mercoledì 4 aprile 2012

IL MURO DELLA MEGALOMANIA LA FESSURA DELLA INUTILITA'

Ero giovane, e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa e gridai: «Io sono a disposizione di chi mi vuole. Chi mi prende?».
Mi lanciai sulla strada selciata. Ritto sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri, passava il Re.
«Ti prendo io al mio servizio», disse fermando il corteo. «E, in compenso, ti metterò a parte della mia potenza».
Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare.
Nel pomeriggio assolato, un vecchio pensieroso mi fermò, e disse: «Ti assumo io, per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupie sonanti». E cominciò a snocciolarmi le sue monete d'oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene. E mi voltai dall'altra parte.
La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: «Ti prendo io. E ti compenserò con il mio sorriso». Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso? Frattanto quello si spense, e la fanciulla dileguò nell'ombra.
Passai la notte disteso sull'erba, e la mattina ero madido di rugiada. «Io sono a disposizione... Chi mi vuole?».
Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un fanciullo che, seduto sulla spiaggia, giocava con tre conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse.
«Ti prendo io», disse, «e in cambio, non ti darò niente».
Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui. Alla gente che passava e chiedeva di me, rispondevo:
«Non posso, sono impegnato».
E da quel giorno mi sentii un uomo libero.

Rabindranath TAGORE