«La terra, questa "aiuola che ci fa tanto feroci" (Par. XXII, 151), l'abbiamo divisa in tante parti e ce ne siamo impossessati, popolo per popolo, come cosa nostra, e ci pare normale, naturale l'idea di straniero, di colui che passa o tenta di passare da un'aiuola all'altra, turbando le sicurezze che riponiamo "in casa nostra". [ ... ] Non siamo forse destinati, in certo senso, a diventare tutti stranieri, una volta che le case che una volta erano di ciascuno di noi siano divenute "case di tutti", cioè non più di qualcuno in particolare? ».
(E. Mauro - G. Zagrebelsky, La felicità della democrazia, 2011)