sabato 14 aprile 2012

CHE PARROCO....

UN GIOVANE IN CARROZZINA IN CHIESA

11/04/2012

“Niente comunione: il bimbo è disabile”

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Parroco sotto accusa Ferrara, il Vaticano contro la decisione

del sacerdote

GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO

Un parroco emiliano rifiuta la comunione a un bimbo disabile ed esplode

una polemica così infuocata da rimbalzare subito a Strasburgo e in

Vaticano. Il sacramento negato a Pasqua trasforma l’episodio in una

controversia internazionale e la protesta in due esposti. Il primo alla

Corte europea dei diritti dell’uomo «per violazione della libertà

religiosa».

Il secondo alla Santa Sede. Tutto inizia giovedì santo a Comacchio, nel

Ferrarese, alla cerimonia propedeutica alle prime comunioni. Don Piergiorgio Zaghi ritiene che il bambino, affetto da

un grave ritardo mentale, non sia in grado di «comprendere il mistero dell’Eucarestia». Sconcerto, clamore, raffica di

reazioni. Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio dei diritti sui minori e consulente della

Commissione parlamentare dell’Infanzia, denuncia «un oscurantismo culturale da medioevo». Negando al piccolo la

comunione, «il sacerdote ha leso la sua dignità di persona». I parrocchiani si dividono fra chi condivide la scelta e chi

dissente richiamando l’appello papale ad assicurare il sacramento, per quanto possibile, anche ai disabili mentali. Al

sacerdote scrive una lettera un compagno di classe del bambino: «Se fosse con noi sarebbe una grande gioia per lui

e noi avremmo il vero valore della Comunione».

I genitori prendono male il no del parroco e affidano alle carte bollate l’amara sorpresa. Nella Curia romana il

cardinale canonista Velasio De Paolis solidarizza con loro e stigmatizza l’eucarestia rifiutata a un bimbo ritenuto

incapace di comprendere il sacramento. Lo stretto collaboratore di Benedetto XVI ricorda come nelle comunità

orientali i bambini ricevano l’eucarestia subito dopo il battesimo, quindi «se il disabile non profana l’ostia, se la

accoglie serenamente, nella Chiesa è prassi che gli venga amministrata». E, aggiunge, «io non l’avrei negata»,

soprattutto per «la forza del sacramento che raggiunge anche chi è malato o in punto di morte». Spera ancora che

don Zaghi «ci ripensi», Claudia, la madre del bambino «discriminato senza ragione in quanto è andato regolarmente

al catechismo». E aggiunge: «Ci andava volentieri, certo il grado di attenzione non era come quello degli altri bambini,

perché mio figlio ha anche un ritardo mentale».

E riguardo al fatto che non possa capire il «mistero del sacramento dell’Eucarestia», alla mamma «sembra che

anche un bimbo di 10 anni “normale”, anche se non mi piace la parola, non possa comprenderlo fino in fondo». I

legali della famiglia si appellano al fatto che «l’ordinamento giuridico canonico non fa alcun riferimento né all’età né

alla capacità di intendere e volere del soggetto che si appresta a ricevere il Sacramento dell’Eucarestia». E

sottolineano che «il minore in questione pur se affetto da grave disabilità motoria non è comunque giuridicamente

totalmente incapace di comprendere il significato dell’istituto sacramentale».

Interviene la comunità Papa Giovanni XXIII: «Da noi molti cerebrolesi ricevono regolarmente la comunione». Per

l’associazione di don Oreste Benzi, «la comunione negata al bambino disabile deve interpellare tutta la comunità

cristiana». Nella comunità, anche i ragazzi gravemente disabili ricevono la comunione. «Sono degli angeli crocifissi,

come diceva don Benzi, e dobbiamo ripartire dagli ultimi accogliendoli realmente nelle nostre comunità, avvicinando

le famiglie che hanno al loro interno i disabili e sostenerle».

La cerimonia della prima comunione si terrà in maggio e coinvolgerà una ventina di ragazzi in totale. C’è abbastanza

tempo per la retromarcia in cui la famiglia confida. «Spero che il bambino possa fare la comunione con tutti i suoi

compagni, che hanno dimostrato di tenerci: anche loro hanno insistito perché facesse la comunione con loro, sono

stati tutti molto solidali con noi», conclude mamma Claudia. Per ora la diocesi ha avallato il no del parroco. Da lì

potrebbe partire il ripensamento. Per carità e buon senso.