mercoledì 4 aprile 2012

Cristiani valsusini

Sul territorio, invece, i parroci continuano a sostenere le ragioni e la mobilitazione del proprio popolo. Come don Silvio Bertolo, parroco di San Pietro in Vincoli a Condove, da sempre vicino al movimento No Tav. Alla Stampa (6/3), don Silvio ribadisce che da troppo tempo il progetto dell'Alta Velocità minaccia l'ambiente, la pace sociale e il futuro stesso della Vai Susa: «Non sono io a dirlo», precisa il parroco, «è la stragrande maggioranza dei valsusini a pensarla così, cifre alla mano».
Per cercare di fare in modo che anche i cattolici della Val Susa possano dare il loro contributo alle iniziative di salvaguardia del territorio, proprio a Condove è nato il Gruppo dei Cattolici per la Vita  della Valle (è loro uno dei due striscioni montati davanti al Cto di Torino, dove è ricoverato in condizioni ancora serie Luca Abbà):  «Un gruppo che ha organizzato convegni, sfilato pacificamente ai cortei e fatto informazione corretta sull'opera, che oltre 300 docenti universitari hanno definito dannosa e antieconomica [v. in www.notavtorino.org], arrivando a chiedere al presidente della Repubblica di bloccare i cantieri», ricorda don Bertolo.
L'altra realtà organizzata della Valle, nella quale forte è la presenza cattolica, è il Gruppo Pace Valsusa, che dal 2001 organizza digiuni, incontri di preghiera, presidi pacifici, incontri di riflessione e condivisione ispirati ai valori della nonviolenza attiva.
Che la Chiesa cattolica di base in Valsusa sia nettamente schierata con le ragioni dei No Tav lo dimostrano anche gli articoli del settimanale diocesano la Valsusa. Il cui direttore storico, don Ettore De Faveri, nel suo editoriale del 29/2 afferma risolutamente che la lotta dei "No Tav" valsusini ha oramai la geografia di tutta l'Italia e chi pensa ancora di  chiuderla dentro la Valle, non ha proprio capito nulla. Serve dialogo, scrive accorato don Ettore, «sennò non si va avanti»: «Certo - chiosa - si può lasciare tutto nelle mani della polizia, del prefetto. Come dire:  fate le vostre marce, noi facciamo i nostri sgomberi». Ma questa è una «strada sbagliata, senza una via d'uscita. Se non quella di un clima di militarizzazione, da una parte, e, dall'altra, di una guerriglia permanente» .
Non va poi dirnenticato che in Vai di Susa c'è una antica e radicata presenza evangelica, valdese e battista, segnalata fin dal 1300. I pastori evangelici della valle (7 in tutto) sono sempre stati a fianco delle mobilitazioni anti Tav, e le ragioni del movimento hanno trovato spesso ospitalità sui media del protestantesimo italiano, dal settimanale Riforma a Radio Beckwith Evangelica.
Se i pastori evangelici possono manifestare pubblicamente la loro vicinanza alla popolazione  valsusina, non così i preti cattolici. Lo ha vietato il vescovo di Susa, per evitare che la presenza dei parroci venisse "strumentalizzata", probabilmente ricordando l'imponente manifestazione del 2005, quando preti e pastori evangelici avevano preso parte al presidio anti-Tav di Venaus, violentemente caricato da polizia e carabinieri (v. Adista n. 87/05).
In ogni caso, anche se in ambito cattolico non tutti i parroci si sentono di schierarsi apertamente a fianco del movimento, difficile che non abbiano comunque parole di comprensione per le ragioni della lotta. Come don Sergio Blandino, parroco di Sant' Antonino di Susa che sul sito di Famiglia Cristiana (4/3) parla di «una guerra tra poveri. Gente comune della Valle di Susa contro poliziotti che fanno il loro dovere per 1.300 euro al mese. E quando i poveri si fanno la guerra tra di loro alla fine a guadagnarci sono solo i ricchi».
Del resto, sempre su famigliacristiana.it don Luigi Chiampo, responsabile dell'unità pastorale di Almese, sottolinea che «buona parte dei cattolici impegnati, in valle di Susa, fa parte del Movimento No Tav, ne condivide le linee». Precisando che essi operano «in un'ottica pacifica». (valerio gigante)

(Adista, 17 marzo)