimi al chilo, di cui 0,06 per i raccoglitori). L'associazione nel 2011 lanciò lo "sciopero delle aranciate" e oggi un invito al boicottaggio «di tutte le multinazionali che sfruttano le situazioni di emarginazione» arriva anche dal rappresentante dell'associazione "Libera" di Gioia Tauro, don Pino Demasi: «Non mi meraviglio che la Ceca Cola utilizzi le arance raccolte da lavoratori sfruttati».

(Repubblica, 27/02)