Nel Vangelo si racconta che Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni viene tentato dal diavolo, poi annuncia la venuta di un mondo nuovo e, tra i primi segni, caccia un demonio da un povero disgraziato.
Satana sembra oggi di moda. Proprio in questi giorni è uscito L'ultimo esorcista (Piemme), libro in cui l'ottantaseienne padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi di Roma, racconta le sue mille battaglie combattute per cacciare il diavolo. Amorth veste la stola viola, è armato di crocefisso ed acqua santa, dice parole in latino, una lingua che sembra i diavoli temano in modo tutto particolare. Gli indemoniati spesso sono donne, bestemmiano, si contorcono, sputano chiodi, parlano lingue strane. Amorth, non a caso, è "in collegamento" con la Madonna di Medjugorje e di Fatima, con padre Pio e con Radio Maria. Parla di possessioni e di anime vendute, di segreti e minacce, di apocalittico scontro tra Dio e l'Anticristo che sta consumandosi in questi tempi. Satana, dice Amorth, è presente anche in Vaticano, quasi che non lo sapessimo già, senza l'aiuto di rivelazioni diaboliche.
Non so se queste possessioni diaboliche siano vere. Gli antichi non si sapevano spiegare certi fenomeni psichici, la pazzia e l'epilessia, e pensavano che la malattia e la malvagità avessero la loro radice in Satana e nel peccato originale. Non credo che l'esistenza del diavolo, per il buon cattolico, sia materia di fede; la Chiesa è prudente e difficilmente si pronuncia su questi fenomeni, anche se, nel Rituale del 1952 (il libro delle benedizioni), il Titulus XII, De Exorcizandis obsessis a daemonio, occupa ben 40 pagine.
Oggi sappiamo che il male presente in noi e nella società non dipende né dal peccato originale né dalla presenza di Satana e dei diavoli. Le uccisioni, i massacri, le violenze. Le guerre. Le falsità, i tradimenti e le ingiustizie. Le enormi ricchezze esibite, la derisione del povero, la distruzione dell'ambiente, il mercato delle armi, delle droghe e delle donne. Le operazioni di certe banche. Ma anche le malattie incurabili, le perversioni dei cuori e le malattie psichiche, la depressione e la solitudine, sono causate direttamente o inettamente dall'uomo e dalla donna. Oppure da meccanismi economici e di potere voluti e prodotti da persone che non si chiamano Belzebù, Legione, Satana, Lucifero, Astarot, Amodeo, Alef, Namar, Alimai. Ma hanno visi e nomi che noi conosciamo bene e li vediamo sorridere in tv e dalle pagine dei giornali. Sono politici, banchieri, mercanti, giornalisti. Più spesso lavorano nel silenzio. Predicano l'odio razziale, rubano, mentono, si prostrano al dio denaro, fomentano le divisioni e le guerre, affamano i popoli. Sono falsi, bugiardi, ingordi, stupratori e razziatori.
I demoni saranno sconfitti quando avremo il coraggio di chiamarli per nome. E abbatteremo i loro idoli. L'uomo comincia la sua liberazione non con le benedizioni e gli esorcismi, ma attraverso la ricerca della verità e la lotta per la giustizia. E, per il credente, con l'aiuto di Dio principio di ogni bene.
Perché, mi chiedo, caricare ulteriormente la grama vita dell'uomo sulla terra con profezie di castighi catastrofici, fine del mondo imminenti e possessioni demoniache, presenze misteriose di forze innaturali e segreti minacciosi? Terrorizzare con visioni di diavoli con corna, tridente e fumi di zolfo? Perché illudere i disperati con promesse di guarigioni, di acque benedette da somministrare con posologie come farmaci e lasciare a piede libero sedicenti santi e veggenti, stregoni e fattucchiere che promettono cose irrealizzabili? Ma che Dio è mai questo?
Sembra proprio che le apparizioni di morti, i demoni parlanti, i travestimenti satanici siano stati inventati per spiegare fenomeni incomprensibili; per divertire e raccontare storie fantasiose. Purtroppo sono strumenti di terrorismo psicologico della classe sacerdotale di ogni tempo. Liberiamoci dal fumo di zolfo, dai piedi caprini e dalle corna nere, viviamo gioiosamente il pezzo di vita che ci viene concesso, confidando, per chi ci crede, nel Dio misericordioso e buono predicato da Gesù.
don Beppe Manni
(Adista, 24 marzo 2012)